"Per" Covid o "con" Covid, l'inutile distinzione spazzata via dai numeri: l'89% dei morti è a causa del virus

Lo dice uno studio dell'Istituto superiore di sanità che ha analizzato i certificati di morte fra marzo e maggio. L'Ars: una polemica insensata. E nelle maggiori città italiane, nei primi 15 giorni di novembre, la mortalità è aumentata del 58,6%

FIRENZE. È così da mesi, ed è così soprattutto per i riduzionisti, versione spesso autodidatta, mediamente colta e vagamente razionalista dei negazionisti. Tutti ormai da tempo impegnati in un faticosissimo esercizio dialettico teso a ridimensionare la portata della pandemia. Uno sforzo intellettuale di post, blog, autointerviste Youtube che, spesso in barba a qualsiasi principio di umanità, si basa su una distinzione netta fra morti “con” Covid e morti “per” Covid. Una cesura, affermano, mai ben chiarita nei bollettini. Insomma, un buon modo per inoculare il sospetto dei poteri forti che “ci nascondono la verità”, che “è tutta una dittatura sanitaria”.  Ecco, con un report appena pubblicato, Daniela Nuvolone, epidemiologa dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana, chiarisce che chi puntiglia sulle preposizioni non fa che sofisticare sul nulla. Perché la realtà è molto più cruda di quanto si possa immaginare.

Sono i numeri a certificarlo e “a spazzare via – scrive – le inutili e insensate polemiche basate sulle preposizioni”. Intanto perché in Italia l’Istituto superiore di sanità ha specificato più volte i criteri con cui si definiscono i decessi dovuti a COVID-19: oltre al tampone positivo, serve che sia diagnosticato un quadro clinico e strumentale compatibile con la malattia innescata dal virus, l’assenza di una chiara causa di morte diversa dal Covid-19 e l’assenza di un recupero clinico completo tra la malattia e il decesso. Ecco, l’Iss praticamente ogni giorno vaglia e verifica casi e cartelle cliniche di vittime non immediatamente chiare. Ma soprattutto, insieme all’Istat, ha già condotto una analisi dei certificati di morte del periodo marzo-maggio 2020. E ha mostrato che COVID-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell'89% dei decessi raccolti nel Sistema di sorveglianza di Iss.

Ma questo dossier non è l’unico a spazzare via i dubbi sulla reale portata dell’epidemia nel Paese. Sono i dati sull’andamento della mortalità generale registrata nel 2020, e confrontati con quelli dei cinque anni precedenti, a dare la misura reale dell’incidenza del Covid-19. “Analizzare gli eccessi di mortalità è il metodo meno distorto e ci fornisce un’idea non solo della mortalità Covid-19 diretta (cioè quella ufficiale), ma anche di quella “nascosta” (i deceduti in casa senza possibilità di tampone) e di quella indiretta (ridotto accesso ai servizi di emergenza-urgenza o minore attenzione ai malati cronici)”. Cioè tutte quelle persone che sono decedute perché, per timore di contrarre il virus, non si sono recate al pronto soccorso quando serviva (ad esempio in caso d’infarto) o hanno rinunciato o non potuto svolgere una visita di controllo perché il sistema sanitario era sovraccarico, scoprendo mesi dopo di avere un tumore ad uno stadio troppo avanzato.   

Ecco, se nella prima ondata l’eccedenza di mortalità è stata significativa ma tutto sommato attesa, con la seconda i numeri tracciano un quadro impietoso. Anche e soprattutto per la Toscana. Vediamo perché.

In Italia nel periodo gennaio-agosto 2020 sono stati registrati 475.674 decessi, oltre 37.700 in più rispetto alla media 2015-2019, pari ad un incremento dell’8,6%. Ma la mortalità in eccesso, nella prima ondata, ha coinvolto soprattutto le regioni del nord con un aumento del 19,5%, cioè oltre 39.500 decessi in più: in Lombardia del 38% (25.523 decessi in più), in Trentino Alto-Adige del 18% (1.167 decessi in più), in Emilia-Romagna del 15% (5.010 decessi in più). Invece sia il Centro che il Sud si erano assestati su un bilancio complessivo di sostanziale allineamento tra i decessi osservati in quei mesi del 2020 e quelli medi dei 5 anni precedenti.

In Toscana dall’1 gennaio al 31 agosto 2020 si sono registrati 30.303 decessi, 331 in più rispetto alla media 2015-2019, pari ad un incremento dell’1,1%, 11esima regione in Italia per incremento\diminuzione percentuale rispetto alla media. Ai picchi di mortalità nei mesi di marzo e aprile (+12,8% e +18,4% rispettivamente) hanno fatto seguito livelli di mortalità più bassi dell’atteso nei mesi di maggio (-5,8%), giugno (-2,4%) e luglio (-1,6%). La mortalità in Toscana è torna a mostrare un +6,2% nel mese di agosto, ma presumibilmente attribuibile alle ondate di calore che hanno caratterizzato quel mese nella nostra regione.

Negli ultimi due mesi, invece, c’è stato il salto di qualità. Sappiamo ormai che sono 2.673 i deceduti totali per Covid dall’inizio dell’emergenza, e anche che più della metà (1.521) sono stati registrati dal 20 settembre in poi, cioè in poco più di due mesi si è superato il numero di vittime registrate da marzo a settembre. Ma in attesa che arrivino i dati Istat sulla mortalità di fine anno, un’allerta ci arriva soprattutto dal Sistema nazionale di sorveglianza della mortalità giornaliera (SiSMG), con cui il ministero della Salute monitora quasi in tempo reale la mortalità e gli eccessi di mortalità di 34 città capoluogo con più di 250mila abitanti.

Non solo nell’ultimo report, aggiornato al 17 novembre, è chiarissimo come la mortalità ad ottobre e novembre sia stata molto più alta rispetto a quella degli anni precedenti. Ma anche che, rispetto alla prima ondata, gli eccessi di mortalità non riguardano più solo gli over 85, ma anche persone 75-85enni, i 65-75enni, e al Nord anche i minori di 65 anni. Per la Toscana l’unica città monitorata è Firenze. I numeri parlano da soli. Fra l’1 e il 31 ottobre, a stare al trend degli ultimi 5 anni, si stimavano 316 morti attesi, ce ne sono stati 340, 24 in più (+ 8%). Nei primi 15 giorni di novembre i morti attesi erano 160, sono stati in realtà 259, 99 in più (+62%).

A Milano e Torino, il fenomeno è ancora più imponente. Sotto la Mole, nei primi quindici giorni di novembre erano attesi 327 morti, ce ne sono stati 689, il 111% in più. A Milano gli attesi erano 466, sono stati 849, l’83% in più. Nelle città del nord, sempre nella prima metà di novembre, le simulazioni prevedevano 1.855 morti, quelli reali sono stati 3.241, 1.388 in più. Al centro sud dovevano essere 2.229, sono stati 3.236, 1.030 in più. In tutte le 34 città, rappresentative del 20% della popolazione italiana, gli attesi erano 4.084, sono stati 6.477, 2.393 in più in soli 15 giorni, un eccesso di mortalità del 58,59%. Se si prende in considerazione anche tutto ottobre, in totale si sono registrati 16.519 morti, mentre quelli attesi erano 12.267, cioè 4.252 morti in più in un mese e mezzo rispetto alla media calcolata per lo stesso periodo dei cinque anni precedenti, un eccesso di mortalità del 34,6%.

Per questo, dice Nuvolone, “l’impatto di COVID-19 sulla mortalità sarà, dunque, più consistente di quello, già di per sé pesante, registrato nella prima ondata”. E dunque “l’analisi degli eccessi di mortalità generale fornisce uno spaccato crudo della realtà, che spazza via le inutili e insensate polemiche basate sulle preposizioni”.