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Rt in 4 province toscane troppo alto. Massa Carrara torna "il caso"

Tutte le province della Toscana fra le 39 in Italia con i livelli maggiori di contagio. Ma questa volta non è colpa delle seconde case   

Sebbene la Toscana sia già con le testa al “giallo” annunciato da Eugenio Giani per Natale, ci sono due mappe sulla scrivania dell’unità di crisi regionale che hanno riacceso almeno due allerte sull’andamento della curva. A pochi giorni dal passaggio di colore, non solo si scopre che Massa Carrara, Pisa, Grosseto e Siena restano ancora fra le undici province italiane ad alto rischio, con un indice di contagio Rt superiore a 1,25, paragonabile a quello di Milano, Padova, e dunque in pieno scenario arancio, o addirittura rosso (Siena è sopra 1,5), ma anche che proprio dove pensavamo di esserci lasciati alle spalle gli spettri della prima ondata, da qualche settimana sembrano esserci tornati. Massa Carrara è (ri)diventata il “caso toscano”.

Sia per la velocità con cui il virus si muove fra la popolazione, ma anche per l’incidenza dei casi e dei morti, la più alta della regione negli ultimi 14 giorni. Eppure credevamo che a questo giro fosse in particolare la Toscana centrale la più colpita. Ma andiamo con ordine.

Dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità spiccano 39 province in Italia in cui il livello di contagio resta alto (fra le altre anche Lodi, rossa, poi Frosinone, Belluno, Caltanissetta e Trapani). Seppure la curva stia rallentando ovunque, sono tutte enclave con un Rt sopra la soglia dell’1 da più di un mese, dove cioè in media un infetto contagia più di una persona. Abbastanza insomma per far ripartire l’epidemia in assenza di misure di contenimento. Ecco, fra queste ci sono tutte le province toscane. Ma addirittura 4 vanno peggio. Pisa registra un Rt a 1,38, Massa Carrara a 1,37, Grosseto a 1,3 e Siena addirittura a 1,55. Quasi metà del territorio ha ancora dati sopra la soglia di guardia. Ma attenzione: quei numeri fotografano la velocità del contagio all’11 novembre e l’Rt, diventato una specie di principio regolatore nella progressione geometrica dei colori, non sempre è affidabile se applicato a contesti limitati.

«Si calcola con un’equazione complessa – spiega Francesco Profili, epidemiologo dell’Agenzia regionale di sanità – Ma può essere soggetto a forti oscillazioni se il numero assoluto dei contagi settimanali è basso. Se ad esempio in una zona avevo 50 contagi e la settimana successiva passo a 100 su 100mila abitanti, l’Rt può balzare da 1 a 2, ma non per questo il livello di diffusione deve preoccupare di più di un’area in cui il balzo sia stato da 1.000 a 1.500». Ecco, l’indice di trasmissibilità a Siena e Grosseto potrebbe essere schizzato proprio in ragione di numeri “piccoli”. Tant’è che l’Ars, nell’ultimo report, traccia una mappa del rischio che colloca quelle province fra quelle con il livello più basso, perché rimaste sotto i 200 casi settimanali ogni 100 mila abitanti. Altro discorso per Pisa, Lucca, Prato e Pistoia, quelle con l’incidenza più alta di nuovi positivi rispetto alla popolazione nelle ultime due settimane (si va da 723 a 763 casi ogni100mila abitanti).

Ma l’allarme continua a restare alto per Massa Carrara e alcune zone distretto. La prima è un caso perché all’inizio della seconda ondata sembrava essere stata “risparmiata” rispetto all’impatto subito nella prima. Ora invece gli epidemiologi non riescono a spiegare un’impennata cominciata a inizio novembre e, seppure in fase di raffreddamento, ancora gonfia di contagi. Qui negli ultimi 14 giorni si sono contati 958 casi ogni 100 mila abitanti. Solo l’ultima settimana sembra aver dato un po’ di respiro: la Lunigiana ha registrato 248 casi ogni 100 mila abitanti, con una riduzione del 77%, e l’area Apuana 306 su 100 mila, con un calo del 66% rispetto alla settimana precedente. Ma lì si registra anche la mortalità più alta: 150 morti ogni 100mila abitanti, a Firenze 94, a Lucca, una delle zone focolaio della prima ondata con numeri simili per le vittime, adesso è scesa a 65. Perché proprio Massa Carrara?

Sono le domande che si stanno ponendo gli esperti ma anche le famiglie, gli amici di chi muore. Ecco, questa volta non sarebbero gli “evasi” dalle zone rosse ad aver acceso di focolai la provincia. «Se si trattasse di vacanzieri o gente arrivata nelle seconde case - confida un epidemiologo dell’Asl Nord ovest - ce ne saremmo accorti perché sarebbero emersi fra i ricoverati e i malati gravi. Ma non è così e non abbiamo ancora capito cosa abbia prodotto questi numeri. È vero, abbiamo una delle popolazioni più anziane della Toscana, ma questo varrebbe anche per la Valle del Serchio o l’Amiata, dove invece l’incidenza è una delle più basse. Crediamo si tratti di qualcosa di specifico legato alla nostra terra, ma dobbiamo approfondire, serviranno giorni, forse settimane». Nell'ultima settimana, oltre alla Val di Nievole, al Pratese e al Livornese, c’è un’unica area distretto con dati simili: la Versilia. Ma non con gli stessi livelli di mortalità. —

Elaborazione Ars Toscana