Addio al ragazzo che voleva diventare forte come Nibali: il suo sogno spezzato due volte

Il giovane ciclista impegnato in corsa prima del grave incidente

Michael aveva 21 anni ed era cresciuto nella squadra ciclistica di Lamporecchio. Nel 2018 aveva avuto un grave incidente in corsa, ora se l’è portato via il Covid

LAMPORECCHIO. Quel sogno spezzato, due volte. Come la sua giovane vita. Ha lottato fino all'ultimo, con la grinta di un leone. Quella stessa forza che non gli è mai venuta meno durante le competizioni. Fiaccato nel corpo, ma mai nello spirito.

Michael Antonelli, il corridore di San Marino rimasto ferito due anni fa in un grave incidente sull'Appennino toscano durante la Firenze - Viareggio, non ce l'ha fatta. 

L'assalto del Covid-19, però, è stato per lui fatale, inerme contro l'aggressività del virus. Michael era stato ricoverato lunedì scorso all’Istituto per la sicurezza sociale di San Marino, dopo che anche la sua famiglia era risultata positiva al coronavirus. E, per ironia di un destino crudele, proprio nel giorno in cui compiva 21 anni. Ha resistito per quattro giorni e altrettante notti, poi si è spento. Quando Michael ha avuto l'incidente era il giorno di Ferragosto del 2018. Era arrivato pochi mesi prima a Lamporecchio, in provincia di Pistoia, per indossare i colori della Mastromarco Sensi Nibali, la squadra di ciclismo dove è cresciuto lo "Squalo", il campione Vincenzo Nibali. Nonostante la giovane età, Michael aveva lasciato la sua terra d'origine dove aveva cominciato la sua carriera, correndo per la Juevenes, la squadra ciclistica di San Marino. Si era poi trasferito a Mastromarco, una frazione di Lamporecchio, in una casa che condivideva con gli altri corridori del team.

Allora aveva soltanto 19 anni e la vittoria in tasca, tra le altre, della Faenza-Forlì per juniores. Nella città dell'università del ciclismo, se lo ricordano tutti. Impossibile non notare quel ragazzo dal carattere tosto, a volte anche un po' ruvido, più maturo della sua età, con un obiettivo chiaro sempre davanti agli occhi: diventare un campione, seguire il solco tracciato da Nibali.

Ieri, la squadra di ciclismo era inconsolabile. Il presidente Carlo Franceschi ha gli occhi lucidi, non si dà pace, si sente come un padre che ha perso il figlio. «Questi ragazzi sono una seconda famiglia per noi - racconta, commosso, il numero uno del team - Sarà che molti di loro hanno i genitori che vivono lontano e, anche per questo, cerchiamo di non far mancare loro nulla. Michael era uno di noi. Un giovane mite, serio, tranquillo, di un'educazione straordinaria. Accettava le critiche così come i consigli. Gli abbiamo voluto bene, abbiamo pregato, per lui e la sua famiglia. Abbiamo sperato e sofferto, moltissimo. Soffriamo ancora». I

l presidente della Mastromarco Sensi Nibali racconta anche che Micheal è morto due volte: la prima un paio di anni fa, durante quel maledetto incidente che ha stravolto, distrutto, la vita di troppe persone, allontanandolo dalla sua passione per la bici da corsa. Era il giorno di Ferragosto e Michael stava correndo la 72esima edizione della Firenze-Viareggio. Era in gruppo, in località Limestre, nel territorio di San Marcello Piteglio. Le gambe pedalavano, spedite, lo sguardo concentrato verso la meta. Poi, all'improvviso, è successo: prima l'uscita dalla carreggiata, poi la caduta nel precipizio a lato strada. Michael non è l'unico a cadere ma, senz'altro, è il corridore che riporta le ferite più gravi.

Il resto è storia nota: l'arrivo dei soccorsi, il trasporto all'ospedale di Careggi, la terapia intensiva. E il coma. Una madre coraggiosa, Marina, che suo figlio non lo lascia mai, neppure per un secondo. Tiene stretta la mano di suo figlio, sempre. Lentamente, una piccola ripresa e la riabilitazione. Ogni minimo - quasi impercettibile - progresso è una conquista. Poi l'ennesima mazzata: il Covid-19. «Viste le problematiche del suo caso, Michael era stato subito ricoverato in ospedale. Sono state prese tutte le precauzioni per seguirlo con più scrupolo possibile e lo staff medico ha deciso di portarlo subito in terapia intensiva. In breve tempo purtroppo il quadro clinico è degenerato e Michael, già sofferente, non è riuscito a vincere quest’ultima battaglia troppo dura anche per un guerriero come lui», rende noto la Mastromarco Sensi Nibali. «Te ne sei andato lasciandomi un vuoto immenso - scrive mamma Marina, rivolgendosi al figlio - Non so ora cosa farò, non so come continuerò a vivere. Ma ti prometto che porterò avanti tutto ciò che prima di quel maledetto 15 agosto 2018 tu avevi detto di voler fare. Per te, per noi. Mi mancheranno tanto i tuoi abbracci, mi mancheranno i tuoi "ti voglio bene". Mi mancherai per il figlio speciale che eri e, ora, mi manca l'aria per respirare. La nostra vita non sarà più la stessa, ma tu sei, e resterai sempre, nel nostro cuore». Così come farà sempre parte del team della Mastromarco. «Michael è arrivato nella nostra squadra nel dicembre del 2017 e, otto mesi dopo, ha avuto quel terribile incidente - conclude Franceschi - Nonostante non potesse più correre, il suo nome era sempre tra quelli della rosa: lui era lì con noi. Non lo abbiamo mai cancellato, non possiamo dimenticarlo. Mi ha telefonato anche Nibali, era molto dispiaciuto per questa perdita. Quando muore un ragazzo così giovane è una sconfitta per tutti. Ci stringiamo al dolore della mamma Marina, dei fratelli e dei nonni. Con la speranza che a loro arrivi l'abbraccio della nostra comunità». Anche un altro campione di ciclismo, Giovanni Visconti, ha voluto dedicare un pensiero al giovane corridore: «Hai lottato come un leone. Riposa in pace adesso, Michael, e dai la forza ai tuoi cari di andare avanti». C'è un'immagine bellissima di Michael. Ha le mani alzate, verso il cielo, mentre le gambe non smettono di pedalare. Va veloce, lo sguardo concentrato. Vola così verso il traguardo.