Coronavirus, l'esperta dell'Iss: «Rimonta toscana sull’indice Rt. Cosa serve per tornare in fascia gialla»

L’intervista a Flavia Riccardo, epidemiologa dell'Istituto superiore di sanità, sul contagio nella nostra regione: «Ci sono indicatori che fanno ben sperare e altri che ancora proccupano». Ci spiega anche come funziona il meccanismo sul monitoraggio e il suo pensiero sulla terza ondata

FIRENZE. La Toscana «sta migliorando su molti dei parametri presi in esame». Tanto che «già dalla prossima rilevazione l’Rt potrebbe scendere sotto l’1, di fatto collocandola in uno scenario 1, quello più basso». Ma «probabilmente la regione rimarrà ancora fra quelle ad alto rischio per il forte impatto del contagio sul sistema sanitario». Insomma, spiega Flavia Riccardo, epidemiologa dell’Istituto superiore di sanità, non sarà facile uscire dalla zona rossa per adagiarsi subito in un comodo giallo. La fascia arancio, dai primi di dicembre, potrebbe accompagnarci quasi fino a Natale. Riccardo è una delle ricercatrici che ogni settimana realizzano il report di monitoraggio atteso ormai da tutti gli italiani dal 3 novembre come un oracolo scientifico per conoscere quale sarà il loro destino nella geometria dei gironi (e delle restrizioni) colorati.

Dottoressa, il meccanismo di monitoraggio è stato criticato da alcuni governatori, fra cui Giani, perché ritengono ci sia una sfasatura fra dati «troppo vecchi» e realtà del virus. Sarebbe possibile un’analisi in tempo reale?


«No, non sono vecchi. Innanzitutto, raccogliamo due tipi di dati: alcuni aggregati e in tempo reale, come quelli trasferiti dalla Protezione civile; altri, di dettaglio maggiore, vengono attinti da più fonti proprio per poter dare una raffigurazione prospettica più attendibile, e hanno bisogno di un consolidamento, di essere affinati con verifiche fra noi e i tecnici delle Regioni. Il database è vivo. È un metodo usato dappertutto nel mondo fra gli epidemiologi. Dunque anche se il monitoraggio esamina una settimana dal lunedì alla domenica, i tre giorni successivi servono a consolidare i dati e a “ripulirli”. Se li pubblicassimo il lunedì, senza filtri, rischieremmo di fare errori di valutazione grossi e in una pandemia non ce lo possiamo permettere».

Non sono troppo vecchi per dare informazioni sull’andamento futuro dell’epidemia?

«No. In epidemiologia è cruciale analizzare la tendenza, il dato giornaliero non significa nulla, potrebbe essere soggetto a oscillazioni determinate da fattori diversi e aleatori. E considerando che i tempi di incubazione di Sars-CoV-2 variano dai 5 ai 14 giorni, questa frequenza di aggiornamento è sufficiente a valutare l’andamento dell’epidemia, a capire dove stiamo andando, quando arriverà la nuova generazione di contagiati, quando i positivi potrebbero slittare fra i ricoverati, i guariti o i decessi. E poi c’è l’Rt...»

Che sembra diventato il principio regolatore del mondo pandemico. Ma quello calcolato sulla settimana 9-15 novembre ricostruisce il suo andamento al 4 novembre. Non è troppo datato?

«No perché l’Rt è calcolato sui positivi sintomatici. E sappiamo che i contatti di quegli infetti svilupperanno la malattia alla fine del periodo di incubazione. Dunque il monitoraggio arriva in tempo utile. L’Rt, che stabilisce quante persone può contagiare un infetto nel tempo, è un indicatore prospettico, così come lo sono le previsione sulla probabilità che l’occupazione dei posti letto abbia un’evoluzione negativa a 30 giorni. Aiutano a pianificare i bisogni del sistema sanitario».

Dove non deve fallire la Toscana per tornare in fascia gialla?

«Questa è un’epidemia globale, finire in fascia rossa o arancio non è una colpa. Questa narrazione non rende merito all’impegno di regioni come la Toscana, che sta migliorando molto sul tracciamento ed è una di quelle più virtuose nella comunicazione puntuale dei dati».

I punti deboli?

«Rimane alto l’impatto sui servizi assistenziali, soprattutto per le terapie intensive».

Sono aumentati i nuovi focolai. Erano stati 257 nel report precedente, nell’ultimo 623.

«In realtà è un buon segnale. Mi preoccupa di più quando si vede un numero importante di casi e un numero basso di focolai: significherebbe che il tracciamento è ancora fuori controllo».

Usciremo dalla fascia arancio?

«In Toscana l’epidemia sta rallentando grazie alle misure, ma l’Rt non è ancora sotto l’1. E in molte regioni, seppure si noti un raffreddamento, i casi sono ancora in aumento. Nel Paese viaggiamo al ritmo di 30-40mila casi al giorno. Non è sostenibile. Dobbiamo andare sotto quella soglia e registrare una riduzione importante dell’incidenza».

Nell’ultima settimana la Toscana ha registrato una media di 324 casi ogni 100mila abitanti. Esiste una soglia di sicurezza?

«In nessun libro, ma questo sistema di monitoraggio è in grado di captare i mutamenti di fase. Fra settembre e ottobre notammo il cambio quando si superarono i 50/75 casi su 100 mila abitanti. Questa è una soglia entro cui il virus è gestibile. Siamo concentrati su quanti malati Covid occupano i posti letto disponibili. Ma le soglie di rischio sull’occupazione servono anche a lanciare un’allerta per gli altri malati non Covid. Se si superano quei limiti potremmo non trovare letti per chi ha bisogno di chirurgia urgente, assistenza dopo un infarto, malati oncologici. Tentiamo di fermare la diffusione del Covid anche per non esporre al sovraccarico gli ospedali. Se succedesse, oltre a veder crescere i decessi da Covid, favoriremmo la mortalità indiretta, la gente comincerebbe a morire anche di altro perché non siamo in grado di curarla».

Ma l’Rt in Toscana scenderà sotto l’1 in tempo per il passaggio di fascia?

«Secondo me già dalla prossima rilevazione. Però potrebbe restare alto il rischio di un impatto sul sistema sanitario».

Dunque, resteremo in arancio...

«Questo dovrà deciderlo il ministro con la Cabina di regia. Però la malattia da Covid è lenta. Una volta accumulati tanti casi e ricoveri in ospedale, ci vogliono un Rt sotto l’1 e settimane per uscirne».

Un allentamento delle misure sotto Natale potrebbe esporci a una terza ondata?

«Potrebbe, ma non contano solo le restrizioni. Molto dipenderà dai nostri comportamenti. Ormai lo abbiamo visto con la prima ondata e l’estate: dobbiamo evitare gli assembramenti. E trovare il modo di rendere magico questo Natale senza ignorare che attraversiamo una pandemia. Farlo rischia di peggiorare la situazione rapidamente. Pensiamo a proteggere i nostri cari. L’epidemia sta rallentando ma non è il momento di abbassare la guardia».
 

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