Un imprenditore, la crisi e l'intuizione decisiva: una tecnologia per salvare i marinai nei sommergibili

Livorno, Sergio Cappelletti ci racconta la storia della sua azienda: «Abbiamo resistito, abbiamo sognato e lavorato. E dopo tanti sacrifici, stiamo raccogliendo i frutti della nostra determinazione»

Sembra la trama di un film. Anzi, potrebbero essere due storie da cinema. Una di fantascienza militare - con l’invenzione di una tecnologia di salvataggio subacquea mai realizzata al mondo fino ad ora -, l’altra di vita, di lavoratori, di contratti appesi a un filo e di una grande scommessa vinta.

«Perché con la crisi del petrolio, nel 2014, non avevamo scampo. Le strade erano due: giocarsi tutto quello che ci era rimasto sperando nel grande salto, oppure ricorrere a un drastico ridimensionamento aziendale e, inevitabilmente, a una raffica di licenziamenti. Abbiamo resistito, abbiamo sognato e lavorato. E dopo tanti sacrifici, stiamo raccogliendo i frutti della nostra determinazione».


Le parole sono quelle di Sergio Cappelletti, amministratore delegato di Drass, un’azienda, con sede a Livorno, che si occupa di impianti di immersione e camere iperbariche. E che ora ha tra le mani «il sistema più all’avanguardia in assoluto per il salvataggio di militari e di civili nei sottomarini. Ma non solo. Noi – dice Cappelletti con orgoglio – abbiamo creato la “porta Usb” per gli abissi. Possiamo modificare il nostro sistema per ogni esigenza. E abbiamo finanziato gran parte della ricerca coi nostri soldi, con la nostra fatica».

18 dicembre 2020. È una data importante in questa storia. Una data che potrebbe cambiare la vita di molte persone. Anche e soprattutto di 150 famiglie, quelle dei lavoratori dell'azienda di Livorno, oggi ancora in cassa integrazione. È il giorno in cui Drass e Saipem – società che opera nel settore dei servizi per il comparto petrolifero -, in associazione d’impresa, hanno firmato un contratto con la Marina Militare italiana. Hanno venduto allo Stato un veicolo sottomarino di ultimissima generazione capace di salvare la vita alle persone fino a 600 metri di profondità.

«Saipem ha progettato il motore del mezzo che va sott’acqua, mentre Drass – spiega ancora Cappelletti – ha messo a punto una capsula che verrà attaccata a questo propulsore, e che rappresenta una sorta di piccola stanza in cui le persone da salvare possono entrare prima di essere riportate in sicurezza in superficie». Il sistema funziona così. Scatta l’allarme per un sottomarino in difficoltà a centinaia di metri di profondità. Una nave della Marina ha in dotazione il “robot” con la capsula agganciata. Il veicolo viene sganciato e comandato direttamente dall’imbarcazione mentre si immerge sempre di più. Quando raggiunge il sottomarino in difficoltà, la capsula progettata da Drass si attacca al portellone e succhia via l’acqua, creando un canale “pulito”. I militari aprono il portellone e subito si trovano all’interno della capsula, che si richiude e inizia a risalire verso la superficie.

«Possiamo salvare 26 persone alla volta, mentre gli altri sistemi simili progettati fino a ora garantiscono solo 12 posti. Da quando la capsula entra in acqua dalla nave, bastano poche ore per completare l’operazione di salvataggio», spiega ancora Cappelletti. La grande sfida di Drass e Saipem era quella di inventare un oggetto semplice ma estremamente affidabile, capace di operare sott’acqua in completa sicurezza. La grande invenzione è già stata testata in acqua, e nel giro di due anni e mezzo sarà in dotazione alla Marina italiana. Drass ha impiegato circa dieci anni per la progettazione dell’intero sistema, che include anche numerose apparecchiature che saranno collocate a bordo della nave. Dieci anni in cui è successo di tutto, come racconta – senza riuscire a trattenere la commozione -, Sergio Cappelletti.

«Abbiamo affrontato la crisi, situazioni interne economiche difficili, ma soprattutto abbiamo perso due amici. Luigi e Giosuè hanno lavorato a questo progetto passando le nottate a studiare e fare calcoli. Una malattia se li è portati via – dice Cappelletti – e noi oggi vogliamo dedicargli questo grande successo. Le loro mani e le loro menti hanno composto un capolavoro della tecnologia». I prossimi passi per Drass e Saipem stanno tutti nel perfezionamento del sistema di salvataggio. «Non abbiamo dato vita soltanto alla capsula di soccorso. Insieme a Saipem abbiamo scoperto un nuovo modo di operare nel mare più profondo. Oggi il propulsore trascina una capsula, domani potrebbe fare lo stesso con chissà quale altro strumento utile alla ricerca, alla difesa o alla scienza. Abbiamo iniziato questa sfida – conclude Sergio Cappelletti – consapevoli che se fosse andata male la nostra azienda avrebbe perso tutto. Oggi riceviamo richieste di informazioni da tutto il mondo. In tanti vogliono conoscere la nostra creazione. Abbiamo rischiato tanto, ma abbiamo vinto. E lo abbiamo fatto insieme, dandoci forza anche nei momenti più difficili». 

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