Dai sindaci ai partiti, è rivolta sul taglio alle guardie mediche in Toscana

Dal primo dicembre verranno schierate sul tracciamento e di notte risponderanno solo al telefono. Ora anche il Pd chiede a Giani di ripensarci  

FIRENZE. I primi a dare l’allarme sono stati i consiglieri leghisti una settimana fa. Ieri la stoccata a Eugenio Giani è arrivata da Forza Italia: «Restiamo stupefatti dalla decisione presa dal governatore che con la ordinanza regionale n.107 ha deciso di togliere il servizio della guardia medica dopo le ore 24 fino alle 8 del mattino», lanciano l’allarme il vicecapogruppo alla Camera Stefano Mugnai e la deputata Elisabetta Ripani.

Ma che quello delle guardie mediche notturne “sacrificate” per rinfoltire le squadre destinate al tracciamento o quelle destinate a fare tamponi nei drive-thru ormai è un caso anche fra Giani e il Pd, e fra Giani e molti sindaci di piccoli comuni montani o di zone interne che rischiano di veder sfumare un servizio importante per le loro comunità. Due giorni fa lo stop al progetto con cui la Regione da inizio dicembre punta a potenziare il piano anti-Covid è arrivato proprio dal partito. Un richiamo unitario, non la strigliata di quella o questa corrente.

«Dobbiamo mantenere aperta h24 la guardia medica nelle zone disagiate», dicono Enrico Sostegni, e Vincenzo Ceccarelli, rispettivamente presidente della commissione sanità e capogruppo dei dem in Consiglio regionale, ma soprattutto il primo un post renziano , il secondo un big zingarettiano. Sì perché dal primo dicembre, almeno metà delle 300 guardie mediche dislocate in 148 punti sul territorio regionale verrà impiegata per macinare tamponi o dare la caccia ai contatti dei positivi. E per farlo di notte il servizio resterà solo telefonico. Nessun dottore farà più visite a domicilio. Un piano però su cui la Regione per ora non sembra intenzionata a tornare indietro.

 

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