Consigliere leghista contro i gay: «Depravati». E insiste: «Lo dice il catechismo»

Bagno a Ripoli, Gregorio Martinelli Da Silva: «È una lobby potente e ha piegato la società». E invoca una “giornata dei cattolici etero”

Adesso Gregorio Martinelli Da Silva fa spallucce, quasi con sdegno verso chi gli chiede se davvero creda che «l’omosessualità è una depravazione». «Guardi che tutto ciò che ho scritto è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Lo cerchi, verifichi. Parte terza, seconda sezione. Capitolo II, Castità e omosessualità, paragrafo 2.357, legga legga», ci guida sicuro come se questo bastasse a giustificare quello che ha riportato nella sua mozione. E cioè che appunto essere gay è da depravati, che il disegno di legge Zan serve solo a «incentivare e favorire» certi «comportamenti». E in fondo per lui perfino le iniziative di Ready, una rete nazionale di enti locali attiva da anni nella lotta alle discriminazioni, non sono che «tutta una esaltazione» dei gay, sempre da «condannare (ma non da punire)».

Insomma, gli «omosessuali» per questo 23enne, consigliere comunale della Lega a Bagno a Ripoli, non sono che una lobby. E a loro la società con «la complicità di istituzioni e politici incapaci» s’è piegata in una scientifica opera di discriminazione contro i maschi, etero e cristiani, «i veri discriminati», «costantemente minacciati». Per questo s’è deciso a chiedere al sindaco l’istituzione di una “Giornata dei cattolici - eterosessuali”, per questo ha sottoposto al consiglio la sua illuminante idea. Quella con cui ieri questo giovane salviniano fiorentino, laurea in economia e commercio, è riuscito a mettere (quasi) d’accordo tutti i partiti, perfino il Carroccio e il Pd. Il primo lo ha già scaricato con i suoi big (dall’eurodeputata Susanna Ceccardi al commissario regionale Daniele Belotti), pronto ad espellerlo; il secondo convinto che quel documento ai confini della surrealtà non sia che «una sequenza di deliri e luoghi comuni violenti, aberranti e pericolosi», ha scritto il sindaco Francesco Casini. In pratica, nella sua comica gravità Martinelli non avrebbe «dimostrato la vera natura» del salvinismo. «Se da qualche parte qualcuno dice una castroneria, al 90% è compagno di partito di Salvini», dice il senatore dem Andrea Marcucci.

Ecco, il fatto è soprattutto che Martinelli non s’è per niente pentito. Lo abbiamo sentito e «ammette di aver agito in autonomia, contro il parere del partito», conferma che l’omofobia non esiste» e pure la legge Zan sarebbe servirebbe a fare da «trampolino di lancio per l’acquisizione di diritti per gli omosessuali come l’adozione o il matrimonio gay». E giura: lui è stato «vittima di molestie» da parte di gay «che spesso si sono tradotte in palpate» e ormai «il contesto sociale» è tale che «viene emarginato» chi vede nelle relaziono omosessuali gravi depravazioni». Alla fine Martinelli scatena un terremoto anche nella Lega. Per Edoardo Ziello, deputato pisano, è «scollegato dal contesto di povertà, dolore e sofferenza che stiamo vivendo» e dall’agenda del partito. «Un conto è essere contrari al Ddl Zan, un altro è affermare che le relazioni gay sarebbero “depravazioni”: nulla di più grottesco e offensivo».

«Le sue affermazioni sono lontane anni luce dal nostro modo di concepire la società di oggi - dice Ceccardi, che è anche responsabile nazionale enti locali della Lega - sono convinta che il nostro partito prenderà opportuni provvedimenti nei confronti di questo consigliere». Le fa eco Daniele Belotti. Il coordinatore regionale, insieme alla capogruppo in regione Elisa Montemagni, già nel direttivo regionale di ieri sera avrebbe proposto la sospensione. E lui? Dalla bufera ha tratto un insegnamento? «Sì, che la mia battaglia è giusta e devo continuarla». —