Toscana arancio dal 3 dicembre a Natale: così si allenta la morsa per negozi, ristoranti e bar

Il parametro principale che decreterà quanto si allenteranno le maglie a partire dai primi giorni di dicembre è l'Rt che misura quante persone contagia ogni contagiato: dovrà essere sotto l'1. Lo spiraglio di un nuovo Dpcm con regole meno rigorose per regioni arancioni e gialle e il passaggio a una classe di rischio più bassa

FIRENZE. È diventata la chiave per aprire la scatola delle regole a cui ci ha allucchettato la pandemia, la linea di confine oltre la quale liberarsi delle privazioni imposte dal virus. Più lui corre, più noi siamo costretti a rallentare. L’Rt dovrà essere sotto l’1 in gran parte delle regioni d’Italia se anche la Toscana vorrà sperare di liberarsi delle restrizioni più dure di questo quasi lockdown. Tradotto: ogni infetto dovrà contagiare meno di una persona. La curva dovrà essere in netta discesa, l’epidemia in forte raffreddamento. «È la condizione necessaria per ogni ipotesi di allentamento delle misure. Se un nuovo Dpcm sarà possibile, sarà legato a questo, l’Rt», assicurano fonti del governo.



Sì, perché Giuseppe Conte starebbe pensando a un nuovo decreto che consenta all’Italia una ripresa dei consumi e dell’economia a dicembre. E per la Toscana potrebbe determinare un nuovo scenario già a partire dal 3 dicembre o al massimo da domenica 6 dicembre. Sarà quella la settimana in cui la regione potrebbe cambiare fascia di rischio e scivolare in arancione. Se si verificasse questo incrocio – un nuovo Dpcm con regole meno rigorose per regioni arancioni e gialle e il passaggio ad una classe di rischio più bassa – la vita dei toscani recupererebbe un pizzico di normalità. Il premier sta pensando ad esempio di consentire l’apertura dei negozi dalle 9 alle 22, c’è un dibattito aperto con il Cts sulla possibilità di dare il via libera ai centri commerciali nel fine settimana (gli esperti vorrebbero continuare a concederlo solo per le regioni gialle), ma di certo il coprifuoco potrebbe essere esteso alle 23 se non addirittura a mezzanotte.

Anche in zona arancio riaprirebbero ristoranti e bar. L’idea è di consentire anche l’attività serale, ma imponendo il rispetto rigoroso delle linee guida e dei 4 posti a tavola. Sebbene anche qui sia Cts che Istituto superiore di sanità suggeriscano cautela e un’applicazione graduale del rilascio. E cioè che l’apertura fino alle 23 sia consentita solo nelle zone gialle (ora è fino alle 18, con possibilità di asporto). Rimarrebbe il divieto di spostarsi fuori regione, ma è chiaro che le nuove norme ridarebbero ossigeno al commercio e alle categorie più colpite.

Ma appunto tutto è legato all’Rt. Sembra un assurdo, ma un numerino sta condizionando le nostre esistenze, è diventato una specie di primo mobile, un principio regolatore di tutte le cose. La Toscana, a stare all’ultimo monitoraggio, registra un Rt di 1,31, molto più basso rispetto all’1,8 che venerdì scorso l’aveva colorata di rosso. Ma resta, insieme a Abruzzo e Baslicata, l’unica regione inchiodata a uno scenario 3. Non quello di massima allerta, ma ancora ad alto rischio (lo sono anche Calabria e Umbria per problemi di comunicazione dei dati).

Ma tutto il monitoraggio, come sappiamo, è riferito alla settimana precedente, in questo caso quella 9-15 novembre. E a stare al dpcm ancora in vigore, chi finisce in una fascia di rischio più alta deve rimanerci almeno 14 giorni prima di scendere a un girone di regole meno severe. Ecco, la Toscana, entrata in zona rossa domenica 15, dovrà attendere di conoscere il monitoraggio della prossima settimana (23-29 novembre) per sapere se sfumerà all’arancio o addirittura al giallo. E a meno che il nuovo decreto non imponga accelerazioni, perfino nella valutazione e nella comunicazione dei report da parte della Cabina di regia, questo non avverrà prima del 3 o 4 dicembre.

E proprio per effetto di questa discrepanza fra registrazione dei dati e loro analisi, potrebbe ritrovarsi in fascia di rischio media fino a Natale anche se la curva nel frattempo fosse diventata compatibile con uno scenario 1 o 2, cioè giallo o addirittura verde, finora neppure contemplato. Perché le due settimane di purgatorio arancione scoccherebbero il 20 dicembre, ma il mitologico monitoraggio verrebbe comunicato giovedì 24 o al massimo mercoledì 23 dicembre. Ecco perché Conte pensa di allentare comunque la stretta con un nuovo Dpcm. Il rischio sarebbe quello di consentire un Natale di shopping e consumi solo a regioni che hanno fatto in tempo a tornare in fascia di rischio basso. Certo, questa sfasatura fra analisi dei dati e realtà resta il nodo cruciale del braccio di ferro con le Regioni. Un meccanismo che potrebbe venir scardinato solo con il nuovo dpcm il 3 dicembre. O al massimo, filtra da Roma, il 10 se si dovesse attendere una settimana in più per riportare l’Rt sotto 1. Insomma, il primo mobile a una quasi immobilità. —

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