Vuoi evitare guai? Paga Arrestati i carabinieri diventati taglieggiatori

In carcere due militari dei Nas: si erano intascati 75mila euro da un’azienda vinicola, altri soldi da esercenti e professionisti

FIRENZE

I Nas ti fanno un controllo e trovano delle cose che a loro dire non vanno nel tuo negozio, ma tu paghi una bustarella in contanti ed eviti tutte le sanzioni. Era questo secondo gli investigatori il sistema praticato dai due carabinieri del Nas di Firenze, che da ieri si trovano in carcere su disposizione del gip di Firenze Piergiorgio Ponticelli. Si tratta del luogotenente dei carabinieri Antonio Barrasso, residente a Firenze, e dell'appuntato scelto Luigi Aprile, di Carmignano, colleghi di lavoro al nucleo antisofisticazione del capoluogo. Sono accusati in concorso di peculato, concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità. Nei confronti di Barrasso il pm Carmine Pirozzoli, succeduto nelle indagini alla collega Angela Pietroiusti, contesta anche il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Ai domiciliari, per un solo caso di concussione in concorso, sono finiti un appartenente ai servizi segreti (Aise, Agenzia informazioni sicurezza esterna), Giuseppe Spezzano, di Montecatini, e un viticoltore di Incisa Valdarno, Libero Sorelli, accusati entrambi di aver svolto il ruolo di intermediari in uno dei casi di concussione.


L'inchiesta è partita dopo che i due carabinieri, lo scorso aprile, erano stati arrestati in flagranza mentre intascavano 8mila euro in contanti dalla titolare di uno studio dentistico a Lastra a Signa, denaro che, sempre secondo l'accusa, sarebbe servito per “chiudere un occhio” su presunte irregolarità. Per questo episodio entrambi i militari erano attualmente sospesi dal servizio e si trovavano ai domiciliari quando sono stati raggiunti dalla misura degli arresti in carcere. La concussione più grave sarebbe stata commessa contro una nota azienda vinicola della zona di San Vincenzo a Torri in provincia di Firenze, costretta a pagare 75mila euro. Per questo fatto sono indagati oltre al luogotenente Barrasso lo 007 dell'Aise e il viticoltore, questi ultimi accusati di aver fatto da intermediari tra il carabiniere e i titolari delle ditta.

Siamo nel marzo del 2018 quando Barrasso, senza aver avvertito i suoi superiori, si presenta per un'ispezione nell'azienda. Preleva campioni di vino e, scrivono gli investigatori, acquisisce «un numero spropositato di documenti commerciali, anche privi di rilevanza ai fini della verifica». Il controllo si protrae per settimane: all'azienda non viene contestato nulla di formale, ma le richieste di documenti da parte di Barrasso proseguono, quasi fosse una persecuzione. Intanto nell'ambiente si sparge la voce che la ditta ha problemi coi Nas, e nel dubbio molti clienti ritirano gli ordini. Alla fine, attraverso il viticoltore e l'agente dell'Aise, ex maresciallo della Finanza, ai titolari viene fatto sapere che il pagamento di una somma cospicua potrebbe mettere fine alle verifiche. Prima vengono chiesti 200mila euro, poi viene trovato un accordo, e gli imprenditori pagano 75mila euro in contanti. In un altro caso i due carabinieri si sarebbero fatti consegnare 2.500 euro in contanti dal titolare di un bar a Campi Bisenzio a titolo di pagamento per una presunta irregolarità riscontrata. In un'altra occasione avrebbero minacciato il titolare di una pescheria di Brozzi (Firenze) di farlo chiudere se non avesse pagato 1.000 euro. In un'altra circostanza ancora il luogotenente Barrasso avrebbe attestato falsamente di essere a Siena per accertamenti, mentre invece era andato a pranzo in un ristorante di lusso vicino a San Casciano. I due carabinieri, scrive il gip nell'ordinanza che ne dispone l'arresto, hanno dimostrato una «inaffidabilità attestata dalla loro mancanza di freni inibitori di fronte alla prospettiva di trarre illecito lucro in danno di altri anche abusando delle loro qualità di pubblici ufficiali» e dalla loro «spiccata inclinazione a delinquere».



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