La Cina e il capitalismo senza libertà: un caso di studio

Attratti dalla guerra economica di Trump nei confronti della Cina, di frequente non consideriamo il suo capitalismo. Questo ha consentito a tale Paese di arrivare, partendo da una quota trascurabile quando, sino al 1976, governava Mao Zetong, a rappresentare il 16% dell’economia mondiale. Invece quello che è un vero capitalismo merita attenzione. Deng Xiaoping nel 2013 lanciò il mantra “Diventare ricchi porta alla gloria”. Da allora molti sono diventati imprenditori. L’Economist ha raccontato di un chimico, Wang Chuanfu, che negli anni 90 lasciò una posizione non molto ben remunerata nella pubblica amministrazione per dar vita ad un’azienda ccratici ove sono rappresentathe produceva batterie per telefonini e poi auto elettriche e oggi ha come principale azionista Warren Buffett. Non tutto, per altro, andava bene. Molti erano i fallimenti e l’indebitamento, sia pubblico che privato, cresceva fino a diventare quasi insopportabile. Preso il potere, Xi Jinping nel 2013 ha dichiarato che occorreva “lasciare al mercato il compito di allocare le risorse”, ma anche “rinforzare il ruolo guida delle imprese a partecipazione statale”.

È sorto così un sistema misto nel quale si è data particolare attenzione a tre ambiti. Il primo: l’efficienza del mercato attraverso un sistema legale più semplice, ma anche più rapido. Per esempio, secondo la World Bank nel 2017 occorrevano 23 giorni per avere il permesso di dar vita ad una nuova azienda. Ora si è scesi a 9. Un po’ meglio del Giappone, un po’ peggio degli Usa. Un permesso di costruzione che richiedeva 247 giorni ora ne bastano 111. La digitalizzazione ha semplificato molti obblighi: quando si emette una fattura, una copia va al fisco. Il secondo campo è stato quello finanziario. Da una parte si sono ridotte le operazioni bancarie più rischiose e dall’altra si sono facilitate le emissioni di obbligazioni e aumenti di capitale delle imprese. Resta, un’ampia zona di nero tanto che la stessa è, in valore assoluto, la seconda nel mondo.


Le imprese sono state il terzo ambito di intervento. Si spinge perché anche i privati investano nelle aziende pubbliche dando così alle stesse un incentivo all’efficienza. Si è rafforzata la presenza del partito (comunista) in quelle private con attenzione a perseguire prioritariamente gli obiettivi di nuove tecnologie. Non tutto ovviamente è perfetto: alto indebitamento, pericoli di forte inflazione e soprattutto le crescenti diseguaglianze, con moltissimi veramente poveri. Come messo in risalto dal Financial Times, il covid facendo chiudere molte piccole aziende ha peggiorato la situazione. Lasciando la considerazione che non esiste libertà, il fatto che la Cina sia l’unico Paese in cui il reddito nazionale non scende in presenza del virus, dovrebbe far riflettere sull’esperienza dei rapporti pubblico privato. Certo in Stati demoi opinioni e interessi diversi non è facile. Tutto è possibile se ci sono fantasia e volontà.