Il volto feroce di chi è fuori dal gioco

Il brutto episodio di cui è stato vittima, l’altra sera a Roma, il parlamentare livornese Andrea Romano, potrebbe essere derubricato - come hanno fatto in molti - a banale incidente dovuto al delirio di un’esagitata in preda a protagonismi aggressivi. Del resto, come inquadrare il comportamento di tale Daniela Martani, altresì definita la "pasionaria dell’Alitalia", ex del Grande Fratello, poi saltabeccata tra comparsate televisive e radiofoniche, sempre in cerca di una ribalta come ultrà del pittoresco circoletto negazionista? Succede che la quasi cinquantenne ex hostess dell’Alitalia, poche sere fa incroci per strada l’onorevole del Pd Andrea Romano che - alla vigilia di Natale - è in giro a far compere nel quartiere Prati di Roma.

Il deputato tiene per mano la figlia di 9 anni e certo non immagina che di lì a poco la "pasionaria", del tutto a freddo, lo apostroferà così: «Vergogna, maledetti, state rovinando l’Italia. Dovete morire male».Romano ha poi raccontato che Martani l’avrebbe minacciato di morte, lei smentisce, ma visti i toni e le modalità dell’aggressione verbale, anche così il quadro è già abbastanza deprimente. Ne è seguito uno scontro verbale in seguito al quale Romano ha querelato Martani, mentre lei annuncia di aver controquerelato. Ma ciò che più di tutto addolora in questo episodio, è lo choc procurato a una bambina di 9 anni, che si è trovata a vivere un autentico incubo. Il suo pianto a dirotto neanche per un momento ha fatto balenare alla Martani la possibilità di aver commesso un gesto piuttosto grave, anzi, lei se ne è vantata sui social.

E qui viene la parte più illuminante.Sul profilo Facebook della signora Martani si possono leggere numerosi commenti tra cui anche il mio, in cui le spiego che cosa avrei fatto se mi fossi trovato al posto di Romano. Ovviamente io sono una voce isolata. Perché gli altri commenti sono una sequela di accuse e di giudizi offensivi nei confronti di Romano, del Pd, del governo, di chiunque oggi cerchi di guidare un Paese in grave difficoltà per la pandemia e per le misure - certo anche impopolari - che purtroppo si sono rese necessarie. Quindi, di fronte al deprecabile comportamento di una manganellatrice verbale, non solo non vengono prese le distanze, ma se ne approfitta per orchestrare un "linciaggio social" e dare addosso alla vittima, un odiato politico dell’odiatissimo Pd. E Martani, fiera di sé e a petto in fuori, diventa più o meno consapevolmente strumento per un’aggressione pubblica. Intanto la notizia finisce sui giornali.

Quali? Naturalmente sui fogli della destra, che fornendo apparentemente una versione equilibrata, non mancano di dare del prezzemolino e dell’urlatore al deputato livornese, mentre sulle altre testate (con l’eccezione del Tirreno) del fatto non c’è praticamente traccia.Qual è il quadro che se ne ricava? Non molto incoraggiante, a mio parere, ma sufficientemente istruttivo per provare a capire qualcosa in più del momento di "febbre sociale" che il Paese sta vivendo.Pochi giorni fa abbiamo assistito alla vergognosa bagarre in Senato a opera della Lega per impedire la cancellazione del cosiddetto Decreto sicurezza: uno scontro fisico da staterello centroamericano, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo. Non a caso il Pd l’ha definito "squadrismo", e termine più calzante probabilmente non c’è.Intanto nelle nostre città - e a Roma in particolare - si continuano a tollerare le prepotenze di elementi della destra estrema come certi rappresentanti di Forza nuova e di altre sigle fascistoidi nate contro la "dittatura sanitaria".

Mi chiedo: ma tutto questo non sembra riportarci indietro esattamente a un secolo fa? Nei primissimi anni Venti, in molti pensavano che, nonostante provocazioni, violenze e atti di squadrismo, con quella destra si potesse ancora avere un confronto civile e democratico, salvo poi pentirsene amaramente poco tempo dopo.Quella che sta emergendo oggi è la ghigna feroce di un pezzo tutt’altro che residuale della società italiana che, attraverso aggressioni e falsità, sembra cercare ansiosamente una resa dei conti. Un redde rationem che la politica al momento non può darle e che quindi, perché no, potrebbe anche arrivare per altre vie. Lo squadrismo sui social, nelle piazze e perfino in Parlamento è considerato uno strumento possibile. Il clima che il Paese sta vivendo, e che i media nazionali in gran parte sembrano non cogliere, è quello di un ribollire rancoroso su cui spingono forze e soggetti momentaneamente tagliati fuori dai giochi di potere ma che dal potere non possono stare lontani ancora per molto.

Da quando, nell’agosto 2019, Matteo Salvini si è schiantato sulle secche del Papeete aprendo la crisi che ha confinato la destra all’opposizione, per la parte sovranista e reazionaria del Paese si è avviata una fase estremamente confusa e problematica, che l’emergenza Covid ha reso insopportabile, e che la prossima gestione del Recovery fund può rendere drammatica. Parliamo di oltre duecento miliardi di euro da gestire per far ripartire il Paese. Soffiare sul fuoco e far salire la tensione sfruttando tutte le opportunità non è solo una tattica, ma una vera e propria strategia politica. L’unica disponibile per chi è a corto di idee ma trasuda appetiti.