Contenuto riservato agli abbonati

Spostamenti liberi fra comuni in 26 zone toscane, c’è uno spiraglio per le visite ai congiunti

La Toscana chiede libera circolazione dentro le 26 aree dei distretti socio-sanitari. Conte rimanda a una risposta che sarà pubblicata sul sito del governo

FIRENZE. Sembra un paradosso, ma il nodo più discusso del decreto Natale, quello su cui per una notte ha fibrillato il governo, sarà deciso da una risposta alle domande più frequenti. Insomma, sarà una Faq (forse) a salvare chi vuole potersi almeno incontrare con nonni, fratelli, sorelle, genitori, fidanzate e fidanzati a Natale, Santo Stefano e Capodanno. O a renderlo meno amaro per alcuni.

Sono i giorni blindati da Giuseppe Conte con il decreto che vieta gli spostamenti fra Comuni proprio nei giorni clou delle feste, una misura bersagliata anche ieri dagli attacchi dei governatori e dei sindaci. Dal veneto Luca Zaia al piemontese Alberto Cirio, molti presidenti di Regione si sono scagliati contro la decisione del governo. Per ora Eugenio Giani non vuole alzare il livello delle polemiche con Roma. Scottato dal mancato anticipo ad oggi del passaggio in zona arancio, prova a tenere un basso profilo nella speranza di poter ottenere uno scivolamento di colore verso la zona gialla il 13 e non il 20 dicembre, ma la sua posizione è ancora quella espressa al premier in conferenza Stato-Regioni giovedì. Lì il governatore toscano aveva anche formulato un’ipotesi per risolvere il nodo spostamenti.

I distretti socio sanitari della Toscana

«Mi sembra eccessivo, così si penalizzano le famiglie che vivono in piccoli comuni limitrofi e dunque a pochi chilometri di distanza. Rischiano di non potersi neppure incontrare per poco e scambiare i regali, darsi un saluto», aveva detto Giani, «non ha senso applicare la stessa regola a un piccolo paese di poche migliaia di abitanti e a una grande città». Per questo Giani rilancia e chiede che ogni governatore possa tracciare una mappa di aree omogenee. In Toscana vorrebbe prendere a riferimento le 26 zone dei distretti socio-sanitari. Una soluzione simile la vorrebbe l’Anci Toscana, che al governo aveva posto il problema settimane fa, quando la regione passò per la prima volta in arancio.



«Il problema si pone - dice Federico Ignesti, sindaco di Scarperia e responsabile delle Unioni dei Comuni per Anci - anche per chi deve attenersi alle regole arancio. Ma chi vive in un comune di 20 mila abitanti non ha accesso agli stessi servizi di chi vive in una grande città. Una soluzione potrebbe essere concedere gli spostamenti nelle aree distretto o, come proponiamo noi, fra le Unioni dei Comuni. I loro confini sono tracciati sulla base di caratteristiche morfologiche omogenee ma anche tenendo conto di una corrispondenza sociale, economica e di disponibilità di servizi».



Perfino il Cts ieri ha messo in evidenza la sfasatura creata dal decreto fra aree metropolitane e i molti microcosmi dell’Italia dei borghi. Una battaglia che apre una nuova frattura nell’esecutivo. E proprio sulla spinta di un big toscano del Pd. È stato Andrea Marcucci, capogruppo a Palazzo Madama, a raccogliere l’appello di 25 dei 35 senatori dem, che come lui ritengono «sbagliata» la misura voluta dai rigoristi. «La Toscana è piena di piccoli comuni, di frazioni montane, di piccoli centri - dice il senatore di Barga - Ho pensato anche alla realtà di casa mia, la Valle del Serchio, quando ho chiesto al premier Conte e al ministro Speranza di modificare alcune parti del decreto, per consentire la mobilità almeno tra piccoli Comuni. Penso a tantissime famiglie che in Italia vivono a volte a distanza di pochi chilometri ma in due comuni diversi. Com’è noto per ora è prevalsa un’impostazione diversa». Una chiosa amara. Perché sul Natale blindato s’è consumata una crisi fra il senatore, Conte e perfino con Nicola Zingaretti.

Tanto che adesso c’è chi sostiene traballi anche il suo ruolo da capo dei senatori. Tutto precipita mercoledì sera, quando Marcucci capisce che la linea aperturista tenuta dal premier con i capigruppo in una videocall durata tre ore è già sfumata. Ha vinto il rigore di Franceschini e Speranza. Ma lui e Delrio lo apprendono dal discorso del ministro della Salute in aula. Tanto che si attacca al telefono al Senato, dove lo sentono litigare proprio con i due ministri. Ma niente. Anche ieri Conte è stato netto: «I sacrifici ci hanno permesso di evitare il lockdown». Speranza è anche più duro: «Basta poco per ripiombare in situazioni pericolose. Lo abbiamo visto nei mesi estivi, quando sono aumentati gli spostamenti, si è abbassata la soglia di attenzione e ne abbiamo pagato il prezzo».



Così adesso c’è chi confida in un emendamento in aula prima della conversione in legge. Ma servirebbe un iter accelerato. Per Marcucci l’unico appiglio resta quello promesso (di nuovo) da Conte a governatori e regioni. Il premier ha annunciato un potenziale “lasciapassare” con le Faq al decreto. Ma riguarderebbe solo casi ristretti, perché fra le situazioni di necessità per cui sarebbe applicabile una deroga al divieto di spostamento verrebbe ricompresa anche «la salute sociale e il benessere psicofisico di una persona anziana», permettendole così di stare con la sua famiglia. Ma tutto è appunto appeso a una Faq. —