Elezioni, il sondaggista: «Ecco perché in Toscana sarà un testa a testa tra Giani e Ceccardi. E i No ora prevalgono»

Roberto D’Alimonte, il sondaggista che ha certificato che la regione è contendibile: «Non c’è il clima dell’Emilia, sorpresa referendum»

«La Toscana è diventata contendibile: non capisco la sorpresa, già nel voto europeo il centrodestra era maggioritario. E a differenza dell’Emilia, tutto ciò sta passando in silenzio». Roberto D’Alimonte, politologo della Luiss ed esperto di sistemi elettorali, ha curato il sondaggio realizzato da Winpoll-Cise per conto del Sole 24 Ore.

Giani al 43% e Ceccardi al 42, 5%: sarà un testa a testa?


«Il sondaggio dice una cosa politicamente molto rilevante: in Toscana l’esito è incerto. Aldilà dei numeri, la regione è diventata contendibile. Ho visto altri sondaggi che danno un testa a testa o un leggero vantaggio di Giani. Ma non dobbiamo stupirci».

In Toscana sei capoluoghi su dieci sono governati dal centrodestra, maggioritario anche alle ultime Europee…

«Si è passati da 25 punti di distacco delle Regionali del 2010 a zero. L’Umbria ha cambiato colore, forse lo faranno anche le Marche stando ai sondaggi, in Emilia la storia è stata diversa solo per alcuni elementi peculiari».

Bonaccini non è Giani, come lei ha scritto ieri sul “Sole 24 Ore”…

«Infatti. Bonaccini era un governatore uscente e poteva vantare un credito di buona amministrazione riconosciuto anche fuori dal suo schieramento. E poi i riflettori si sono accesi sull’Emilia molti mesi prima: il centrosinistra ha avuto il tempo di mobilitarsi e sono nate le “sardine”. In Toscana ciò non sta accadendo, le “sardine” non si vedono, non c’è un clima nazionale».

Renzi, secondo il sondaggio, riscuoterebbe solo il 5,7%. Nella sua Toscana…

«Il suo progetto non è andato come lui si aspettava. Il 5, 7% è poco ma quasi il doppio del 3% che viene accreditato a Italia Viva a livello nazionale».

Giani soffre. Ma dal sondaggio emerge un giudizio nei confronti della Regione abbastanza positivo.

«Sì, questo lo abbiamo riscontrato in tutte le Regioni dove i governatori hanno saputo gestire l’emergenza Covid: in Veneto, in Campania».

Per il centrosinistra sarebbe stato meglio ricandidare Enrico Rossi?

«Ma dopo due mandati non era possibile»

Dal sondaggio emergono punti di forza e debolezza dei candidati.

«Giani e Ceccardi risultano essere entrambi candidati deboli, che non vanno oltre il proprio schieramento. Giani prende solo l’1,4% in più delle liste che lo appoggiano. Ha scarso appeal personale, può apparire moderato a un certo elettorato di sinistra, è minoritario tra imprenditori, casalinghe, professionisti e operai, mentre prevale tra studenti, disoccupati e pensionati, nella fascia under 30 e over 65 e tra le donne. Ceccardi, che è maggioritaria tra i 30 e i 65 anni e tra gli uomini, quanto a voto personale fa anche peggio: prende l’1,3% in meno delle liste ed è in partita solo grazie alla forza di Lega e Fratelli d’Italia».

I voti degli incerti di area 5S, come quelli della sinistra, possono essere decisivi?

«Sì, è interessante osservare che, tra chi ha votato M5S alle Europee, detto che il 58% sceglierebbe Galletti, si è più propensi a votare Ceccardi (21%) che Giani (15%). Questo perché i Cinque Stelle in Toscana sono soprattutto anti Pd. Cioè, essendo in gran parte elettori fuggiti dalla sinistra, hanno maturato un antagonismo antropologico verso il Pd. Tra consanguinei le liti sono più brutali».

La vera sorpresa del sondaggio è però che ben il 52% dei toscani voterebbe no al referendum sul taglio dei parlamentari.

«È stata una grande sorpresa… La tendenza a una crescita del No la riscontriamo anche in altre regioni. I sondaggi sono strumenti imperfetti ma credo di aver capito che il voto del referendum si stia politicizzando: ad esempio, il 64% di elettori leghisti voterebbe no. Come Claudio Borghi, che ha detto che vota no per destabilizzare i 5 Stelle e il governo. Un voto contro il governo Conte».

Ha 100 euro: su chi li punta? Giani? Ceccardi?

«Non scommetto in Toscana. E nemmeno in Puglia».