Nove i progetti più vicini al vaccino. Quello italo-inglese in pole position

Dall’Europa agli Usa alla Cina attesa per gli ultimi test. Di Lorenzo (Irbm): «Sperimentazione conclusa per fine novembre»

Mai come in questo caso siamo in palpitazione per l’esito di una corsa, e soprattutto non facciamo il tifo per nessuno ma speriamo che vincano tutti. È la corsa contro il tempo, contro l’angoscia e il dolore. La corsa per arrivare al vaccino che cancelli dal mondo l’incubo del coronavirus. Una corsa che vede impegnate multinazionali farmaceutiche e grandi università e centri di ricerca di varie parti del pianeta. E alcuni di questi protagonisti sembrano davvero vicini alla meta, tanto che per alcuni progetti, due in particolare, si parla del via alla distribuzione delle prime dosi forse già entro la fine dell’anno: quello della AstraZeneca, al quale partecipa anche l’Italia attraverso la Irbm di Pomezia, e quello americano di Moderna.

TRE TIPOLOGIE


A causa della difficoltà di prevedere il tipo di risposta immunitaria prodotta, le strategie adottate risultano molto diversificate fra loro e, di conseguenza, il tipo di vaccino. In particolare – come spiega un dettagliato report dell’Ars, l’Agenzia toscana della sanità – i ricercatori stanno lavorando su tre tipologie di vaccini. Uno è quello che utilizza una sequenza di Rna del virus (sintetizzato in laboratorio) che, una volta iniettata nell’organismo umano, induce le cellule a produrre una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria. Il vaccino a Dna, è simile a quello a Rna ma utilizza un frammento di Dna del Sars-Cov-2. Il vaccino proteico, invece, utilizza proteine del capside virale che iniettate nell’organismo combinate con altre sostanze esaltano la risposta immunitaria.



LA FASE 3

Sono decine, in giro per il mondo, gli studi e i progetti attivati per la ricerca del vaccino anti-Covid. Nove di questi (come riporta la grafica qui accanto) sono oggi nella Fase 3, quella più avanzata della sperimentazione clinica. La fase in cui, superate le due precedenti, il vaccino viene somministrato a un numero elevato di persone volontarie (decine di migliaia) allo scopo di valutare la reale funzione preventiva. Se anche questa fase darà esito positivo il vaccino può essere registrato e si può procedere alla distribuzione su larga scala. È l’Organizzazione mondiale della sanità che raccoglie e aggiorna tutte le informazioni e gli stati di avanzamento delle ricerche sui vaccini in sperimentazione clinica.

ANCHE L'ITALIA IN POLE POSITION

Fra i progetti che sembrano ormai prossimi alla conclusione della Fase 3 c’è anche quello della multinazionale AstraZeneca che sta sviluppando il vaccino in collaborazione con l’italiana Irbm di Pomezia e l’Università di Oxford. «Se non insorgeranno problematiche improvvise è ragionevole pensare che la fase clinica di sperimentazione possa concludersi entro fine novembre o i primi di dicembre». Lo ha annunciato pochi giorni fa Piero Di Lorenzo, presidente di Irbm. «Al termine della Fase 3, la palla passerà all’Agenzia europea del farmaco (Ema) che valuterà l'eventuale validazione – ha aggiunto – In circostanze normali sono necessari fino a dodici mesi per la validazione, ma in questo caso la procedura, già iniziata, sarà più breve». L’annuncio del presidente di Irbm era stato anticipato qualche giorno fa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Se le ultime fasi di preparazione, il cosiddetto rolling value, del vaccino Oxford-Irbm-AstraZeneca saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all'inizio di dicembre».

USA, CINA, RUSSIA

Anche il progetto della Moderna risulta alle battute finali della Fase 3. È uno dei vaccini made in Usa attorno ai quali si sta giocando una parte considerevole della campagna presidenziale, a colpi di annunci e promesse da parte di Trump e di Biden. Attualmente è sospeso un altro progetto americano, l’Ad26, a causa di una patologia non prevista di uno dei volontari sperimentatori.

Pure un paio di progetti cinesi, fra i tanti attivati, risulterebbero in via di completamento: quello VeroCell che viene sviluppato in collaborazione fra Pechino e il laboratorio Elea di Phoenix in Arizona; e quello CanSino che è interamente a sviluppo cinese. In una fase avanzata c’è anche il progetto dell’australiana Novavax, e altri dal Brasile alla Turchia alla Corea del Sud. C’è poi il progetto russo Gam, sul quale Putin ha speso tempo fa dichiarazioni entusiastiche fornendo una tempistica record di produzione, finita però nel mirino delle autorità di controllo che hanno frenato sull’effettiva messa a punto del vaccino. Almeno fino a qui. —
 

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