Coronavirus in Toscana, il neo assessore alla sanità rassicura: «Potenziamo il sistema, fra 10 giorni la curva dei contagi scenderà»

Simone Bezzini, nuovo assessore alla sanità della Toscana

La prima intervista di Simone Bezzini: «Creeremo tre maxi centrali del tracciamento. Poi autonomia ai sindaci sulle restrizioni». Ecco le sue previsioni

FIRENZE. Sa che finora l’andamento del contagio ha raddoppiato la sua onda d’urto di settimana in settimana, ma «grazie alle misure restrittive varate dal governo e all’irrobustimento del sistema sanitario che stiamo mettendo in atto – dice – fra una decina di giorni confidiamo che la curva cominci a regredire». Senese, 51 anni, una vita politica tutta nella filiera Pds-Ds-Pd, prima consigliere comunale a Colle Val d'Elsa, poi presidente della Provincia di Siena, gli ultimi 5 anni da consigliere regionale, Simone Bezzini è assessore alla sanità della Toscana da appena sei giorni, eppure dice di aver già sgobbato come se lo fosse da un mese. «Da quando ho iniziato non faccio che fare riunioni, studiare, incontrare dirigenti, tecnici, medici, preparare atti…», racconta mentre aspetta di entrare in unità di crisi con i direttori generali delle Asl. Zingarettiano, in mano l’80% del bilancio regionale e una responsabilità enorme: traghettare uno dei settore cruciali della società governati dalla Regione nella fase più difficile affrontata dal dopoguerra ad oggi. Anche perché non avrà alle spalle un governatore magari ingombrante ma attivissimo come Enrico Rossi sul fronte della pandemia.



Non sarà un assessore alla sanità come gli altri. Che effetto le fa?

«Sono onorato dalla scelta del presidente Giani, ma avverto anche il peso di una grande responsabilità. Per questo, da quando ho assunto l’incarico, mi sono gettato in un full immersion nelle questioni del coronavirus».

Siamo oltre la soglia dei 2mila contagi. C’è chi dice – come l’economista Giovanni Dosi del Sant’Anna – che le misure del governo Conte siano inutili oltre che dannose. I medici sono in allarme, temono un boom di ricoveri. Come si ferma l’onda?

«Intanto mi auguro che le misure del governo prima stabilizzino e poi pieghino verso il basso la curva. Per quel che ci riguarda, più che firmare nuovi provvedimenti, dobbiamo rendere attuativa l’ordinanza varata sabato. E lo stiamo già facendo».

Come? Visto il sistema del tracciamento è fuori controllo.

«Infatti partirà nelle prossime 48 ore una campagna di reclutamento di giovani specializzandi e neolaureati per attivare nel giro di due settimane tre maxi centrali del tracciamento dove impegnare 800-1000 medici che eseguano le interviste telefoniche per rintracciare i contatti dei positivi. Verranno realizzate alla Fortezza da Basso per l’area centro, a in un’area fiere a Pisa per l’area nord ovest e ad Arezzo fiere per la Sudest».

Poi?

«Poi dobbiamo rimettere in moto 30 Usca e portarle a 90 in tutta la Toscana, e questo possiamo in poco tempo».

Secondo il piano di emergenza, oltre i 1.300 ricoveri Covid, gli ospedali devono cominciare a ridurre l’attività programmata. Siamo a 889 ricoveri.

«Per ora prosegue regolare, e mi auguro che non dovremo arrivaci. È chiaro che la sostenibilità del sistema non è infinita. Per questo è decisivo trovare alberghi sanitari distribuiti in modo omogeneo sul territorio per almeno 1500 posti da destinare anche all’assistenza di malati lievi oltre che alle cure intermedie per alleggerire la pressione sugli ospedali; poi ci consentiranno di evitare il contagio in famiglia e isolare gli operatori sanitari che non vogliono mettere a rischio i parenti. Domani (martedì 27, ndr) riuniamo il gruppo di lavoro e subito dopo ci incontreremo con gli albergatori per saggiarne la disponibilità. Ma se sarà necessario assumeremo medici per rafforzare gli ospedali».

Quanto corre l’epidemia, che previsioni avete?

«L’Rt, l’indice di trasmissibilità, è poco sopra l’1,5. Cioè un positivo infetta più di una persona. Ma secondo le nostre previsioni le misure restrittive fra una decina di giorni dovrebbero cominciare a produrre effetti, prima stabilizzando e poi facendo regredire la curva».

Finora i contagi sono raddoppiati di settimana in settimana. Chiuderemo questa a quota 15 mila.

«Dobbiamo reggere l’onda d’urto delle prossime tre o quattro settimane. E questo si fa a due condizioni: che il sistema sanitario si irrobustisca e che ci sia un rispetto rigoroso delle regole da parte dei cittadini».

Ci arrivano molte segnalazioni di genitori che attendono la risposta ai test rapidi da una settimana. Come è possibile? Dov’è la rapidità?

«So di ritardi sui risultati dei tamponi, non dei test rapidi. Ma proprio domani (oggi, ndr) con i direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere faremo il primo punto per liberare i colli di bottiglia che si sono generati sui test. I ritardi sono dovuti al fatto che la mole dei positivi è cresciuta. Sono soprattutto le città, le zone più densamente popolate, quelle più in affanno. Ma mi è stato assicurato che è in corso un’operazione di smaltimento degli arretrati».

Lei avrebbe optato per misure più drastiche? È sulla linea di Speranza o su quella di Conte?

«Dobbiamo reggere per tre o quattro settimane per fronteggiare l’aumento esponenziale del contagio, ma anche se poi riuscissimo a trovare un equilibrio fra restrizioni e potenziamento del sistema sanitario non basterebbe. Dobbiamo costruire un modello di gestione per la convivenza col virus che coinvolgano le comunità e i sindaci. Dopo, non sarà pensabile il ritorno al lockdown duro. Penso all’istituzione di un modello secondo cui, di fronte a certe avvisaglie - come ad esempio la crescita dell’indice Rt - si potrebbe far scattare in via preventiva una stretta per un periodo in un’area di uno o più comuni». 
 

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