Coronavirus, la speranza di Conte è anche in un farmaco toscano: che cos'è, i tempi e come agisce

Fabrizio Landi presidente di Tls e il team del laboratorio senese che lavora alla ricerca sulle cure anti-Covid

Il presidente della Fondazione Toscana Life Sciences dà i tempi della ricerca in corso a Siena a cui il premier guarda con molta fiducia. «È simile al farmaco iniettato a Trump. Vi spiego le differenze». E sul vaccino dice: «A dicembre sapremo solo quelli che funzionano»

SIENA. C’è un piano in una delle sedi della Fondazione Toscana Life Sciences, a Siena, in cui la luce è sempre accesa. Una squadra di 15 ricercatori, coordinata dallo scienziato Rino Rappuoli, già guida della ricerca che ha portato all’individuazione del vaccino per la meningite C, sta percorrendo una delle strade che potrebbero condurre alla cura del Covid. I risultati sono attesi entro la fine della primavera. Tardi, se ci limitiamo a quanto ha anticipato sui vaccini il premier Conte. Non proprio se invece consideriamo che, in realtà, il vaccino non potrà essere disponibile - per tutti - prima del 2022. A presiedere la Fondazione Tls, in questa fase strategica è Fabrizio Landi, ora - per tutti - l’uomo degli anticorpi anti-Covid. Tls è la fondazione pubblico-privata che raggruppa le aziende private e i laboratori di ricerca legati alla salute della Toscana. E a proposito di Conte, il premier considera proprio il farmaco "toscano" una delle speranze principali per la cura del Covid.

Presidente, a che punto è la lotta per sconfiggere il Covid?

«Chiariamo subito che noi, a Siena, non stiamo facendo ricerca sui vaccini ma sulla possibilità di curare l’infezione causata dal virus. Quando è arrivato il Covid tutti abbiamo pensato al vaccino che però ha necessità di tempo per arrivare alla fase finale. Si sta facendo molto velocemente ma c’è un limite tecnico. Oggi 9 vaccini sono in fase di studio clinico. Ma anche se saranno considerati validi avremo il problema di come produrli e dove. Sapremo solo a fine anno se tra questi ce n’è uno buono. A fine 2021 ne avremo una ragionevole quantità. Ma non per tutti».

Conte ha dichiarato che le prime dosi di vaccino ci saranno già a dicembre. È stato troppo ottimista?

«Se leggiamo con attenzione la dichiarazione si comprende che a dicembre sapremo quali vaccini funzionano e poi inizieremo a vedere numeri limitati di dosi, in crescita via via nel 2021 con una situazione che andrà a stabilizzarsi nel 2022. I temi di capacità produttiva, tempo di copertura della vaccinazione e disponibilità sono tutti lì ancora per tutto il 2020 e buona parte del 2021. Anzi, il tema di quanto rimarrà attiva la copertura vaccinale resterà ancora più a lungo del 2022. Detto questo, Conte vuol dare fiducia agli italiani, dicendo la realtà che sappiamo con un poco di ottimismo in più. Ma fa bene. Farei lo stesso».

Troveremo quindi la cura prima del vaccino?

«Inizialmente abbiamo provato con gli antivirali ma abbiamo capito che ci vorranno anni. Non funzionano sui grandi numeri e dovrà essere sviluppata un’altra famiglia di farmaci. In una fase iniziale c’era stato qualche risultato, poi con studi più ampi e con il coinvolgimento di più pazienti, i risultati non sono stati accettabili. È stato utilizzato anche l’antivirale utilizzato per l’Ebola ma anche in questo caso l’Oms ha sancito che non funziona»

Quindi dove ci stiamo indirizzando?

«Verso i farmaci a base di anticorpi monoclonali. Isolo gli anticorpi e poi li clono in modo industriale. È il percorso avviato dalle industrie farmaceutiche che già li utilizzano per i malati oncologici: sono partite nella ricerca dagli anticorpi degli animali, come già facevano per i farmaci utilizzati per i tumori».

Questo li distingue dalla vostra ricerca, giusto?

«Sì, noi a Siena siamo gli unici a partire dal sangue dei pazienti guariti».

Ci spieghi meglio.

«La ricerca di Fondazione Tls è un paio di mesi in ritardo rispetto a quella di alcune grandi aziende farmaceutiche. Abbiamo cercato tra tanti anticorpi e siamo nella fase in cui è stato individuato il migliore. Andremo presto in fase 1, per accertarci che il farmaco non faccia male ma, siamo tranquilli, è abbastanza evidente che è sicuro. Sarà una fase rapida: il farmaco sarà testato allo Spallanzani e negli ospedali toscani e per farlo sono sufficienti una decina di pazienti. L’obiettivo è arrivare alla fase 3 a gennaio-febbraio del 2021 per avere qualche mese di tempo per testare la terapia su migliaia di pazienti. Se funziona tutto saremo pronti a fine primavera o inizio estate: a quel punto le prime 100mila dosi, prodotte in uno degli stabilimenti di Menarini, saranno consegnate al sistema sanitario nazionale. La nostra terapia potrà essere utilizzata anche in via preventiva, come profilassi passiva».

Sarete quindi i primi a fornire dei farmaci per curare il Covid?

«Le aziende farmaceutiche coi loro farmaci sono alla fase 3. A Trump ho letto che hanno iniettato 8 grammi di anticorpo, tantissimi. Una trasfusione durata ore».

Ha parlato di prevenzione. E quindi qual è la differenza con i vaccini?

«Il vaccino genera degli anticorpi e di conseguenza protegge per più tempo, anche se avrà bisogno di un richiamo dopo due mesi e comincia a funzionare dopo alcune settimane dall’iniezione. L’anticorpo rimane in circolo per qualche settimana e se voglio prorogare l’effetto devo iniettarlo ancora, dà un’immunità che si esaurisce con l’effetto del farmaco».

Che differenza c’è con la ricerca sul plasma?

«Per curare due persone mi serve una sacca di plasma con gli anticorpi. Va bene in caso di emergenza ma non in una struttura che ha bisogno di milioni di dosi». 

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