Viareggio non s’arrende: gli avvocati di parte civile si preparano per il processo di secondo grado a Moretti

A sinistra una foto altamente drammatica di quella notte maledetta del 29 giugno 2009, quando l’esplosione del treno provocò la strage di Viareggio. A destra la disperazione di Daniela Rombi, vicepresidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”: sorretta dal fratello Riccardo, ha appena saputo della decisione della Cassazione

Dopo le motivazioni della sentenza in Cassazione si aprirà la strada per un nuovo processo: parla l'avvocato Riccardo Carloni, che ha lavorato sulle responsabilità dell'ex amministratore delegato di Fs

Da una parte lo strazio indicibile di chi ha avuto morti, ha visto morire, ha combattuto mesi e ancora combatte con le ferite della ustioni e oggi si vede prescritto il reato di omicidio colposo. Che se pure c’è stato - ed è innegabile dato il disastro ferroviario da 32 morti, a Viareggio,il 29 giugno 2009 - non vedrà nessuno pagare. Dall’altra, la lettura strettamente in punto di codice penale dello stesso dispositivo dei giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione. «Nelle motivazioni troveremo puntualmente indicati i profili di responsabilità di cui si discuterà nel nuovo processo d’appello», spiega l’avvocato Riccardo Carloni, il quale con il professor Enrico Marzaduri ed altri colleghi ha lavorato specificatamente sulla responsabilità di Mauro Moretti (all’epoca dei fatti amministratore delegato di Fs) in qualità di ad della capogruppo Ferrovie dello Stato Spa. Profili di responsabilità che, dunque, sottolinea Carloni, «ci sono».

Strage di Viareggio, sul maxi schermo del palasport la scritta "Vergogna"



Al punto che «ciò che non verrà indicato nelle motivazioni, non sarà oggetto di discussione perché definitivamente accertato». Tra l’altro, sottolinea ancora il legale, il dispositivo dei giudici della Suprema Corte, nel disporre un nuovo processo d’appello per lo stesso Moretti, «non ha distinto tra un ruolo e un altro», ovvero tra le funzioni di amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana negli ani immediatamente precedenti la strage di Viareggio, e quello, analogo, ricoperto in Ferrovie. «Il riesame di Moretti ai fini penali - aggiunge Carloni - alla luce del dispositivo di Cassazione riguarda sia l’articolo 589 (omicidio colposo, ndr) che il 430 (disastro ferroviario, ndr) e il 449 (delitti colposi di danno, ndr). E limitatamente ai profili di colpa che saranno puntualmente indicati». Mai come in questo caso la frase-mantra dei penalisti, per i quali sempre «bisogna attendere le motivazioni», ha un proprio peso specifico. Con tutta la prudenza necessaria, Carloni guarda in avanti: «Comunque ci sarà una sentenza di condanna. Questo ci dice la lettura del dispositivo, salvo una diversa lettura delle motivazioni».

Dopo le motivazioni si aprirà la strada per un nuovo processo di secondo grado. Al quale Moretti, che ha rinunciato alla prescrizione, arriva condannato a 7 anni di carcere in primo e secondo grado, e dovendo rispondere di profili di colpa anche relativamente al reato di omicidio colposo plurimo. «Il disastro colposo, considerato come si dice “pena edittale” - ricorda l’avvocato Carloni - prevede una pena che va da due a dieci anni. L’omicidio colposo non aggravato è punito da 6 mesi a 5 anni, ed è per questo che ora è il reato meno grave. Quando, però, è plurimo allora si applica la pena per il caso più grave, aumentata fino al triplo. Con l’obbligo di non superare, comunque, i 15 anni di carcere».

Certo, è previsto che i legali degli imputati - primo fra tutti lo stesso Moretti, che da sindacalista Cgil in ferrovia è diventato manager di Stato (dopo Fs è stato amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica) - chiedano di poter ricorre al patteggiamento. «Ma perché ciò sia possibile», continua il legale di parte civile, «ci vuole un Procuratore generale che sia d’accordo». E non è esattamente un fattore scontato.

La domanda all’avvocato viene da sola se si sono seguite tutte le udienze di primo e secondo grado, nel corso delle quali i legali degli imputati, primi fra tutti quelli di Ferrovie delle sue imprese, hanno puntato i piedi sulla legittimità del processo affidato al Collegio dei giudici del Tribunale di Lucca. Sarà possibile che il nuovo processo d’appello si tenga in una Corte diversa da quella toscana?

«Per chiederne un’altra - risponde Carloni - i legali degli imputati dovrebbero sollevare una questione di legittima suspicione». Che è sempre dietro l’angolo se si ricorda che Armando D’Apote, difensore di Moretti, bollò il verdetto di primo grado come «sentenza populista». Un passaggio, quello di un cambio di Corte, che se diventasse realtà sarebbe un ulteriore schiaffo epocale non solo ai familiari delle vittime della strage di Viareggio, ma al sistema giudiziario della Toscana ed ai toscani tutti.

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