Cannabis curativa, il ministero blocca le consegne a casa. Allarme dei medici

Sono prodotti di farmacie galeniche anche fuori regione. Molti pazienti non possono andare a ritirarli di persona. Il caso sollevato da un medico pisano specialista in anestesia e rianimazione e terapia del dolore

Una circolare del ministero della Salute in materia di Cannabis medica, pubblicata alla fine di settembre, definisce alcune limitazioni nella consegna e nella preparazione dei preparati galenici, usati ai fini terapeutici. In poco tempo la cannabis medica è diventata difficile da reperire per la difficoltà alla consegna. Un problema nazionale dovuto sia alla burocrazia che alla mancanza di informazioni sul reale valore terapeutico di queste cure. Il dottor Paolo Poli, medico pisano specialista in Anestesia e rianimazione e terapia del dolore, presidente della società scientifica Sirca (Società Italiana ricerca cannabis) riconosciuta dal ministero della Salute, chiede al ministro Roberto Speranza di intervenire al più presto perché la circolare «sta determinando un grave impedimento a tutte quelle migliaia di ammalati (circa 5mila solo in Toscana) che da anni vengono curati con la cannabis medica e che ora sono costretti ad interrompere le loro terapie».

LA NOVITÀ


Che cosa sta succedendo? Il ministero della Salute ha escluso la produzione industriale dell’estratto e stabilito che la consegna deve essere effettuata in farmacia. «Paradossalmente, qualche volta, il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro, perché, per una logica folle, crea burocrazia e controlli partendo dall’ipotesi che gli attori dell’economia siano speculatori. Così chi è speculatore non è rimane svantaggiato e chi lo è riesce a trovare i mezzi per eludere i controlli e raggiungere i suoi obiettivi» dice Poli che invita a riflettere su quello che avviene in molti settori: regolamenti e leggi «pensati per i disonesti finiscono per penalizzare gli onesti con conseguenze che si estendono anche a chi ha bisogno effettivo di un servizio, in questo caso di una terapia».

STOP ALLA SPEDIZIONE

Il ministero della Salute ha deciso di esprimersi anche sulle modalità di spedizione della cannabis medica. O meglio, ha deciso di impedire la spedizione della cannabis medica al paziente. E questo sta creando enormi difficoltà, sostiene il dottore.

La cannabis medica è un farmaco lavorato solo dalle farmacie galeniche nei propri laboratori. Fino ad oggi, il medico specialista che prescriveva la cannabis medica, consegnava la prescrizione al paziente, il quale si rivolgeva alla farmacia galenica di fiducia per la preparazione. «La inviolabile libertà di scelta del cittadino/paziente è sacrosanta. Prima il paziente poteva scegliere una farmacia galenica a centinaia di chilometri di distanza dalla prpria residenza poiché, una volta pronto il farmaco, il paziente inviava un corriere per il ritiro e la consegna a domicilio». Dopo la circolare del 23 settembre questo non è più possibile. Non tutte le farmacie hanno un laboratorio galenico, motivo per il quale la distanza giustificava la spedizione. Ora il ministero comunica che «la dispensazione del medicinale, ai sensi dell’articolo 45 del DPR 309/90, deve essere effettuata in farmacia, dietro prestazione di ricetta medica, direttamente al paziente o a persona delegata».

SE LA FARMACIA È A 200 CHILOMETRI

Che cosa accade se la farmacia galenica si trova a 200 chilometri dal luogo dove vive il paziente o fuori Regione? Cosa accade se il paziente, per problemi di salute non può ritirare il farmaco? Cosa accade se un delegato dal paziente non può permettersi, per i motivi più vari (anche economici), di prendere un giorno di permesso per andare a ritirare il farmaco in una farmacia galenica distante centinaia di chilometri? Le incognite sono molte: «Con questi provvedimenti si vanifica il vantaggio terapeutico che il paziente era riuscito ad avere. Non dimentichiamo un ulteriore problema provocato dall’epoca Covid: l’esposizione al contagio in caso di spostamenti».

Quando il ministero della Salute ha deciso di esprimersi su questa materia «ha pensato alle ricadute nella vita reale? Colui o coloro che hanno emanato la circolare si sono messi, anche solo per 15 minuti, nei panni dei pazienti, dei parenti, della famiglia? Si è pensato alla responsabilità e all’etica nei riguardi di così tante persone? » si chiede il dottor Poli, formulando domande alle quali vorrebbe una risposta.

RIVEDERE LA CIRCOLARE

Il quadro è complesso ma in parte definito. «La Corte Costituzionale ha affermato più volte, riguardo all’inviolabile diritto alla Salute, la necessità di effettuare il bilanciamento tra valori costituzionali. Ha sempre fatto presente però – prosegue il medico – che questa operazione vuole l’attenta ponderazione della rilevanza costituzionale dei valori in campo e, con riguardo specifico, sempre al diritto alla salute. Allora non è ammissibile che l’esito del bilanciamento sia un pregiudizio delle prerogative fondamentali derivanti dal diritto di cui siamo titolari. Un diritto che si manifesta anche attraverso la libertà di scelta. L’impressione è che ogni nuova generazione di strumenti giuridici condanna all’obsolescenza e all’abbandono definitivo tutte le precedenti», continua il medico. Da qui la necessità che la circolare del ministero «venga modificata». 

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