Caos ospedali, i sindaci dell'Empolese Valdelsa vogliono la "zona rossa". Giani al Tirreno: «Ma decide il ministro»

Il pronto soccorso e i reparti Covid al collasso a Empoli, malati dirottati a Careggi. I primi cittadini invocano la stretta: «Non reggiamo». La risposta del governatore. In arrivo 28 posti dall'ospedale di San Miniato

FIRENZE. Mentre a Roma i governatori chiedono di allentare la stretta, avvitati in una corsa al consenso non solo dannosa ma ormai perfino ridicola, i sindaci delle zone più colpite invocano «misure più rigide, drastiche». «Giani si sbrighi», manda a dire Brenda Barnini. Vogliono una zona rossa impiantata nella “gialla” Toscana.

I primi cittadini dell’Empolese Valdelsa hanno scritto al governatore dopo l’ultimo campanello d’allarme scattato all’ospedale San Giuseppe, col pronto soccorso costretto a dirottare le emergenze e i malati Covid a Careggi per mancanza di posti letto. Venti ambulanze, di cui ben 12 cariche di pazienti positivi, sono state “respinte” e spedite a Firenze, perché ormai i reparti del San Giuseppe sono al collasso. Sono già 100 i ricoverati. «I territori dell'Empolese Valdelsa non hanno numeri molto dissimili da quelli delle aree più colpite della Lombardia o del Piemonte», scrivono i sindaci.

«Il nuovo Dpcm - dichiara il presidente dell'Unione dei Comuni Empolese Valdelsa, Alessio Falorni - ha introdotto un regime differenziato di rischio contagio che inserisce la Toscana in zona gialla, quindi in un quadro moderatamente accettabile di diffusione del contagio. Ciò però non trova corrispondenza nei dati di un'ampia area della nostra regione. Se vero che i 21 indicatori utilizzati per l'attribuzione del 'colore di rischio' alle regioni, o a parte di territori di esse, hanno carattere medico-sanitario, sono proprio le notizie e i dati che giungono dai presidi ospedalieri della zona che mettono pi in allarme e fanno presagire il pericolo di una diffusione del contagio fuori controllo». Interpellato sul caso dal Tirreno, Giani risponde: «Una decisione del genere non è di mia competenza, bensì del ministro Speranza».

Può sembrare un caso limite in Toscana, in realtà rischia di essere la punta di un iceberg. Già l’Ars il 31 ottobre scorso ha collocato fra le aree distretto a rischio l’Empolese Valdelsa. Troppo alta l’incidenza del contagio, fuori controllo l’incremento dei casi. Solo che l’Empolese non era l’unica enclave inserita nella mappa fra quelle con il quadro più preoccupante. C’erano anche tutta l’area fiorentina, il Pratese, Massa, la Versilia, Lucca, l’aretino, Livorno e la Bassa Val di Cecina. Così ieri è suonato un altro campanello di allarme per Giani. Il bollettino regionale ha segnato l’ennesimo record: + 2.787 nuovi contagi, con il 27,6% dei positivi su oltre 10 mila persone testate. Tradotto: più di una persona su quattro sottoposta a tampone è infetta, un numero che per gli esperti ha un significato preciso. Continua a fare acqua il tracciamento dei contatti, nonostante ad Arezzo e ieri a Carrara siano partite le maxi centrali con 150 tracer incaricati di eseguire le interviste telefoniche a chi è in isolamento e provare a spezzare la catena del contagio rintracciandone i contatti stretti. Non solo. Continua il trend nero delle vittime: anche ieri 30 persone sono morte, 20 uomini e 10 donne con un'età media di 81,9 anni.

Ma è proprio la richiesta dei sindaci ad aver acceso la spia rossa al tavolo della task force regionale. E che avrebbe convinto definitivamente Giani ad accettare il verdetto che oggi dovrebbe arrivare dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità. In quel report la Toscana potrebbe essere già scivolata in uno scenario 3 e in una classe di rischio alta, abbastanza da farla passare dalla fascia gialla a quella arancione. Se così fosse, il ministro Roberto Speranza firmerà subito un’ordinanza e le nuove restrizioni entrerebbero in vigore il giorno successivo la pubblicazione in Gazzetta. Tradotto: domani o martedì.