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Maxi-cartello crollato sulla Fi-Pi-Li, ora rischiano in cinque

La nostra inchiesta sulla Fi-Pi-Li. Segnaletica lacunosa, i gestori costretti a ripristinare i pannelli mancanti. L’indagine per l’incidente che avrebbe potuto provocare una strage

La Procura di Pisa chiude l’inchiesta sulla caduta di un pannello in Fi-Pi-Li e contesta ai cinque indagati l’ipotesi di reato di crollo di costruzioni nella fattispecie colposa.

E intanto 28 mesi dopo quel crollo che avrebbe potuto causare una tragedia, la Città Metropolitana di Firenze – ente gestore dei cento chilometri della Strada di grande comunicazione – dopo aver rimandato a lungo l’operazione per i costi considerati troppo elevati, ha mosso i primi passi per ricollocare tutti i cartelli rimossi in tutta fretta nell’agosto 2018 (anche perché altrimenti la superstrada, oltre a essere un esempio di sprechi e pericoli è pure fuorilegge). Non solo: saranno sostituiti anche tutti i pannelli a messaggio variabile attraverso i quali vengono fornite informazioni in tempo reale su cantieri, incidenti e code.


L'INCHIESTA

Il sostituto procuratore Flavia Alemi ha firmato l’avviso di chiusura delle indagini nei confronti di tre funzionari della Città Metropolitana e due dell’Avr (la società che gestisce dal 2013 manutenzioni e servizi della Fi-Pi-Li per nove milioni di euro all’anno). Sono i due soggetti giuridici su cui ricade la posizione di garanzia rispetto a quello che succede sulla superstrada. Il primo come gestore, il secondo per la responsabilità nella manutenzione. L’atto della Procura precede la richiesta di rinvio a giudizio, in assenza di modifiche sostanziali e decisive nel merito. Gli indagati hanno già nominato i rispettivi legali e, in prospettiva, indicheranno anche i consulenti di parte in quello che si annuncia come un procedimento in cui perizie e valutazioni tecniche saranno il cuore del duello tra accusa e difesa.

IL CROLLO

La caduta del pannello vicino a Cascina sembrò quasi un richiamo del destino sulla sicurezza stradale dopo la tragedia del ponte Morandi avvenuta a Genova qualche giorno prima. Era il pomeriggio del 22 agosto 2018 quando sulla superstrada in direzione del capoluogo fiorentino a ridosso dello svincolo per Livorno accadde quello che per la Procura fu l’epilogo di una sequela di mancanze. Se ci furono anche negligenze lo dirà eventualmente un processo. Nel crollo non ci furono conseguenze per chi stava transitando in superstrada. Una frenata tempestiva e l’ostacolo piovuto dall’alto fu evitato con il batticuore, senza che nessuno si facesse male. Rubricata come l’ennesima dannazione della Fi-Pi-Li, la caduta della segnaletica è diventata un’inchiesta. I cinque funzionari rispondono della responsabilità oggettiva in un episodio che mette al centro dei controlli della magistratura la presunta assenza di manutenzione. Le indagini sono state affidate alla polizia stradale che nel corso degli accertamenti ha avuto il supporto tecnico dei vigili del fuoco.

LE CAUSE

A rompersi era stato un pezzo prefabbricato in alluminio e non in acciaio come era sembrato in un primo momento. Si era spezzato il braccio orizzontale con i cartelli per le destinazioni di Firenze e Livorno nel punto di attaccatura alla sommità del palo piazzato nel campo accanto alla carreggiata. Una frazione di secondo e lo scarto tra uno scampato pericolo e il potenziale dramma aveva avuto la sua plastica dimostrazione in un pomeriggio di pioggia e vento. Il meteo potrebbe aver contribuito al crollo, ma le perizie sui materiali avrebbero stabilito che non può essere l’unica causa. Quella postazione era debole, resa vulnerabile da anni di manutenzione ignorata. Andava controllata con un’accuratezza che per l’accusa non c’è stata. E, soprattutto, andava sostituita con pezzi sicuri.

IL METODO DI CONTROLLO

Avr si è messa subito a disposizione della magistratura che, attraverso alcune consulenze, avrebbe chiarito l’origine del cedimento del pannello attribuendolo a una evidente consunzione. Nel corso delle indagini è emerso il sistema di controllo dei pannelli lungo la strada che unisce il capoluogo di regione alla costa. Una pratica a vista. Gli accertamenti sui cartelli avvenivano «a livello visivo». «Una volta all’anno vengono effettuati controlli visivi sui pannelli, compresi i vari componenti metallici come i dadi o le flange e le parti in acciaio. E se vediamo anomalie si passa a indagini specialistiche – avevano spiegato al Tirreno dall’Avr –. Abbiamo analizzato il cartello caduto. Si è trattato di un difetto di fabbricazione o di un evento esterno». La chiusura dell’inchiesta indica una responsabilità “umana” in capo a chi doveva monitorare i pannelli. Niente guasti originari, né il logorio imputabile al vento o alla pioggia.

IL DIETROFRONT

In un primo momento la Città Metropolitana aveva deciso di non sostituire i cartelli rimossi. Il motivo? Costava troppo: un milione di euro tra progettazione, acquisto, montaggio e collaudo. E così nel febbraio 2019 l’ente fiorentino, interpellato dal Tirreno, si limitò a spiegare che il ripristino dei pannelli era compreso «negli interventi messi in cantiere con Avr e in collaborazione con la Regione». Quasi due anni dopo i cartelli non ci sono ancora, ma dovrebbero arrivare a breve. Anche perché la Metrocittà vuole scongiurare ulteriori guai, che potrebbero arrivare, per esempio, in caso di incidenti riconducibili anche a una segnaletica lacunosa. —



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