Tirrenica, Livorno e il tratto del Romito: la promessa infinita

Previsto da Sat, poi sparito dai progetti. Ora il Comune tenta con i fondi europei

Forse c’è un motivo per cui lo avevano chiamato “Lotto zero”: perché sapevano che ne sarebbe stato realizzato “zero”, nonostante i tanti annunci di accordi fatti e imminente inizio dei lavori.

Eppure, dell’alternativa al Romito, di un percorso diverso per riportare la splendida strada lungo gli scogli più amati dai livornesi a percorso turistico e non a incubo di traffico leggero e pesante, se ne parla dal 1965, sia pur solo fino al Maroccone.


Ancora prima che venisse costituita la Sat, nel 1968, la società che poi inserirà la variante nel progetto del 2008 per la Tirrenica, per poi cancellarla in quello del 2011, quando da un’ipotesi di spesa di 3,8 miliardi si scese a 2,3. Il “Lotto zero” fu sacrificato, così come l’asse di penetrazione al porto di Piombino, quella 398 che, ancor oggi, resiste tenace negli annunci politici ma che, probabilmente, non si farà mai.

Il tratto successivo al Maroccone fa la sua comparsa solo nel 1975 ed è l’ipotesi approvata dalla Sovrintendenza ai monumenti e alle gallerie. Poi c’è un’altra versione firmata Anas del 1980, che precede quella presa in esame dal Comune di Livorno alla fine degli anni ’80 e trasferita nel progetto del 2008, con tanto di studio di impatto ambientale.

Lo stesso Comune di Livorno che quest’anno, poco prima di Natale, con una discreta dote di ottimismo, ha ritirato fuori il progetto da un cassetto, ha soffiato via la polvere e lo ha inserito fra quelli da finanziare con il “recovery plan”. Perché gli anni sono passati, ma il problema esiste ancora, mitigato solo dalle reiterate ordinanze dei Comuni interessati (Livorno e Rosignano) che ogni estate “deportano” obtorto collo il traffico pesante in autostrada, alleggerendo un po’ la pressione sul Romito, ma aggravando notevolmente i costi per l’economia del territorio, visto quanto costa il pedaggio.

Ordinanze nate, anni fa, sull’onda della rabbia popolare, in particolare della zona di Quercianella, dove i residenti erano (e sono) costretti a convivere con un traffico insopportabile, gas di scarico e rischi per la propria incolumità. Nel novembre del 1998 un centinaio di persone esasperate arrivò addirittura a bloccare l’Aurelia, per protesta. E non mancarono prese di posizione politiche, indirizzate al tavolo tecnico della viabilità di cui faceva parte il sottosegretario Antonio Bargone (governo D’Alema), poi divenuto presidente di Sat.

Il tutto mentre un altro progetto di galleria sotto al Romito, dal Maroccone al viadotto di Chioma, era stato approvato al ministero nel ’90 e poi rivisto, da due tunnel distinti a uno unico, nel 1997. Progetto ripreso in mano nel 2000, aggiornato nel 2002 e consegnato all’Anas nel 2003 , tanto che fu presentato in Provincia e l’allora assessore Fabio Del Nista ipotizzò la conclusione dei lavori nel 2010. I costi stimati erano 150 milioni di euro, poi divenuti 400 nel 2006, per i 6.250 metri del lotto zero, dei quali 4.700 in galleria e 1.550 alla luce del sole.

Un progetto ambizioso che, però, finisce ancora in un cassetto, perché non si trovano i soldi. Nel 2008 irrompe Sat, con il “progettone” da 3,8 miliardi, l’autostrada vera, non l’“autostradina” che, forse, si farà adesso. A spingere per il Lotto zero sono due compianti politici, di opposte vedute, ma vicini ai problemi del territorio: Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture del governo Berlusconi, e Giorgio Kutufà, presidente della Provincia di Livorno. E, per la prima volta, pare che l’opera si faccia. La prima galleria di cui si prevede la realizzazione è quella di Calafuria: 1.537 metri che iniziano subito dopo lo svincolo del Maroccone. Poi, dopo un breve tratto scoperto, ecco il traforo del Romito, da 1.612 metri. Altro breve tragitto sotto il sole e nuovo tunnel, quello di Quercianella: lunghezza, 1.524 metri, subito prima del viadotto di Chioma da 384 metri, dopo il quale ci si aggancia alla strada già esistente. Solo un sogno: già due anni dopo, con la cancellazione del valore di subentro da parte dello Stato (su diktat europeo) alla scadenza della concessione a Sat, arrivano i primi dubbi. Poi, nel 2011, Sat presenta il nuovo progetto e il Lotto zero non c’è più. Da allora siamo a zero, mentre il traffico sul Romito continua a crescere, gli incidenti non si contano, molti dei quali mortali e i mezzi pesanti, in estate, vengono dirottati in autostrada, con costi pesanti per le aziende.

Ora a fare una nuova mossa è il Comune di Livorno che, entro metà gennaio, manderà al ministro Vincenzo Amendola (affari europei), che lo girerà per competenza alla ministra Paola De Micheli (infrastrutture), un dossier sul “recovery fund”,dentro al quale il lotto Maroccone-Chioma è la proposta principale. «Se ne parla da troppi anni – dice il sindaco di Livorno, Luca Salvetti –, ma il problema esiste ancora, forse è ancora più sentito. Stiamo lavorando per ampliare il porto, ma i nostri sforzi sarebbero vanificati senza un collegamento efficiente con il centro e il sud del paese. La soluzione non può essere passare per la carissima autostrada. Per questo, forse unica città non di grandi dimensioni che fa una proposta così ambiziosa, abbiamo chiesto che l’opera venga nuovamente finanziata. Il progetto, di fatto, è già pronto, vanno solo trovati i soldi». Già, i soldi. Stesso problema che ha l’“autostradina” da Cecina a Tarquinia, peraltro già esclusa dalle prime 19 opere finanziabili con l’Europa.