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Covid, super farmaco con i monoclonali: basterà un’iniezione dal medico da fare a chi risulta positivo

Somministrazione, effetti collaterali, durata della risposta immunitaria: ecco come verrà usato l'anticorpo scoperto dagli studiosi senesi

SIENA. Somministrazione, dosaggio, effetti collaterali. Ecco una guida ai monoclonali elaborata grazie al team di Toscana life sciences.

Chi potrà ricevere gli anticorpi monoclonali?


«Lo scopo principale è somministrare il farmaco a chi risulti positivo al Covid-19 e farlo nel modo più precoce possibile per evitare il ricovero. Poi verrà sperimentato anche su pazienti ospedalizzati per verificarne l’efficacia».

Quanto dura l’immunizzazione?

«Gli anticorpi iniettati col siero restano in circolo da 21 a 28 giorni, ma le nostre cellule B conservano la memoria immunitaria per almeno 6 mesi e nel caso dovessero rincontrare la proteina spike del virus sarebbero pronte a produrre di nuovo anticorpi».

Si possono somministrare a chi non è malato?

«Sì, con una finalità profilattica, ma una funzione diversa dal vaccino. Il vaccino stimola il nostro sistema immunitario a produrre anticorpi e perché questo succeda servono settimane. Gli anticorpi monoclonali danno subito un’immunizzazione passiva, non stimolano il sistema, ma gli forniscono tante copie dello stesso anticorpo per farlo rispondere contro il virus. Pertanto è importante avere a disposizione entrambi. I monoclonali possono essere usati in maniera profilattica ad esempio per il personale sanitario o per chi, magari a pochi giorni dalla vaccinazione, si ammala. Può succedere perché il suo organismo non ha ancora risposto agli stimoli del vaccino».

Effetti collaterali?

«Il più comune è il bruciore nel sito dell’iniezione. Ma saranno i test sull’uomo a dircelo».

Saranno monodose? Basterà un’iniezione?

«È quello che va verificato con la sperimentazione sull’uomo in fase 2. Verranno testati diversi dosaggi (1 grammo, 100 mg ecc.). I monoclonali possono prevedere anche un’infusione endovenosa che richiede ore. Noi confidiamo, proprio grazie alla potenza del monoclonale individuato durante la ricerca, di arrivare a un farmaco da somministrare con una semplice e unica iniezione intramuscolo fatta dal medico di famiglia o a casa».

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