Coronavirus in Toscana, l'esperto della Regione: gli errori, i numeri da considerare e lo scenario

L'intervista a Carlo Rinaldo Tomassini, il responsabile che gestisce l'emergenza Covid nella nostra regione: «Non consideriamo solo il numero dei positivi, la guardia però resti alta». Giani: «Ci stabilizzeremo a 1200»

FIRENZE. Salgono ancora. Ieri (domenica 18) in Toscana i pazienti positivi al Covid superano quota 900. Sono 906, una cifra che fa paura. Con 5 decessi di anziani quasi novantenni. Può spaventare, ammette Carlo Rinaldo Tomassini, il responsabile del dipartimento Diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione. Insomma, il settore che deve gestire l’emergenza Covid. «Può spaventare ma quello che deve davvero preoccupare - aggiunge - è il numero dei ricoveri. In particolare il numero dei ricoveri in terapia intensiva». In pratica: se aumentano i casi gravi e gravissimi, la situazione non è sotto controllo. «Ma i casi gravi, in questo momento - assicura Tomassini - crescono molto lentamente».

Questo non è un buon motivo per far calare l’attenzione. Al contrario. Tanto più che - ammette il presidente della Regione, Eugenio Giani a Livorno all’assemblea regionale delle Pubbliche assistenze - in un giorno un giorno «supereremo i 1.000 contagi. Troveremo una stabilizzazione sui 1.100-1.200 casi al giorno. Abbiamo davanti tre mesi difficili, in attesa del farmaco o del vaccino. Tre mesi nei quali la prevenzione sarà la nostra arma. E per questo il volontariato deve essere in prima linea nel diffondere il sentimento di responsabilità tra i cittadini».


Professor Tomassini, anche in Toscana abbiamo assistito in pochi giorni all’aumento (esponenziale) del numero dei contagi. È questo il dato che ci deve far preoccupare?

«Quando è in corso un’infezione di questo tipo ci dobbiamo preoccupare, non voglio sminuire la situazione. Tuttavia dobbiamo anche considerare che oggi siamo in una situazione diversa da quella in cui ci siamo trovati in primavera quando non avevamo esperienza alcuna di questo virus. Allora tutti i casi che riuscivamo a individuare erano tutti gravi, proprio perché non sapevamo ancora in quali forme e con quali sintomi il virus si manifestasse. E i tamponi per verificare il contagio venivano effettuati solo su alcuni pazienti sintomatici. Fra l’altro non su tutti i sintomatici: solo sui sintomatici più gravi. Al contrario, oggi effettuiamo controlli di massa e i numeri sono diversi perché la stragrande maggioranza dei positivi individuati sono asintomatici o con pochi sintomi o lievi.

Vuol dire, insomma, che non è il numero dei contagiati che ci deve preoccupare?

«Voglio precisare che oggi anche in Toscana grazie ai test che effettuiamo (l’obiettivo da oggi è di arrivare a 17.500 test al giorno, ndr),riusciamo a individuare quei casi che in primavera non ci sognavamo neppure di rintracciare ma che c’erano anche allora. Quindi sì voglio proprio dire questo: non dobbiamo preoccuparci del numero assoluto dei positivi. Il virus c’è, circola e contagia: è questa la sua natura. Quello che dobbiamo sorvegliare, invece, è il numero di pazienti ricoverati: in particolare dei pazienti di una certa gravità».

Ma il virus è cambiato in questi mesi?

«No il virus non è cambiato. I pazienti si ammalano nello stesso modo, per l’esperienza maturata finora. Quello che è cambiato è che noi vediamo per intero il decorso della patologia, cosa che non facevamo a marzo. Spesso scoprivamo l’infezione in stadio già avanzato e potevamo dire solo se era o no Covid-19». Oggi, invece, possiamo intervenire in modo precoce».

Resta il fatto che i numeri sono alti. E cresceranno.

«Direi che il numero è enorme, ma non è questo che ci deve spaventare. Come non ci deve spaventare neppure se in percentuale aumenterà il numero dei ricoveri, fino a quando la percentuale di casi gravi resterà limitata. Tuttavia, proprio perché il virus è molto contagioso il nostro sforzo, soprattutto oggi che lo conosciamo, deve essere di interrompere la catena del contagio».

Cosa ha fatto crescere il contagio?

«Non la mutata natura del virus. È indubbio che oggi in Toscana ogni paziente contagia più di una persona con la quale entra in contatto e questo tasso di “contagiosità” sta aumentando. Questo accade perché in estate abbiamo abusato della nostra libertà. Quando abbiamo visto che i contagi calavano, abbiamo pensato che l’allarme fosse superato. Venendo da un periodo di isolamento stretto e prolungato, nonostante le mille raccomandazioni che abbiamo ricevuto abbiamo sprecato il vantaggio accumulato sul virus».

Non tutti. Soprattutto i giovani.

«In effetti è confortante che la popolazione più a rischio - gli anziani - si è rivelata la popolazione più saggia. È quella che si è protetta meglio: non abbiamo mai visto un anziano senza mascherina o in un posto affollato. Questi comportamenti - distanziamenti, mascherine, igiene delle a mani - sono la migliore protezione».

Soprattutto ora che sta arrivando la stagione fredda. Con l’arrivo dell’influenza.

«Vorrei evitare confusione fra influenza e Covid-19. Le due malattie sono simili perché hanno lo stesso meccanismo di trasmissione per via aerea. Dobbiamo vaccinare i soggetti più fragili, i più anziani, i deboli dall’ influenza per evitare di dover sottoporre chiunque prenda un raffreddore o la febbre a un tampone che distingua se ha il Covid-19 o l’influenza, appunto. La vaccinazione anti-influenzale, oltre a salvare la vita ai soggetti fragili da questa patologia (perché anche l’influenza ha una quota di mortalità) serve a evitare di stressare il sistema di test messo in piedi per individuare i casi di Covid-19».

Esistono in questo momento farmaci che aiutino a prevenire il contagio da coronavirus?

«No, non esistono. Ma esistono comportamenti virtuosi. Oltre a mascherine, distanziamenti, igiene delle mani, si devono evitare feste pubbliche e private, bus affollati, movida, locali chiusi dove non ci sono le distanze di sicurezza. E i giovani che hanno nonni e parenti anziani: non si presentino mai senza mascherina». 
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi