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Il prof che prevede la curva: “Se i toscani rispettano le regole Rt a zero il 15 dicembre, ma c'è un fattore che può far ripartire i contagi”

Parla Battiston: "C'è una data precisa in cui il contagio è schizzato, ecco le differenze fra prima e seconda ondata". Nell'articolo i grafici

«A sorpresa, sebbene sia ancora rossa, la Toscana dal punto di vista dell’analisi dei dati sta andando molto bene. Se i toscani continueranno a rispettare le misure di contenimento già il 15 dicembre l’Rt potrebbe avvicinarsi a zero e a fine gennaio potrebbe esaurirsi la scia residua dei contagi».

Roberto Battiston, 64 anni, professore di Fisica sperimentale all’università di Trento, si è laureato alla Normale di Pisa, ha presieduto l’Agenzia spaziale italiana dal 2014 al 2018 e, oltre ad essere uno dei maggiori studiosi nel suo settore, da settimane è anche uno degli analisti più attenti della pandemia. È stato lui a prevedere, con precisione chirurgica, il passaggio del picco della curva in Italia il 27 novembre. Ora ha pubblicato uno studio sull’epidemia che contiene anche simulazioni sulla curva in Toscana.



Professore, davvero in Toscana l’indice di contagio Rt sta scendendo così rapidamente?

«La buona notizia è che l’indice Rt in Toscana, regione ancora rossa, dopo aver raggiunto il picco il 25 ottobre, giorno del secondo Dpcm, è sceso rapidamente e ora la regione potrebbe avvicinarsi allo zero entro la metà di dicembre. Anche se era partita male».

Che cosa intende?

«Guardate il grafico. Dopo le follie di agosto, che avevano fatto risalire l’Rt sopra a 1,5 il 28 agosto, la curva dell’indice di contagio a settembre aveva cominciato a scendere, fino a raggiungere, seppure a sbalzi, una sorta di punto di equilibrio il 29 settembre a 1,1».

Anche se i contagi avevano ripreso a salire…

«Ricordiamoci che nella curva gli infetti si vedono con sette o otto giorni di ritardo. Ma la Toscana sembrava aver trovato un punto di equilibrio nella prima metà di settembre, segno che la ripresa di attività industriali, negozi e bar era compatibile con il controllo dell’epidemia. Poi invece dal 29 l’Rt schizza in alto».

Perché?

«Be’, dopo le elezioni regionali del 20 c’è stata la seconda riapertura delle scuole e puntualmente dopo una settimana l’Rt è di nuovo schizzato fino a raggiungere 1,8 il 25 ottobre. Un valore molto alto. Significa che ogni persona infetta in media ne contagia quasi due. Poi comincia a calare per arrivare fino a 1 il 25 novembre, giorno del picco raggiunto dalla curva dei contagi in Toscana, due giorni prima di quello avuto in Italia. L’ultimo valore dell’Rt in regione l’ho calcolato al 30 novembre, e in quel momento era a 0,6».



L’Istituto superiore di sanità questa settimana ci fornirà il dato risalente al 18 novembre. Come fa lei a calcolarlo così vicino nel tempo?

«Uso un’equazione diversa, anche se i valori sono molto simili. Il metodo che ho scelto mi dà la possibilità di monitorare l’Rt giorno per giorno. L’ultima cosa che voglio è mettere in discussione il loro lavoro: le loro stime si basano anche su altri 20 parametri, che analizzano tanti fattori con cui descrivere l’impatto dell’epidemia. Ma l’indice Rt è un numero importante per chi deve prendere decisioni, riuscire ad averlo in modo affidabile e più tempestivo possibile è fondamentale, altrimenti diventa un mito inservibile. Capisco la prudenza dell’Iss, rimane il fatto però che finora l’indice cruciale per capire cosa succederà fra due settimane nelle curva è sempre stato un po’ datato».

In Toscana sembra ci sia una differenza enorme fra prima ondata e seconda.

«Attenzione, basarsi solo sulla curva degli infetti può fuorviare, tant’è che in Toscana la seconda ondata ne ha registrati otto volte di più. Ma questo perché è aumentata la capacità di testare e il 90% dei positivi trovati sono asintomatici o paucisintomatici che nella prima erano sfuggiti. Meglio basarsi sui ricoveri. Nella regione dalla prima alla seconda ondata sono aumentati del 50%, una volta e mezzo».

Arriverà una terza ondata?

«Dipende da come si comporteranno i toscani e da alcune decisioni di governo. Le mie simulazioni dicono che mantenendo le misure e l’attenzione il 7 gennaio ci sarebbero circa 1000 infetti attivi se dal 15 dicembre si fermasse l’epidemia. Questo perché una volta raggiunto l’Rt vicino a 0 rimarrebbero i positivi che devono guarire o, ahimè, che moriranno. Questa per la Toscana è un’occasione unica, che la regione non ha avuto nemmeno alla fine del lockdown, quando l’Rt era a 0,75. I decisori imparino da quegli errori»..

Se non è stata così determinante l’estate, cosa ha fatto ripartire il virus?

«A guardare la curva toscana pare evidente che un ruolo l’abbiano avuto la scuola e tutto quello che le gira attorno come i trasporti, ripartiti a fine settembre. In Italia lunedì abbiamo riaperto le medie in molte regioni. Se fra una settimana riprenderanno i contagi l’Rt ricomincerà a salire. Se non succederà, significa che non hanno un impatto sulla dinamica della curva. Come invece temo ce l’abbiano i ragazzi dei licei. Sappiamo che a quell’età ci si sente invincibili e la socializzazione è irrinunciabile per i giovani. Sono meno colpiti dal virus, ma poi frequentano gli adulti e gli anziani in famiglia e li contagiano».

L’assessore ai trasporti ha dichiarato che non è possibile ridurre la capienza dei bus al 50% senza diminuire del 50% la didattica in presenza.

«Se l’ha detto così onestamente, allora è bene imparare dalla seconda ondata e non ripetere l’errore al rientro a gennaio. Il virus è matematico, non politico. Non accetta mediazioni. Per questo, se non si riesce a garantire la sicurezza, credo che i liceali e la scuola debbano sacrificarsi. Perché la seconda ondata dovrebbe insegnarci che il virus non è cambiato, sono i nostri errori ad averla permessa. E ogni volta che se ne alza una ci costa 30-35 mila morti nel Paese. E sia chiaro, non è vero che muoiono solo gli over 70. Non è più tollerabile pensare che si possa ignorare l’enorme dolore che si crea ogni volta che si sbagliano le tattiche per prevenire una nuova fiammata del contagio». —