Coronavirus in Toscana, l'analisi dell'ultimo report: i dati che migliorano e quelli che ancora ci "condannano"

Ecco il nuovo monitoraggio della Cabina di regia: il ragionamento sui parametri della nostra regione e i possibili scenari

FIRENZE. Dopo la notte della prima ondata passata a fare da modello del modello Italia, virtuosa fra le regioni virtuose più colpite dal virus, adesso la Toscana si scopre in fondo alla fila. Quella che, insieme a Basilicata e Abruzzo, potrebbe uscire per ultima dai gironi più dolorosi delle restrizioni applicate con la geometria dei colori perché è ancora quella col rischio più alto di evoluzione incontrollata dell’epidemia. La regione che a Natale potrebbe essere ancora sottoposta al giogo delle chiusure arancio se Giuseppe Conte non riuscisse a far passare nel governo la linea dell’allentamento col nuovo Dpcm previsto per il 3 dicembre o se già dalla prossima settimana la stretta non cominciasse a piegare la curva fino ad adagiarci in un comodo scenario di rischio moderato. Perché mentre perfino i focolai d’Italia come Lombardia e Piemonte sembrano aver superato il picco grazie alla cura “rossa” e essere pronti a tornare al giallo, la nostra regione potrebbe rimanere allucchettata ancora per molte settimane.

Certo, sarà pure per effetto di un meccanismo di monitoraggio e comunicazione dei dati surreale, con analisi in ritardo di una settimana sulla realtà del virus, ma è anche vero che quel sistema non è in vigore da ieri. Ma da mesi.

E così anche ieri l’ultimo report, relativo alla settimana 9-15 novembre ci ha consegnato un quadro a luci e ombre. La Toscana non ha più un Rt a 1,8, quello che l’aveva fatta scivolare in zona rossa, ma a 1,31, compatibile con uno scenario arancio (Rt fra 1,25 e 1,5) . «È un netto abbassamento che ci colloca in uno scenario sempre alto, ma che non è più della quarta fascia di rischio», dice Eugenio Giani, il governatore a cui nel giorno del passaggio in fascia rossa «scattò l’orgoglio toscano», deciso a riportarla al più presto alla libertà.

Quei dati sono un buon segno? Ni. Perché se sono ancora 17 le regioni collocate in una classe di rischio alto, la Toscana resta con Abruzzo e Basilicata l’unica inchiodata ancora a uno scenario 3, compatibile con la fascia arancione. Non il peggiore, lo scenario 4, ma comunque da allerta. E gli altri dati per ora non sono abbastanza buoni da prefigurare un rapido scivolamento in giallo, anche se sono quasi tutti in miglioramento.

La scorsa settimana è migliorato il tracciamento dei contatti, passato dal 39,9% al 53,3% dei positivi (anche se Giani dice che in questo momento la Toscana ha già raggiunto il 95%), ma è peggiorato, seppur lievemente, il tasso di positività nel rapporto fra tamponi e positivi, passato dal 25,3% al 25,5%. Migliora di appena un punto (dal 48 al 47%) il tasso di occupazione delle terapie intensive, comunque sempre oltre la soglia di rischio del 30%, e restano accese due allerte sulla capacità di resilienza del sistema sanitario regionale, sebbene su questo Piemonte, Lombardia e Bolzano continuino ad andare peggio.

Siamo poi una delle regioni, insieme a Calabria, Sicilia, Sardegna ed Emilia Romagna, bacchettate dall’Istituto superiore di sanità per il «forte ritardo di notifica dei casi» nel portale nazionale, una mancanza che potrebbe «rendere la valutazione di questi indicatori meno affidabili». E abbiamo un numero alto di nuovi focolai (623) e ancora 11.079 positivi non associati a catene di trasmissione note. Ma il nervo scoperto adesso è il tempo. Se sembra essere bastata la cura arancio e un giorno di rosso (domenica 15) per riconsegnare la Toscana a un quadro epidemiologico più rassicurante, la scansione temporale decretata dal sistema istituito con l’ultimo Dpcm potrebbe frenare un ritorno a misure più lievi.

Per decreto, dobbiamo restare in zona rossa per 14 giorni. Scadranno il 29 novembre, ma sapremo come è andata l’ultima settimana di monitoraggio (23-29 novembre) solo il 3 o il 4 dicembre per partire con la nuova assegnazione il 5 o il 6. E se non scivolassimo in fascia gialla e il nuovo Dpcm di Conte non accelerasse i tempi di comunicazione dei report di Iss e Cabina di regia, dovremmo restare arancio per altre due settimane fino al 20, subendo ancora lo scotto di conoscere l’esito del monitoraggio con quasi una settimana di ritardo.

Addirittura, se proseguisse il rituale del venerdì, Roberto Speranza potrebbe dover firmare l’ordinanza di “liberazione” a Natale. Certo, improbabile visto il pressing delle Regioni sul governo. Ma anche se anticipasse al 21, fra firma, pubblicazione in Gazzetta e entrata in vigore, almeno fino al 23 resteremmo arancioni. Ecco, possiamo ribollire d’orgoglio toscano, ma rischiamo di riscaldarci a malapena un brodino. 


 

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