Ci sarà lo shopping di Natale: «Solo così i negozi potranno essere salvati»

Lapini (Confcommercio) e Gronchi (Confesercenti)

Il 30% delle piccole imprese ha già deciso di chiudere entro la fine dell’anno. «Le compere a dicembre rappresentano il 50% del fatturato per tanti settori» 

FIRENZE. «Mi faccia un augurio: quello di poter aprire il mio negozio il prima possibile». Anna Lapini, presidente di Confcommercio Toscana, ispiratrice dello sciopero delle tasse, è prima di tutto lei stessa una commerciante.

Titolare di un negozio di design nel cuore di Arezzo da tre generazioni è ora a casa con la saracinesca abbassata. «In un negozio come il mio aprire per lo shopping natalizio significa fare il 50% del fatturato. Lo stesso vale per chi vende casalinghi, articoli da regalo e anche per l’abbigliamento è uno dei mesi con maggiori vendite».


Un mese di shopping

Quanto vale riaprire a dicembre per i commercianti? Vale salvare migliaia di negozi da chiusura certa. Lo dicono in coro e senza esitazioni Anna Lapini e il collega di Confesercenti Nico Gronchi. Non è solo un po’di ossigeno ma riuscire a pagare le spese in arretrato da mesi a causa dei due lockdown, quello di marzo-aprile e questo di novembre, perché già si sa che il 30% delle piccole e micro imprese toscane potrebbe non riaprire più a partire dal primo di gennaio. Hanno finito liquidità e non hanno garanzie per chiedere ulteriori finanziamenti.

«Tradotto in numeri – commenta il presidente Gronchi – ad oggi si sa che a fine anno in Italia chiuderanno 50-60.000 aziende. In Toscana è difficile fare conti precisi ma saranni alcune migliaia».

Per la Toscana si parla di quasi 10mila saracinesche abbassate. «Salvare lo shopping di Natale non è un vezzo, un atteggiamento incosciente – aggiunge Lapini – significa lasciare che le nostre città, i nostri centri storici anche in futuro abbiano le luci accese».

Aperture fino alle 22

Sulle decisioni del governo c’è – sostengono anche le associazioni di categoria – la certezza che i negozi riapriranno. «Le informazioni che anche noi abbiamo è che dal 4 dicembre i negozi saranno aperti, probabilmente fino alle 22. Durante la prima ondata abbiamo chiesto finanziamenti alle banche, abbiamo pagato i fornitori, abbiamo utilizzato i risparmi. Questa volta invece le chiusure ci hanno fatto trovati nudi».

Conti alla mano. Quelli di Lapini: «Nel mio negozio non pago l’affitto perché il locale è nostro. Gennaio e febbraio erano andati meglio dell’anno precedente ma al 18 maggio con il lockdown siamo andati a meno 38% di fatturato. Quando ci hanno richiuso a novembre, grazie a un’estate in cui avevamo recuperato, eravamo a –18%. Ora abbiamo due dipendenti in cassa integrazione, contributi pagati perché io so che quelli non si lasciano indietro, qualunque cosa accada ma non ho fatto i conti. Non ci riesco, temo sia una catastrofe».

La prima ondata, dati Confesercenti, è costata alle imprese Toscane 1,3 miliardi di euro.

«L’apertura a dicembre serve a risollevare le sorti del commercio. Sappiamo che la salute viene prima di tutto ma rispettando tutte le regole questo mese di apertura consentirà di salvare tante attività commerciali. Sono chiusi negozi di abbigliamento, di calzature, orefici e pelletterie: è evidente che qui non ci sono assembramenti e che le normative e il distanziamento viene e verrà rispettato. Se a dicembre, ma non credo ormai sia possibile, ci lasciassero chiusi sarebbe una Waterloo».

Sciopero, risposta a un bisogno

E forse lo sciopero delle tasse evocato una decina di giorni fa dalla guida toscana di Confcommercio potrebbe non essere più necessario. «Lo sappiamo bene che le tasse vanno pagate», replica Lapini.

«Ma non possiamo pensare di dover pagare i debiti di un anno rimanendo chiusi. La mia proposta di sospendere il pagamento delle tasse non è un’idea estemporanea ma il prendere atto di una situazione che comunque si sarebbe creata. Ascoltiamo dalla mattina alla sera storie di disperazione, di colleghi che non sanno come pagare e lo sciopero è stata una proposta conseguente alla situazione».

Gli acquisti on line

Anche con i negozi aperti e lo shopping consentito i dubbi ci sono. Temiamo che si scelga di fare i regali seduti sul divano.

«Cos’è il sano principio della concorrenza, quello che rappresenta il quotidiano modo di operare delle nostre botteghe? » , chiede Gronchi. «È – risponde – confrontarsi con gli altri, partendo dalla stessa linea e godendo di pari opportunità. Ecco nel Black Friday 2020 questo non è successo. Di fronte ad una situazione caratterizzata dalle chiusure forzate nelle regioni rosse e arancioni allo stop nel fine settimana imposto alle attività di gallerie e centri commerciali, sostenere il commercio avrebbe voluto dire rimandare il Black Friday».

«Portiamo rispetto per una classe di lavoratori che rischia di essere spazzata via», conclude Lapini. «Comprate nel negozio di vicinato i prodotti dei vostri territori. Acquistate pranzo o cena da asporto. Non ci si salva da soli: vale per il virus ma anche per la nostra economia».

Ma non sarebbe più facile sviluppare ulteriormente l’e-commerce anche per i piccoli negozi?

«Non siamo indietro», risponde Gronchi. «Ci sono già 4mila attività in toscana che operano su varie piattaforme. C’è però un vantaggio competitivo dei grandi che noi non possiamo avere e per questo abbiamo chiesto una webtax più netta e meno iniqua». —