La beffa agli abbonati toscani: treni e rimborsi tagliati

Cancellate le Frecce sulla Tirrenica. Mai restituiti i soldi per i mesi senza servizio

Per le strategie di comunicazione di Trenitalia è stato una specie di fuoco d’artificio estivo nell’economia turistica schiacciata dal Covid. Eugenio Giani ci saltò sopra intravedendo addirittura uno spiraglio per smarcarsi da chi diceva sarebbe stato il signore di un nuovo principato fiorentino e non un presidente di tutti i toscani. Insomma, parecchio fiorentinocentrico e con lo sguardo poco proiettato alla costa. «È un momento importante, nella speranza che sia di stimolo alla realizzazione dell’alta velocità sulla linea Tirrenica», disse salendo a bordo a Forte dei Marmi. Insomma, ne fece un punto del programma elettorale. Poi i supertreni hanno percorso la Tirrenica per tre mesi quasi sempre semivuoti anche se nessuno se n’è accorto. Loro no. Non sono mai rimasti abbagliati.

Per i pendolari della costa quelle Frecce sono state fin da subito uno scippo. Perché loro dal lusso dei Frecciarossa 1000 furono esclusi. Anche se per introdurli Trenitalia aveva cancellato altri due Frecciabianca che viaggiavano negli stessi orari, cruciali per andare e tornare da una città della costa a Roma o a Milano. Stessi orari, stesse fermate, prezzi alle stelle: insomma, un piccolo imbroglio. Quelle erano altre due cancellazioni dopo mesi di tagli imposti dal lockdown. Fu una beffa.


Ecco, ora lo smacco dell’alta velocità – che alta non era per niente, visto che facevano più fermate di una littorina in un viaggio che durava più di sei ore – è una doppia beffa per oltre 300 pendolari toscani a cui Trenitalia non pare intenzionata a corrispondere il rimborso per i mesi in cui ha modificato o soppresso le corse. Si nega. Per ben due volte, da settembre, non ha risposto neppure alle lettere dell’assessorato di Stefano Baccelli. Nonostante il rimborso sia previsto dall’accordo stipulato proprio con la Regione. I beffati sono gli abbonati ai treni regionali che hanno sottoscritto la “Carta tutto treno”, un titolo di viaggio aggiuntivo che dà diritto di utilizzare anche Frecciabianca e Interciry. Costa 150 euro all’anno per chi percorre meno di 100 chilometri, 250 per chi supera quella distanza.

Un’agevolazione finanziata dalla Regione per permettere a pendolari a lunga percorrenza di accedere a un’offerta più ampia di treni senza dover pagare due abbonamenti. La usano studenti o lavoratori che si muovono fra Grosseto e Roma, fra Livorno e Grosseto, fra Pisa e Firenze, fra Firenze e Roma. Peccato che da quasi un anno la Carta tutto treno sia quasi inutile. «Con la pandemia – dicono dal Comitato dei pendolari di Grosseto – l’offerta dei Frecciabianca è stata decimata. Nei primi mesi di lockdown i treni veloci furono cancellati del tutto. Dieci convogli. Ciò che rimaneva di un’offerta già ridotta nel 2016, quando Trenitalia e Ferrovie decisero di deviare quattro Frecce sulla linea Pisa-Firenze-Roma. Dopo le prime settimane e le nostre proteste ne furono reintrodotti due, poi a giugno quattro». Solo che due di quei quattro il 14 giugno vengono sostituiti negli orari ufficiali. Non sono più l’8619 e l’8620, e cioè Frecciabianca, ma l’8633 e l’8634, Frecciarossa 1000. «Per tutta l’estate abbiamo protestato chiedendo di poter essere ammessi su quei treni, ma ce lo hanno negato sostenendo si trattasse di una classe superiore», dice Stefano Nunziatini, pendolare grossetano e dipendente Mps a Roma. Figurati se su queste corse concepite per portare i romani a Capalbio e Orbetello e i milanesi in Versilia potevano salire i pendolari.

Ma non va meglio neppure agli habitué dei Frecciabianca che attraversano la Toscana centrale. Anche loro, per mesi, costretti ad anticipare la mattina la partenza di un’ora o ad arrendersi a un ritorno a casa ritardato e ad arrangiarsi con un regionale. Sulla costa, per dire, da marzo le uniche settimane in cui il servizio dei Frecciabianca è tornato a pieno regime sono state le cinque trascorse fra il 20 settembre e l’8 novembre. Anche in questo momento, e per ora fino al 1° febbraio, sulla Tirrenica corrono appena quattro dei dieci Frecciabianca previsti nella programmazione ordinaria. Insomma, c’è chi per otto o nove mesi non ha potuto usufruire dei vantaggi offerti dalla Carta tutto treno ma non ha ancora ricevuto un rimborso. Eppure l’accordo fra Trenitalia e Regione è chiaro. E al punto 3 recita così: «La Carta tutto treno toscana annuale, vendibile esclusivamente ai residenti in regione... non rimborsabile se non in caso di modifiche dell’offerta». Il punto 7 è ancora più specifico: la carta non è rimborsabile «se non in caso di modifiche dell’offerta per le quali gli abbonati non fossero più in grado di servirsi della Carta. In questo caso sarà possibile ottenere un rimborso per la quota che non verrà utilizzata».

Finora da Trenitalia nessuna notizia. Nonostante il 14 dicembre Riccardo Buffoni, dirigente del settore Trasporto pubblico su ferro l’abbia richiamata con una lettera ufficiale. «A seguito della riduzione dell’offerta sulla linea tirrenica, in conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19, il comitato pendolari di Grosseto ha più volte chiesto e sollecitato una chiara definizione delle modalità di rimborso del suddetto titolo in ottemperanza alla previsione contrattuale», scrive Buffoni, che ricorda a Trenitalia di essersi limitata a comunicare «le modalità di rimborso limitatamente al periodo marzo-giugno 2020». Ma siccome il taglio è avvenuto anche dopo, «si sollecita una risposta». Finora tutto tace. Anzi, Trenitalia non ha ancora rinnovato l’accordo con la Toscana per confermare la card anche nel 2021. «Sono in corso le attività necessarie per farlo», assicurano da Ferrovie. In Regione temono però che Trenitalia voglia alzare la posta.



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