Toscana in "arancio" fino a dopo Natale: le date chiave e come anticipare il "giallo"

Ecco perché potremo fare shopping a dicembre ma non potremo diventare zona gialla prima del 27 dicembre. Salvo che il nuovo dpcm previsto per il 3 dicembre non modifichi in corsa le regole per il cambio di colore

La Toscana potrebbe essere tra quelle regioni ancora in zona arancio a Natale. Per quale motivo? E' una questione di date. I numeri della Regione verranno presi in esame il 29 novembre ma basandosi sulle due settimane precedenti e calcolando l'Rt sui contagiati con sintomi difficilmente potremo cambiare zona in quella data. Rimarremo quindi "in rosso". Il 4 dicembre sarà fatta una nuova valutazione ma già dal giorno precedente potrebbe essere varato il nuovo dpcm di Natale.

Prima dell'8 dicembre dovremmo diventare arancio (nel frattempo il calcolo dell'Rt verrà fatto sulle settimane per noi di miglioramento, ma è difficile migliorare così tanto per tornare subito in giallo) e i toscani potranno dedicarsi allo shopping seppur con limitazioni. I negozi saranno aperti e col nuovo dpcm si parla di un orario allungato alle 22  così come si prevede che il coprifuoco potrebbe slittare di un'ora, alle 23. Senza modifiche rimarrebbero chiusi ristoranti e locali dopo le 18 e i centri commerciali nei weekend.

E poi cosa potrebbe accadere?

In teoria, se il ministero non chiederà alla cabina di regia di anticipare il monitoraggio, quello relativo alla settimana 14-20 dicembre, l'ultima che la Toscana dovrebbe trascorrere per le misure arancio, verrà fornito al ministro e reso pubblico il 24 o il 25 dicembre. A quel punto Speranza dovrebbe fare la nuova ordinanza e la Toscana slitterebbe in giallo solo il 26 o il 27 dicembre con il divieto per Natale di andare in altri comuni rispetto a quello di residenza o domicilio.

Se invece col nuovo dpcm cambieranno parametri e tempi, allora tutto potrebbe avvenire prima.

L'ULTIMO MONITORAGGIO

Continua a scendere in Italia l'indice di trasmissibilità Rt, che questa settimana si colloca a 1,18 - con valori tra 1 e 1,25 nella maggioranza delle Regioni - contro l'1,43 di quella passata. Un dato positivo che lascia intravedere una decelerazione della curva epidemica da SarsCov2, ma che da solo non basta. Altri parametri, infatti, restano negativi, a partire dall'incidenza dei casi in crescita che fotografa un'Italia "monocolore" dove l'epidemia imperversa pressoché ovunque. E preoccupano i numeri dei ricoveri ordinari delle terapie intensive.

Il monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e ministero della Salute evidenzia, infatti, come l'epidemia si mantenga ancora a livelli "critici" sia perché l'incidenza di nuove diagnosi resta molto elevata e ancora in aumento, sia per gravità con un significativo impatto sui servizi assistenziali.

Un quadro che spinge il presidente Iss Silvio Brusaferro a dire che è ancora troppo presto per "cantare vittoria" perchè Rt è sopra 1 e ciò vuol dire che i casi, anche se più lentamente, ancora aumentano. "C'è un'Italia un po' monocolore perchè l'epidemia colpisce un pò tutto il Paese anche se negli ultimi giorni il numero dei casi comincia ad appiattirsi", ha sottolineato Brusaferro alla conferenza stampa di analisi dei dati organizzata al ministero, rilevando anche come l'età media dei casi stia "lentamente crescendo". Dall'altro lato, ha rilevato il direttore della Prevenzione del ministero Gianni Rezza, "il dato saliente di questa settimana riguarda l'aumento delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva a causa del Covid-19. Anche se l'Rt è sceso a 1,2 , il che vuol dire che si sta registrando un primo effetto degli interventi, l'incidenza è ancora elevata e supera 730 casi per 100mila abitanti. E questa situazione può durare anche a lungo nonostante l'abbassamento dell'Rt. Ciò indica - ha avvertito - che bisogna continuare a prendere precauzioni e le norme in vigore devono restare ancora valide".

Tutto però mostra come la strategia di diversificazione delle misure "abbia avuto una sua manifestazione di efficacia, ma dico a chiare lettere che questi indicatori di miglioramento e decelerazione della curva devono essere un invito a essere ancora più stringenti e rigorosi", è il monito lanciato dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. I dati, conclude, "sono indicativi di uno spiraglio significativo che si apre, ma questa è una ragione per insistere. Evitiamo di ripetere gli errori dell'estate".

I DATI DELLE REGIONI

Sono solo Lazio, Liguria e Sardegna le Regioni che hanno fatto registrare un Rt sotto l'1 - rispettivamente 0.9 e 0.92, 0.84 - nella settimana dal 9 al 15 novembre secondo le rilevazioni del monitoraggio reso noto oggi dal Istituto Superiore di sanita-Ministero della Salute e aggiornate al 18 novembre. A guidare invece la classifica delle regioni con l'Rt più alto sono la Basilicata con 1.54 e la Toscana con 1.44. Ecco di seguito la tabella con gli Rt di ciascuna regione.

Abruzzo: 1.29
Basilicata:1.54
Calabria: 1.09
Campania: 1.13
Emilia Romagna: 1.2
Friuli Venezia Giulia :1.29
Lazio: 0.9
Liguria: 0.92
Lombardia: 1.25
Marche: 1.27
Molise: 1.05
Piemonte:1.1
PA Bolzano: 1.22
PA Trento: 1.07
Puglia: 1.24
Sardegna: 0.84
Sicilia: 1.13
Toscana: 1.44
Umbria:1.09
Valle d'Aosta:1.23
Veneto: 1.23

 

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