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La Toscana autorizza solo la pesca professionale, scontro su quella sportiva. Caccia vietata

Un pescatore in azione

Il pasticcio burocratico: in Toscana vietata la pesca sportiva anche in solitudine, mentre per il dipartimento dello Sport sarebbe consentita. Caccia sospesa almeno fino al 3 dicembre

FIRENZE. «Solo pesca professionale». In Toscana ci si può spostare, dentro o fuori comune, solo per esercitare la pesca professionale. Insomma per uscire con un peschereccio, andare a pescare acciughe, sogliole, razze, rombi e portarli al mercato ittico, alle pescherie. L’ultima ordinanza del presidente della Regione, Eugenio Giani, sembra aver fatto chiarezza su uno dei temi più dibattuti della seconda ondata di pandemia: la pesca.

Ora che non ci si può più muovere, che l’attività sportiva è limitata, come pure le passeggiate, tutti vogliono andare a pesca. Per diletto. Ma la Regione dice: non è possibile. Tutto chiarito, allora? Proprio per nulla. Nel momento in cui la Toscana cerca di sgomberare il campo da incertezze, ambiguità, ministeri, governo, enti, federazioni continuano a pestarsi i piedi. Questo è il racconto di come su una materia così semplice come la pesca, lo Stato non riesca a trovare una posizione unitaria. E a dare un’indicazione netta ai propri cittadini. Che invitiamo, in Toscana, a seguire, la disposizione della Regione: a pesca vanno solo i pescatori. Chi ha un peschereccio e pesca per lavoro. Gli altri, per ora, devono restare a casa.



Anche se le contraddizioni abbondano sulle interpretazioni del decreto del 3 novembre 2020, norma di riferimento su quello che è consentito o vietato nelle regioni, in base al grado (colore) di allerta . Infatti il Dipartimento dello sport dice una cosa e la Regione Toscana ne sostiene un'altra. Perché se dubbi sulla pesca professionale non ce ne sono (è sempre ammessa), diversa è la situazione per quella sportiva.

L'ordinanza di ieri del presidente Giani non lascia spazio a dubbi. Si legge nell’atto: «Con riferimento alle attività di pesca si precisa che gli spostamenti, anche al di fuori del comune di residenza, domicilio o abitazione, sono consentiti esclusivamente nel caso di pesca professionale». Nessuna limitazione, quindi, per chi abbia in tasca una licenza di pesca. Quel documento, in sostanza, che autorizza all'esercizio dell'attività di pesca professionale ed è rilasciata - spiega la Guardia costiera - all'armatore di un'imbarcazione, regolarmente iscritto nei registri delle imprese di pesca. Il principio è semplice: via libera, se di lavoro fai il pescatore. Ma la pesca sportiva (di superficie, subacquea e dalla barca) è un'altra storia. La Regione dice no agli appassionati di questa disciplina sportiva. Anche se esercitata da soli.

Non la pensa così, però, il Dipartimento dello sport. Nessun contrasto sulla visione della pesca professionale (consentita poiché lo spostamento rientra tra le esigenze lavorative). Ma sulla pesca sportiva l’interpretazione del Dipartimento dello sport della Presidenza del Consiglio si discosta dalla posizione della Regione Toscana. Il Dipartimento dello sport dice che è consentita la pesca sportiva se si è iscritti a una delle competizioni di livello nazionale o internazionale indicate dal Coni. Unico requisito? L'autocertificazione, rimanendo nel proprio comune o anche al di fuori (qualora non ci siano spazi idonei).

«È possibile praticare la pesca dilettantistica o sportiva? No». Questa la risposta del Viminale.

La Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee aveva chiarito, qualche giorno dopo l'entrata in vigore del Dpcm del 3 novembre che «un pescatore residente in un Comune nel quale vi è un fiume può tranquillamente esercitare l’attività di pesca sportiva in quel fiume, fermi restando sempre gli obblighi di non uscire dal proprio Comune e di compilare l’autocertificazione». Precisando però che «questo potrebbe essere invalidato da eventuali ordinanze locali». Ora è stato invalidato da un’ordinaza della Regione. —

CACCIA VIETATA ALMENO FINO AL 3 DICEMBRE

La caccia in Toscana è sospesa almeno fino al 3 dicembre. Ma la situazione cambierà con il passaggio della Regione dalla zona rossa alla zona arancione. Anche se, in quel caso, il raggio d'azione dei cacciatori (salvo diverse disposizioni del governo) sarà molto limitato: i cacciatori potranno muoversi soltanto nel proprio comune di residenza anagrafica e non all'interno dell'Atc, l'ambito territoriale di caccia al quale sono iscritti, che consente di spostarsi, invece, sul territorio dell'intera provincia.

Questa limitazione - che resterà in vigore fino a quando la Toscana resterà in zona arancione - fa infuriare i cacciatori toscani. «Il 4 dicembre, il presidente della Regione, Eugenio Giani, potrà annunciare il ritono della Toscana in zona arancione (dopo che il ministro della Salute avrà firmato il relativo decreto) - spiega Patrizio Zipoli, presidente dell'associazione “Volpoca” di Ponte Buggianese, in provincia di Pistoia - e così si potrà allentare la morsa degli spostamenti. Ma a Giani i cacciatori toscani lanciano un appello perché sia presa in considerazione non la residenza anagrafica, ma quella venatoria come peraltro previsto dalla legge sulla caccia 157 del 1992. Siamo, al momento, nell'incertezza più totale e tutte le associazioni considerano questa restrizione del nostro campo d'azione molto limitante». I cacciatori - conclude Zipoli - si impegnano «a rispettare le disposizioni per evitare la diffusione del coronavirus, indossando sempre le mascherine e mantenendo la distanza interpersonale. Ma la Regione si esprima e faccia questo passo in avanti, concedendoci di superare i confini del comune di residenza». —