Piano "ristori", tasse: verso il rinvio delle scadenze. Le 4 mosse per aiutare le imprese colpite dal Dpcm

Il ministro Gualtieri

Tasse, contributi a fondo perduto, locazioni e cassa integrazione: ecco a cosa si sta lavorando

I “ristori”, come li chiama Conte, in quattro punti. Le imprese toscane di fronte all’incubo del nuovo lockdown, perché chiudere i ristoranti alle 18 gli assomiglia molto, li aspettano in tempi brevi, sperando che bastino per sopravvivere. Il decreto è atteso per oggi (martedì 27), domani al massimo. E la vera novità sta nel rinvio delle scadenze ordinarie di ritenute e contributi previdenziali, forse anche dell’Iva. Mentre quello di Irpef, Irap e Ires era già previsto nel decreto di agosto.

CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO


Saranno erogati alle aziende con il codice Ateco compreso fra quelli “danneggiati” dall’ultimo Dpcm. Si andrà da un minimo di 2000 euro per le imprese. Resta da capire se saranno davvero sganciati dal fatturato come ha anticipato il ministro Gualtieri, peraltro senza neppure fare domanda se era stata fatta la volta precedente. Con un plafond di 2 miliardi e 350000 imprese interessate c’è il rischio che una pioggia uguale per tutti serva solo a una piccola parte, poco o niente alle altre. Una sorta di quella che, con una provocazione, l’economista Milton Friedman chiamò “helicopter money”, soldi lanciati dal cielo. Peraltro chi non aveva fatto domanda l’altra volta rischia di andare in coda a tutti. Come nel decreto rilancio sarà l’Agenzia delle Entrate ad erogarli. Che ancora una volta diventa, in sostanza, un’Agenzia delle Uscite.

LOCAZIONI

Dovrebbe essere confermato il contributo alle locazioni, per i mesi di ottobre, novembre e dicembre, per valori compresi fra il 50 e il 60%. È un credito di imposta, che può essere ceduto al proprietario, ma non è detto che tutti abbiano possibilità di compensarlo e che quindi lo accettino.

CASSA INTEGRAZIONE

Sono previsti dai 5 ai 7 miliardi per la proroga al 31 gennaio. Saranno finanziate altre 10 settimane della Cig Covid-19, a disposizione delle imprese che stanno esaurendo le precedenti 18 settimane previste dal decreto agosto.

La scadenza, a seconda dei casi, è prevista tra la metà e la fine di novembre. Le nuove 10 settimane consentiranno di arrivare al 31 gennaio e in finanziaria 2021 ce ne saranno altre 8, per 18 complessive.

LE TASSE

Questo è il punto più importante. Ma va fatto un passo indietro. Già il decreto di agosto (104/2020) consente alle imprese che abbiano avuto nei primi sei mesi del 2020 un fatturato inferiore ai primi sei mesi del 2019, di rinviare il pagamento dell’acconto (Irpef, Irap, Ires),originariamente previsto al 30 novembre, al 30 aprile 2021. Si tratta di una fetta importante (il 60% del 99%).

Nel nuovo decreto si vanno a toccare altre voci, secondo le indicazioni che stanno trapelando, in sostanza un rinvio delle scadenze ordinarie al 31 gennaio. Prima di tutto dovrebbe essere possibili rinviare le ritenute e i contributi previdenziali, che hanno scadenza il 16 novembre e il 16 dicembre. Lo stesso il saldo dell’Imu, che scade il 16 di dicembre. Ancora non è certo, invece, che sia possibile rinviare l’acconto dell’Iva, con scadenza anche questo il 16 dicembre. 


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi