Il Tirreno sciopera per due giorni

Sospeso l'aggiornamento del sito fino al 4 ottobre; il giornale non sarà in edicola sabato 3 ottobre e domenica 4 ottobre. Di seguito i comunicati sindacali e le redazioni che aderiscono alla protesta

IL COMUNICATO SINDACALE DEL TIRRENO

L’assemblea dei redattori del Tirreno, riunita in data 2 ottobre 2020 nel salone di viale Alfieri per confrontarsi sulle notizie di cessione della testata insieme ai tre quotidiani dell’Emilia di proprietà del Gruppo Gedi, ha affidato al Comitato di Redazione un pacchetto illimitato di giorni di sciopero.

I giornalisti del Tirreno ritengono incredibile e offensivo il fatto che la trattativa per la cessione di un giornale storico, da sempre leader sul proprio territorio, riferimento per le proprie comunità, stia avvenendo nella più totale segretezza, senza coinvolgere le rappresentanze sindacali, i colleghi, i vertici del giornale e le istituzioni locali.

Il Tirreno ha compiuto i 143 anni di vita e da 42 anni è parte importante del Gruppo Espresso poi confluito in Gedi, testata centrale della federazione dei giornali locali creata dal principe Carlo Caracciolo, mai tanto rimpianto, insieme a Mario Lenzi e all’ingegner Carlo De Benedetti.

I bilanci di questa testata per oltre tre decenni hanno contribuito in maniera determinante all’equilibrio economico-finanziario di tutto il Gruppo Espresso, testate nazionali in primis.

Questa storia prosegue oggi con la leadership digitale all’interno del gruppo Gnn, con risultati in edicola migliori del mercato e con progetti innovativi di rafforzamento della presenza sui territori e incremento dei ricavi, presi a modello per l’esportazione nel resto del gruppo.

Tutto questo evidentemente non è bastato per ottenere la considerazione e il rispetto da parte dell’alto management di Gedi che a quanto pare dal primo giorno dell’acquisizione del Gruppo Espresso ha avviato consultazioni per la cessione di questo ed altri giornali.

Scopriamo in questi giorni della trattativa in essere e nonostante le ripetute richieste ai vertici aziendali ancora non abbiamo ricevuto conferma, notizie o convocazioni.

E’ evidente la volontà di disfarsi di un patrimonio editoriale, svendendone la storia, le professionalità, la credibilità e il radicamento nel rapporto con i lettori online e in edicola.

Cedere il giornale ad una neonata società costituita ad hoc, formata da un gruppo di imprenditori senza alcuna esperienza nel settore dei quotidiani, ognuno dei quali con dimensioni societarie, che a giudizio dell’assemblea difficilmente possono far fronte alla gestione di una macchina complessa, che oggi è in grado di viaggiare soltanto perché inserita in un grande gruppo editoriale, sfruttandone e arricchendone le sinergie, sia giornalistiche che di processi industriali, mette a rischio la sopravvivenza del Tirreno, dei posti di lavoro, di quello che esso rappresenta sul territorio.

I giornalisti si chiedono come questa nuova società possa garantire una prospettiva di gestione a lungo termine e la libertà che ha sempre contraddistinto il nostro modo di fare giornalismo indipendente.

Allo stesso tempo si chiedono con quale leggerezza il management di Gedi abbia deciso di vendere il Tirreno e gli altri giornali a imprenditori che non hanno esperienze nel settore editoriale.

Invitiamo i potenziali acquirenti a valutare attentamente, senza tralasciare alcun dettaglio, la peculiarità dell’impresa editoriale, i bilanci, le tendenze di mercato, gli aspetti industriali, l’operazione di riduzione dei costi in atto da anni, e non ultimo le potenziali vertenze esterne e interne che potrebbero materializzarsi.

In queste ore rappresentanti delle istituzioni, di forze politiche e sindacali sono intervenuti a sostegno della nostra lotta.

L’assemblea chiede un incontro urgentissimo ai vertici di Gedi per avere notizie ufficiali e avviare il necessario confronto prima di procedere nella trattativa. Per questo oggi e domani i giornalisti hanno proclamato due giorni di sciopero.

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IL COMUNICATO SINDACALE DEI GIORNALI DEL GRUPPO GEDI

La notizia della trattativa di vendite di quattro giornali del gruppo Gedi (il Tirreno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara) giunge dopo un periodo di disinteresse totale dei vertici del gruppo rispetto alle dinamiche delle singole redazioni dei 13 giornali Gnn ex Finegil.

La volontà di dismettere alcune, o tutte le testate ex Finegil, era evidente da tempo, nonostante le rassicurazioni date nell'unico incontro avuto quest'anno con l'amministratore delegato e il direttore editoriale di Gnn.

L'operazione in corso è particolarmente grave, nelle dinamiche e negli effetti, perché porterà alla distruzione dell'esperienza che da più di 40 anni rappresenta Finegil: un'informazione locale libera e indipendente legata a un grande gruppo editoriale (Editoriale L'Espresso, poi Gedi). Questo ha garantito giornali di qualità in decine di province italiane.

È evidente che l'intenzione, se confermata, di vendita a editori che mai hanno fatto questo mestiere, distrugge questo modello e indebolisce l'intero sistema informativo italiano.

La politica, dal Parlamento ai singoli Consigli comunali interessati, dovrebbero interrogarsi su cosa sta creando la legge che impone un tetto del 20% dei quotidiani nelle mani di un singolo editore.

Se le notizie dovessero trovare conferma, avremo in pochi mesi un gruppo Gedi che svende quotidiani regionali (il Tirreno) e provinciali (Nuova Ferrara, Gazzetta di Reggio e Gazzetta di Modena) per poter comprare un altro quotidiano nazionale come il Sole 24 ore.

Chiediamo quindi ad un gruppo imprenditoriale leader in Italia, con i piedi ben piantati da sempre nel mondo dell'informazione, se l'operazione ideata e avviata solo pochi mesi dopo avere assunto la guida del principale gruppo editoriale italiano rappresenta solo un'operazione contabile o se è stata valutata la sua sostenibilità futura, anche a breve termine, sia per le persone coinvolte dalla cessione che per le testate che svolgono un servizio importante nelle loro comunità.

Aspetti che non dovrebbero essere indifferenti ad un imprenditore "responsabile", con la sua lunga storia e il ruolo indiscusso che esercita nel mercato e che vuol continuare ad esercitare.

A questo punto la richiesta che facciamo all'editore, oltre a quella di convocare immediatamente i Cdr coinvolti nella trattativa di vendita rispondendo alla loro richiesta già avanzata martedì e finora disattesa, è quella di venderci tutti, ma venderci in blocco.

In questo modo potremo salvaguardare conoscenze, esperienze e, più in generale, un modello di informazione glocal che ha avuto successo e che in quasi tutte le realtà rende ancora economicamente, a differenza della stampa nazionale che appare in una crisi disastrosa.

Per questi motivi le assemblee del coordinamento hanno indetto lo sciopero nella giornata odierna con sospensione per 24 ore anche degli aggiornamenti web (fino alle ore 11.30 del 3 ottobre), affidando contestualmente pacchetti con giornate di astensione del lavoro ai Cdr.

I nostri giornali non saranno quindi in edicola sabato 3 ottobre.

Ci scusiamo con i lettori ma è un atto doveroso anche nei confronti di chi ci compra tutti i giorni.

Le assemblee dei quotidiani:
Il Tirreno
Gazzetta di Modena
Gazzetta di Reggio
Il Mattino di Padova
Corriere delle Alpi
Il Piccolo
La Nuova Ferrara
La Nuova Venezia
La Provincia Pavese
La Sentinella del Canavese
La Tribuna di Treviso
Il Messaggero Veneto

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LE REAZIONI

I Cdr di Repubblica, Gedi Visual, L'Espresso e Radio Capital

Solidarietà ai giornalisti del Tirreno e degli altri tre quotidiani messi in vendita è arrivata dai Comitati di redazione del Gruppo Gedi: "Abbiamo appreso, purtroppo da fonti 'terze', con amarezza e stupore l'intenzione dell'azienda di dismettere testate storiche del gruppo – si legge in una nota - I giornalisti de la Repubblica, Gedi visual, L'Espresso e Radio Capital esprimono compatti la massima solidarietà ai colleghi delle testate locali in lotta, chiedono formalmente all'azienda di fornire con la dovuta sollecitudine conferma o meno delle voci che si susseguono in queste ore e si aspettano spiegazioni sul futuro editoriale e multimediale che si sta immaginando per il nostro gruppo".  

"Un gruppo - affermano - che ha mostrato un modo e una via di fare grande giornalismo. Nazionale, con un respiro nuovo; locale, grazie ad un network di risorse e talenti. Questo patrimonio rischia ora di essere smontato pezzo dopo pezzo con le progressive cessioni. Le redazioni vigileranno con la massima sollecitudine sulle risposte che verranno fornite. Riservandosi prossime iniziative - conclude la nota - a fianco dei colleghi delle redazioni locali e in difesa dell'identità del gruppo".

 

La Regione Toscana segue con preoccupazione la vicenda
“Vogliamo seguire con attenzione l’evolversi della trattativa, assicurando tutto il supporto necessario laddove in gioco ci fossero posti di lavoro. Lo faremo a difesa del pluralismo dell’informazione e di una testata storica come è per la Toscana quella del Tirreno”. Il presidente in carica della Regione Enrico Rossi e quello in attesa di proclamazione Eugenio Giani si dicono preoccupati ed esprimono solidarietà ai giornalisti del quotidiano, che per oggi e domani, dopo essersi riuniti in assemblea, hanno proclamato sciopero e consegnato al Cdr, l’organo di rappresentanza sindacale interno, un pacchetto di altri atri dieci giorni.   

Il Gruppo Gedi, lo stesso de La Stampa e di Repubblica, sta valutando la cessione di alcuni quotidiani locali: tra questi anche il Tirreno di Livorno per l’appunto, con le sue redazioni diffuse in buona parte della Toscana. Il Tirreno è il secondo giornale della regione, con una settantina di giornalisti assunti e più di quaranta poligrafici. Una trattativa per la vendita sarebbe in corso.

“Oltre al rischio di perdere posti di lavoro – sottolineano Rossi e Giani – va assolutamente scongiurato il pericolo di un impoverimento dell’informazione locale”.

Fnsi e Ordine dei Giornalisti: garanzie su voci vendita
Intervento dell'Ordine dei giornalisti della Toscana e dell'Associazione stampa Toscana in relazione, si spiega in due diverse note, alla possibile vendita del quotidiano Il Tirreno da parte di Gedi.

"Il Tirreno non è solo un asset da vendere al migliore offerente - afferma l'Odg -, è un patrimonio di pluralismo e di cultura dell'intera regione; per questo chiediamo che il principale gruppo editoriale italiano fornisca adeguate garanzie, sia dal punto di vista economico-occupazionale che da quello dell'autonomia e dell'indipendenza di una testata storica. L'uscita del quotidiano da un grande gruppo editoriale non può e non deve essere un salto nel buio: gli autentici azionisti del Tirreno sono i suoi lettori e l'intera società toscana".

"La Fnsi e le Associazioni regionali della stampa di Emilia Romagna e Toscana - si legge nella nota diffusa da Ast - esprimono preoccupazione per le voci insistenti di cessione da parte del Gruppo Gedi delle Gazzette di Modena e Reggio Emilia, della Nuova Ferrara e del Tirreno di Livorno. Ferme restando la libertà d'impresa e le regole del libero mercato, la vendita di testate giornalistiche richiede sempre una particolare accortezza nella valutazione dei progetti industriali, della solidità imprenditoriale e dell'affidabilità dei compratori. Oltre ai posti di lavoro, sono in gioco l'informazione, bene pubblico essenziale e costituzionalmente garantito, e il ruolo fondamentale dei giornali per la crescita dell'opinione pubblica e delle comunità di cittadini. Per queste ragioni, il sindacato dei giornalisti" seguirà "da vicino l'evolversi della trattativa, assicurando ai colleghi l'assistenza necessaria".

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Il sindaco di Livorno, Luca Salvetti,  ha detto che sta seguendo con attenzione gli sviluppi di questa vicenda, aggiungendo che l’amministrazione comunale sarà in campo “per garantire il futuro del Tirreno, la libertà di stampa e il lavoro dei tanti professionisti che fanno vivere il giornale", “patrimonio del territorio”.

La segretaria della Cgil, Dalida Angelini ha definito inaccettabile la cessione del Tirreno. “La vendita del Tirreno ci riguarda, riguarda tutti i toscani. E' inaccettabile che lo si faccia senza alcun confronto preventivo con i rappresentanti di chi il giornale lo fa, nel chiuso di stanze con i vetri oscurati in spregio anche di chi in quel giornale, stampato e on line, ogni giorno trova le informazioni che cerca".