La Toscana è arancione, nuova stretta per evitare il collasso della sanità: le regole

Giani dà parere favorevole al cambio di fascia, Speranza firma l’ordinanza. La Regione pronta agli ospedali da campo, vicini al blocco delle attività no-Covid

I dati non andavano bene già la scorsa settimana, quando era stato firmato il primo decreto. La Toscana aveva un tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva superiore alla soglia di allerta: 36% (invece del 30%). I segnali della crisi - proprio nel senso di rottura - erano, comunque, ancora più visibili. Le ambulanze in coda davanti all’ospedale di Cisanello, il pronto soccorso di Empoli che manda i pazienti a Careggi. E ieri, il pronto soccorso di Pistoia che chiude per “tutto esaurito”. Quando il ministro della Salute Roberto Speranza firma il decreto per proclamare la Toscana regione di “fascia arancione” nessuno si meraviglia. Neppure si oppone. Anzi: 15 giorni di stretta, di un lockdown più severo, forse serviranno a piegare la curva dei contagi.



La notizia (attesa) arriva nel primo pomeriggio, quando la giunta è riunita. Ma già in mattinata, il governatore Eugenio Giani aveva annunciato di essere disposto ad arrivare a provvedimenti estremi, se necessario: allestire ospedali da campo davanti agli ospedali, pur di non lasciare pazienti senza posto letto. Poi in serata ribadisce un altro concetto: non si metterà di traverso al governo. Se gli esperti (e i numeri) dicono che la Toscana è in una zona a rischio, dal punto di vista della pandemia, è bene adottare misure severe. Così si fa prima a uscirne.

Inutile, insomma, perdere altro tempo. E vedere crescere il numero dei malati, mentre la Regione si affanna a ricavare ospedali di emergenza a Prato - proprio ieri è stata firmata l’ordinanza per creare i 500 posti letto nell’ex Creaf (il centro polimoda mai decollato) - o nell’ospedale dismesso di Lucca, al Campo di Marte (dove stamani alle 9,30 Giani ha in programma un sopralluogo).

«È certo - esordisce il governatore che non lascerò mai nessuno sotto le logge. Tutti i malati Covid devono trovare un posto in una struttura muraria, ma se non avessi altra scelta allestirei anche strutture da campo davanti agli ospedali». Uno scenario del genere si proporrebbe solo se si superassero i 3mila ricoverati Covid in ospedale. E si si superassero i 2mila ricoverati Covid in ospedale (ieri ne sono stati contati 1.776, sono 76 in più del giorno prima, di cui 234 in terapia intensiva).

Oltretutto, oltre la soglia dei 2mila ricoverati Covid in ospedale la chirurgia di elezione le e attività no Covid “non differibile” si fermerebber, per evitare il collasso degli ospedali. E della sanità.È a quel punto che Giani ricorrerebbe anche alle strutture da campo davanti agli ospedali. A quel punto significherebbe aver esaurito pure i posti delle terapie intermedie o non averli ancora realizzati. Del resto questi sono i giorni della corsa alla ricerca dei letti. Ieri, ad esempio, ne sono stati presentati altri 30 all’interno dell’ex ospedale I Fraticini, ora struttura sanitaria gestita dalla Cri.

«Il messaggio che voglio dare - insiste il governatore anche a Zapping su Radio1 - è che facciamo il sacrificio ora per poterne uscire il prima possibile. Con spirito assolutamente costruttivo mi adopererò per il rispetto delle nuove restrizioni stabilite dal Comitato tecnico-scientifico ha fatto e di cui assolutamente mi fido. Il sacrificio ci e mi impegna ad aumentare l'offerta sanitaria, di letti che possano alleggerire gli ospedali: ci impegna a darci da fare perché i comportamenti dei cittadini possano essere responsabili e virtuosi per rallentare questo virus».

Del resto i medici di famiglia già insistevano da giorni per intensificare le misure restrittive . Giani aspettava solo il via libera del ministro della Salute. Che è arrivato ieri: «Speranza mi ha chiamato per chiedermi il parere (sul passaggio di fascia, ndr) come prescritto dal Dpcm. L’ho espresso favorevole, perché ritengo che si debba fare squadra. Oggi la Toscana è in una situazione intermedia in Italia, cerchiamo di resistere ora per uscirne prima». In questi momenti - ribadisce Giani - le istituzioni devono essere il più «possibile unite per essere credibili e rassicuranti verso i cittadini. Se ci sono inevitabili elementi di frizione, con spirito di responsabilità li dobbiamo limitarle. Ogni Regione rispetti quello che il comitato tecnico-scientifico le attribuisce».

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