Strage di Viareggio: colpevoli ma non punibili. L'affronto al lutto

La Cassazione: per i 32 decessi prescritto l’omicidio colposo. Si torna in appello per il disastro ferroviario

Un po’ colpevoli e un po’ no, anche del reato di omicidio colposo per il quale però nessuno pagherà perché prescritto. I giudici della Corte di cassazione, quarta sezione penale, hanno deciso che non fu incidente sul lavoro quanto accaduto sui binari della stazione di Viareggio, a ridosso delle case, undici anni e mezzo fa, la strage da 32 morti e oltre 100 feriti. Una decisione che è uno schiaffo in pieno volto a chi in quella notte ha perso figli, fratelli, mariti, mogli. Un pugno nello stomaco di una intera città che il professor Enrico Marzaduri, giurista e legale di parte civile, riassume così: «Non si può punire perché il reato è prescritto».

La stessa Corte di cassazione, con una nota sul proprio sito arrivata nella serata di ieri, ribadisce: «La decisione assunta dalla Corte ha confermato, in primo luogo, l’esistenza del reato di omicidio colposo plurimo. Tale reato, con l’eccezione dell’imputato che aveva rinunciato alla prescrizione (Mauro Moretti, ndr), è stato dichiarato prescritto in quanto esclusa la circostanza aggravante della violazione delle norme di prevenzione sui luoghi di lavoro».



Un po’ colpevoli e un po’ no gli imputati. E comunque non punibili per il reato prescritto, con pene da rideterminare in un nuovo processo d’appello e profili di colpa dal rivedere per molti imputati, compreso Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, cui restano in capo sia il disastro colposo (che vede l’aggravante specifica di incidente ferroviario) che l’omicidio colposo, avendo Moretti rinunciato alla prescrizione. Solo le motivazioni - che arriveranno quando arriveranno perché per il terzo grado di giudizio non c’è un termine per il deposito - daranno indicazioni dettagliate sulle scelte dei giudici di Cassazione. Che hanno respinto la richiesta di conferma di tutte le condanne emesse dalla Corte d’Appello di Firenze, terza sezione penale, avanzata dalla Procura generale di Cassazione ai primi di dicembre. Tutte le condanne eccetto quella per Moretti, per il quale la stessa Procura generale chiedeva il rinvio a un nuovo appello.Di certo c’è – è il commento prevalente tra gli avvocati di parte civile – che cadendo tutto il quadro relativo alla sicurezza sul lavoro, l’intero sistema ferroviario italiano ed europeo esce dal disastro ferroviario di Viareggio completamente senza responsabilità.

Infatti, i giudici della Suprema Corte hanno deciso di «annullare senza rinvio la sentenza impugnata» nei confronti delle società Gatx Rail Austria, Gatx Rail Germania, Jungenthal, Trenitalia, Mercitalia Rail, Rfi, in relazione alla contestazione del reato di “Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro” perché «il fatto non sussiste».



Ma la posizione dei manager (con Moretti anche Michele Mario Elia, ex ad di Rfi, e Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia), comunque ritenuti colpevoli di disastro ferroviario colposo, dovrà essere rivalutata da un nuovo processo d’appello sui profili di colpevolezza che le motivazioni dei giudici di Cassazione indicheranno. Non tutti gli imputati, però, tornano al secondo grado di giudizio da condannati. È il caso di Joachim Lehmann, supervisore dell’Officina Jungenthal di Hannover, che ha ottenuto un nuovo giudizio senza alcuna colpa accertata.

Profili di colpa da rivedere, ma anche pene, essendo venuto meno il reato prescritto, come spiega il comunicato della Cassazione: «La pronuncia di prescrizione comporta la necessità di una nuova valutazione della pena da irrogare ai ricorrenti, che sarà decisa dal giudice di appello». In particolare per Moretti – al quale alla fine potrebbe davvero restare il “cerino” delle responsabilità in mano, pur in un contesto finale di patteggiamento – è tutto da capire, così spiegano a caldo gli avvocati di parte civile, se il nuovo processo d’appello dovrà occuparsi delle sue responsabilità come ex ad di Rfi (per questo profilo era stato condannato in primo grado) o di quelle come ex ad di Fs (condanna in secondo grado), o di entrambe. Insomma, ora bisogna attendere i “particolari” per orientarsi nei meandri delle scelte degli “Ermellini”. Tanto complesse che gli avvocato presenti in aula, a Roma ieri, hanno chiesto una doppia lettura del dispositivo.

«È la sconfitta della giustizia italiana», è il commento di Marco Piagentini, presidente della associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, sopravvissuto a sei mesi di lotta tra la vita e la morte, che nella tragedia ha perso la moglie e due dei tre figli.



L’altra faccia precisa della medaglia sono le parole pronunciate dall’avvocato Franco Coppi, difensore di Moretti insieme con il collega Armando D’Apote: «A una prima lettura emerge subito che è stato colpito in modo profondo l’impianto delle accuse e delle responsabilità». Accuse e responsabilità che si sono venute delineando lungo un iter giudiziario durato undici anni e mezzo tra indagini della Procura di Lucca, incidente probatorio, udienza preliminare, processi di primo e secondo grado che hanno portato alle condanne dei manager di Fs e delle sue aziende. In otto mesi, tanto è durato in tutto (udienze comprese) il terzo grado di giudizio – come ricorda la nota della stessa Cassazione – molto viene messo in discussione e per le parti offese la ferita si riapre, ancora più dolorante per le incognite che ancora attendono i familiari delle 32 vittime che non hanno mai saltato una udienza. Portando con sé 32 magliette con su impressi i volti di chi non c’è più.

Immagini nelle quali non deve mai essersi imbattuto, neppure per caso in 11 anni, il senatore Francesco Giro (Forza Italia) che ieri ha trovato il tempo di esprimersi così: «Sono molto contento per Mauro Moretti. Molto. Nell’appello bis verrà assolto. Ne sono certo».