Renzi tiene in bilico Giani, la nuova giunta esce a sette e con un mister X

A sinistra Alessandra Nardini, verso la vicepresidenza regionale. Nei riquadri in alto Bezzini, Ciuoffo, Spinelli. Sotto Marras, Monni e Baccelli

Un estenuante tira e molla dopo il diktat di Italia viva: «la sanità o stiamo fuori». Il governatore lascia una casella vuota per i renziani e rinvia la decisione a domani

FIRENZE. Nei corridoi del primo piano nel palazzo del Pegaso raccontano di altri momenti difficili, estremi e paradossali. «Ma pensate a quando venne eletto Vannino Chiti nel 1992 perché il presidente della Regione dell’epoca, Marco Marcucci, venne arrestato e portato a Sollicciano per lo scandalo della diga del Bilancino...». A raccontare quella drammatica sostituzione in corsa (Marcucci era in carica da un anno e mezzo ndr ) è il responsabile dell’organizzazione del Pd toscano, Lorenzo Becattini. Una vicenda dolorosa per l’allora Partito comunista che viene riproposta a pochi metri dalla sala dove ieri pomeriggio si stava insediando il nuovo consiglio regionale. La suggestione, nel senso di suggerimento, viene offerta ai giornalisti in attesa dei nomi della nuova giunta per sdrammatizzare momenti che, in tempi di una nuova ondata del virus con mille casi e dodici decessi ieri in Toscana, assumono altrettanto connotati paradossali.

Un melodramma politico, ecco quello che è andato in scena al palazzo del Pegaso dove la musica l’ha suonata Italia Viva che ha bloccato la composizione della giunta nella sua completezza. Alla fine sono state messe solo sette caselle ( nel senso di nomi degli assessori) su otto. E senza le deleghe. In più il presidente della Regione Eugenio Giani, il sindaco tra i sindaci come ama definirsi, ha rivelato a fine serata anche che «Italia viva era partita con l'idea di mettersi all'opposizione, poi abbiamo recuperato...»


L’era Giani è partita con un sapore iperpolitico o da manuale Cencelli, con un prontuario della lottizzazione tra Pd e Italia Viva e un equilibrio da tenere anche a livello geografico. Perché alla fine qualche mugugno è arrivato anche dalla costa che al momento non avrebbe un assessorato ma solo un sottosegretario alla presidenza, una figura nuova che deve essere introdotta con la riforma dello statuto della Regione.

Domani Giani completerà il quadro con l’assegnazione dell’ultima casella, quella che dovrebbe andare proprio a Italia Viva.Un partito che ha preso il 4,5% alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre, un risultato deludente nella terra che doveva dare il miglior risultato a Matteo Renzi e che invece si è rilevata matrigna. E che ha visto un Pd al 35% con una solida maggioranza in consiglio regionale. Ma che allo stesso tempo non può rompere con Italia Viva. Sarebbe un caso nazionale in una regione in cui il presidente, anche se ha detto che “il Giani è il Giani”, non può dimenticare del tutto che la sua candidatura è stata lanciata proprio da quello che lo sta tenendo sotto scacco, e cioé Matteo Renzi.

Sono ormai giorni che vanno avanti estenuanti trattative. Il Pd in queste ore ne ha provate tante ed è arrivato ad offrire anche l’assessorato alle infrastrutture. Ma Matteo Renzi, da fuori Italia dove ora si sta trovando, ha puntato i piedi. Vuole la sanità, in tutti i modi, che rappresenta l’80% del bilancio regionale. O la vicepresidenza.

Sono andati avanti cercando di tessere e ricucire con l’europarlamentare Nicola Danti che ha portato avanti la trattativa insieme a Giani. Due assessorati allora, un assessorato e la presidenza del consiglio. Fino a quando domenica sera l’accordo sembrava fatto sul nome dell’ex sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi che in quanto a competenze sanitarie aveva le carte in regola (medico oncologo e componente dell’Istituto superiore della sanità). Ma che allo stesso tempo ha sbattuto la porta al Pd, dove tra l’altro non era particolarmente benvoluto, passando a Italia Viva.

Dall’altra parte, la segretaria regionale del Pd Simona Bonafé ha fatto come Renzi (forte del fatto però che i suoi numeri sono ben diversi) e Cosimi è stato “assessore” solo per una notte. Ieri mattina sono ripartite le contrattazioni. Con la prima seduta del consiglio che è stata rimandata e che è partita con due ore di ritardo. E poi in seguito è stata sospesa.

Alla fine i nomi degli assessori indicati sono stati sette su otto con 4 consiglieri del Pd: Leonardo Marras (campione di preferenze a Grosseto al quale dovrebbe andare l’economia), Simone Bezzini (eletto a Siena al quale andrebbe la sanità); Monia Monni (eletta nel collegio Firenze 4 che potrebbe prendere l’ambiente), Alessandra Nardini (eletta a Pisa alla quale potrebbe andare la scuola e la vicepresidenza della Regione), Serena Spinelli ( che rappresenta la Sinistra civica ecologista rimasta senza rappresentanza in consiglio regionale), Stefano Ciuoffo ( di Prato, ex assessore) e Stefano Baccelli (di Lucca, ex consigliere regionale). Infine Gianni Anselmi e Giacomo Bugliani avranno, invece, il ruolo di consiglieri delegati. Per Anselmi si prefigura il ruolo di sottosegretario alla presidenza con importanti deleghe come quelle delle aree di crisi complessa, il Recovery fund, le isole, la Conferenza Stato Regione. Jacopo Melio sarà consigliere delegato per le tematiche dei diritti e la lotta alle disuguaglianze. Dunque altri due giorni per trattare su assessorato alla sanità o il ruolo di vice presidente e avere il nome dell’ottavo assessore domani . E giovedì Giani nella prima riunione di giunta affiderà le deleghe. Questa volta definitive.—




 

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