La comunità dei lettori e le sfide del giornalismo alla prova delle nuove idee

All'hackathon dell'Università di Pisa studenti e ricercatori si confrontano su tre quesiti fondamentali per il futuro dell'informazione. La comunità di "Noi Tirreno" protagonista della competizione tra idee e progetti innovativi

I giornalisti che parlano di giornalismo tra giornalisti finiscono inevitabilmente per essere autoreferenziali. Ma hanno un vantaggio rispetto ai medici che discutono di medicina e ai giuristi che discettano di diritto. I lettori dei giornali sono spesso perfettamente in grado di prendere parte alla discussione sul nostro lavoro. Al Tirreno questa consapevolezza si è fatta strada negli ultimi anni. Sempre più spesso abbiamo coinvolto i lettori nella riflessione su ciò che facciamo e sul come, soprattutto attraverso incontri pubblici in redazione, oggi purtroppo impediti dalla pandemia; o tramite la partecipazione a campagne di opinione, dalle liste d’attesa nella sanità al telemarketing selvaggio. Adesso ciò che chiamiamo “comunità dei lettori” diventa anche argomento di discussione all’università. Anzi di sfida.

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Le sfide del giornalismo digitale saranno infatti oggetto, il 9 e 10 dicembre, del primo hackathon organizzato dal Contamination Lab dell’Università di Pisa, nato per incoraggiare lo spirito imprenditoriale degli studenti e diretto dal professor Leonardo Bertini. Un hackathon è una competizione aperta a gruppi di persone con competenze diverse, che si confrontano per risolvere un problema in modo multidisciplinare e che generalmente chiama in causa anche l’informatica. Nel nostro caso gli studenti e i ricercatori pisani – ingegneri ma anche aspiranti umanisti, economisti, comunicatori, etc – si cimenteranno su tre sfide cruciali per il giornalismo.

Il Tirreno è partner di questa iniziativa insieme al Polo tecnologico di Navacchio che regalerà ai partecipanti un abbonamento mensile ai servizi digitali del giornale. E a Pemcards di Emotion (chi ha partecipato ai nostri eventi sul territorio ricorderà questa startup che attraverso una app realizza le cartoline personalizzate che ha ricevuto a casa come ricordo del tempo trascorso insieme). Gli altri partner sono aziende innovative del territorio: Seacom, Digital-Hub, Intarget e iDna. Gli esperti di queste imprese affiancheranno studenti e ricercatori, li aiuteranno a districarsi tra gli argomenti, giudicheranno infine i loro progetti, decreteranno i vincitori e assegneranno i premi che hanno messo a disposizione (qui i dettagli, ci si può iscrivere entro il 25 di novembre).

Ecco le tre sfide.

La prima raccoglierà idee e progetti per “accrescere e fidelizzare la comunità dei lettori”, cioè lo zoccolo duro dei cittadini più affezionati e interessati a partecipare alle iniziative e alle battaglie del giornale.

La seconda riguarda i giovani e il modo di raggiungerli con le notizie. Uno snodo strategico per garantire al giornalismo i lettori del futuro, che chiama in causa la riflessione sui formati dell’informazione, sulla presenza sui social e sui canali di messaggistica, su cosa davvero interessa alla fascia di pubblico in assoluto più sottorappresentata nelle discussioni in redazione, spesso ripagate con altrettanta indifferenza.

La terza, infine, chiede di individuare nuove possibili fonti di ritorno economico. Un giornale come il nostro vive di pubblicità, copie vendute in edicola e abbonamenti digitali. Esistono, soprattutto all’estero, altre possibili voci di ricavo come gli eventi a pagamento, i corsi di formazione, le donazioni, la vendita di servizi collaterali. (No, tra queste non c’è il finanziamento pubblico, che in Italia riguarda un’esigua minoranza di giornali tra i quali non figura Il Tirreno). Una sfida importante perché la sostenibilità del giornalismo combacia con la sua libertà di informare con imparzialità.

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La possibilità dell’hackathon è preziosa: spalanca la discussione su questi argomenti alle giovani professionalità in formazione, alla creatività, al mondo dell’innovazione e alle nuove idee di futuro. Del resto la strada compiuta negli ultimi due anni al Tirreno ci ha già impartito alcune lezioni fondamentali: che esiste un pubblico di cittadini disposti a mettere a disposizione qualcosa (tempo, denaro, conoscenza, partecipazione) se riconosce nel lavoro del giornale un valore per loro e per la collettività. E che un giornale come il nostro, che ogni giorno finisce inevitabilmente per urtare la sensibilità di qualcuno, può incontrare sulla sua strada moltissimi alleati se decide di aprirsi al loro ascolto.

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