De Luca, antitesi del concetto di bene comune

Questa volta non è «fritture per tutti», non sono i «lanciafiamme alle feste di laurea» per evitare la diffusione del coronavirus o «il latte al plutonio» della bimba che vuole tornare a scuola nonostante la pandemia. Questa volta è il salto della fila della speranza: il vaccino. Il protagonista di questo gesto amorale è ancora una volta lui, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che domenica - nel giorno simbolo del lancio del vaccino - ha saltato la fila delle priorità stabilite dal ministero della Salute e si è fatto somministrare una delle 720 dosi di vaccino destinate a medici, operatori sanitari e anziani delle Rsa della Campania. Lo ha fatto in una stanza dell’ospedale Cotugno di Napoli, fuori dai riflettori e dalla giusta commozione di chi da mesi combatte contro il virus per salvare vite umane, spesso a "mani nude".

Il fatto è questo: mentre si facevano proclami di speranza perché il vaccino dovrebbe essere come la "Livella" di Totò (tutti uguali di fronte al virus), Vincenzo De Luca, lo sceriffo, vicienz ’a funtana (Vincenzo la fontana, per la sua mania quando era sindaco di Salerno di far costruire fontane) si è fatto vaccinare, sbattendo poi sui social la sua foto in posa con quell’ago nel braccio. Perché lo ha fatto? Se lo sono chiesto in tanti, politici ma anche cittadini comuni, quella foto ha fatto il giro d’Italia e come sempre accade con De Luca non sono mancate le reazioni. Questa volta neppure quelli della sua "presunta" parte politica, il Pd, hanno potuto assolverlo per questo gesto di spregio: «Non ha rispettato i criteri indicati dal ministero della Salute. Non è la prima volta che non le rispetta, o ritiene che le indicazioni fornite da ministero e Governo non siano di suo gradimento» ha detto la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa (Pd). Giovanbattista Fazzolari (Fdi): «Vincenzo De Luca si è dimostrato uno Schettino qualunque correndo sulla scialuppa di salvataggio del vaccino anti Covid, lasciando indietro malati, anziani, operatori sanitari, donne e bambini. Che squallore!».

Matteo Salvini (Lega): «Non si scavalca la fila. Me l’ha insegnato mia mamma, da bambino». Nel giorno del Vax-Day, dopo il clamore sollevato per il suo gesto, Vincenzo De Luca ha timidamente sguinzagliato un po’ di commenti del suo "protettorato" campano ed è arrivato qualche timido «voleva dare l’esempio per spingere tutti a vaccinarsi». Timide giustificazioni, come quelle comparse tra gli oltre 20mila commenti al suo post su Facebook di persone comuni. La maggior parte di quei commenti sono duri atti di civile condanna di persone che vivono sulla propria pelle la sanità campana, commissariata per dieci anni (la prima volta fu il 28 luglio del 2009, commissario l’allora presidente della Regione Antonio Bassolino), cinque dei quali affidati a De Luca in qualità di presidente della Regione. «Ora che l’hai fatto inizia il tour negli ospedali per guardare la tua splendida sanità campana» (Michele Galluccio). «Cos’ha De Luca più di me, che invece devo aspettare, se tutto va bene, l’estate? Forse va a fare volontariato nelle Rsa e nessuno lo sapeva...» (Modestino Matarazzo).«In quale categoria fra quelle con precedenza rientra? Perché mio padre, medico, che assiste malati in residenze per anziani potrà essere vaccinato presumibilmente a febbraio...». (Angela Merloni).

Allora perché De Luca ha scavalcato la fila? È davvero così sprovveduto? No, assolutamente no. Quel vaccino è semplice conseguenza di tutte le azioni politiche in tempo di pandemia e prima in qualità di commissario fino a dicembre del 2019. Lo sceriffismo, i lanciafiamme, il terrorismo psicologico di questi mesi sono stati semplicemente la conseguenza di una gestione di potere, sua ma anche di altri, fatta a discapito dei cittadini campani. «Se il virus si diffonde sarà un’ecatombe»: è una delle sue frasi più frequenti in questi mesi. Certo che sarebbe un’ecatombe. Perché la sanità campana prima e dopo il virus si è salvata solo grazie alla straordinarietà di pochi ottimi medici scienziati che caparbiamente hanno deciso di rimanere, come missionari, creando eccellenze che tutto il mondo ci invidia. Intorno solo vassallaggio.

De Luca ha fatto peggio di altri, ha messo nei posti di comando degli ospedali pubblici un manipolo di "signorsì", poco esperti non importava, per creare una sanità manageriale che evitasse sprechi per tutti e producesse prebende per pochi, i suoi dirigenti-manager. De Luca ha fatto in modo che si perpetrasse in un territorio come la vasta provincia nord di Salerno con circa 200mila abitanti il gioco della roulette russa: con soltanto due presidi di pronto soccorso, in tre ospedali depauperati di reparti essenziali alle cure comuni, in nome di un’eccellenza specialistica che di fatto non è mai decollata. E in provincia di Napoli, la situazione è ancora peggiore, numeri da Terzo mondo. E allora sì, sarebbe un’ecatombe, perché in tempi di pandemia i pronto soccorso della Campania si sono per forza di cose più che dimezzati per dare spazio ai presidi covid e tanti campani sono stati costretti a scegliere tra vivere-curarsi o infettarsi. Vincenzo De Luca lo sa. Per mesi è rimasto chiuso nella sua roccaforte salernitana, facendo i suoi soliloqui dalla sede della protezione civile, riducendo i contatti, perché non vuole essere uno dei numeri di quell’ecatombe. E allora il suo gesto di vaccinarsi non è un esempio per tutti non è un gesto da bastian contrario come sempre. È un gesto calcolato per sé stesso. Non immoralità, ma amoralità, l’indifferenza voluta a quel complesso di regole e di norme che guidano la condotta degli uomini, prima ancora che politici. Il suo gesto è solo, come al solito, profitto personale, antitesi del bene comune.

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