Dalla Toscana le confezioni per il vaccino anti Covid-19

La scatola del vaccino

Segnali di speranza da Pontedera, alla Palladio sono già in produzione scatole e “bugiardini” per il siero anti-Covid

PONTEDERA. Il germe della speranza, per l’Italia e non solo, è sbocciato nel cuore della Toscana che produce, a Pontedera, in provincia di Pisa. È qui - non lontano da un altro luogo iconico, la fabbrica della Piaggio, che più di 75 anni fa ha dato i natali a un simbolo del made in Italy nel mondo, la Vespa - che dall’inizio di questa settimana è iniziato l’iter produttivo del “contenitore” per un “contenuto” davvero speciale, atteso, agognato, quotidianamente evocato in ogni parte del pianeta: il vaccino contro il Covid-19.

È nello stabilimento pontederese della Palladio Group, società con sede legale a Vicenza con oltre 800 dipendenti e insediamenti produttivi tra Italia, Irlanda, Serbia e Russia, che dall’inizio di questa settimana è iniziata la produzione dei primi lotti di scatole e bugiardini del vaccino anti-Covid. Una conferma indiretta arriva dalla stessa azienda, che in un “redazionale” uscito sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore, forte di una comprovata esperienza nel settore del packaging farmaceutico, annuncia di «essere stata scelta da più aziende per il confezionamento di importanti commesse per la produzione di materiale di confezionamento per i vaccini anti-Covid». La Palladio non ha fornito indicazioni sui “clienti”, preferendo mantenere segreto il nome della società, o delle società, che producono il vaccino destinato a trovare “casa” nelle confezioni prodotte nel Pisano. Ma è certo che tra queste, in prima fila, tra le possibili committenti, potrebbe esserci anche la Irbm, il centro di ricerca di Pomezia, diretto da Piero Di Lorenzo, che in una recente intervista a La Stampa ha espresso «un prudente e fiducioso ottimismo», sostenendo che il “candidato vaccino” messo a punto con lo Jenner Institute di Oxford, prodotto dalla multinazionale britannica AstraZeneca, «è il primo nel mondo occidentale a essere preso in esame da un’agenzia regolatoria»; che «potrebbe essere già pronto a novembre» e che «se tutto va bene entro fine anno in Italia potrebbero arrivarne tre milioni di dosi».


L’impressione è che queste siano settimane decisive per la corsa al siero anti-coronavirus. Dopo le fasi sperimentali, e le conseguenti scremature, alcuni candidati sembrano molto vicini ad avere i dati preliminari dei test, necessari per le prime richieste d’approvazione. Lo stesso premier Giuseppe Conte giorni fa si era sbilanciato sull’eventualità che le prime dosi del vaccino possano arrivare entro la fine del 2020. Magari con un doppio sigillo italiano, frutto di germi della speranza sbocciati a Pomezia e a Pontedera. —

(Ha collaborato Dario Pellegrini)


 

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