«Ho lanciato gli abiti dalla finestra per giorni, poi sono scappata da Mario»

Lucca, Sabrina Landucci racconta come ha trovato  il coraggio di lasciare Cipollini imputato per maltrattamenti 

il racconto



Fissa la tavola da pranzo con terrore. Se lo dicesse a qualcuno la prenderebbe per pazza. Eppure la sua paura è concentrata sulla tovaglia. Tutto deve essere perfetto. Non ci deve essere neppure una briciola. Il pane deve essere quello che vuole lui. Gli viene da pensarlo con la L maiuscola. «Tu sei solo una mantenuta, non sei nulla». A furia di sentirselo ripetere ha imparato a crederci. E ora eccola lì, Sabrina nella villa di Lucca. A preparare la tavola perfetta, per la colazione perfetta. Che Lui, il campione, il re Leone, consumerà da solo. Mario Cipollini, suo marito, non vuole nessuno intorno. Altrimenti sono urla. Se non di peggio.



Di peggio, le minacce, le botte arrivano pochi anni dopo il matrimonio. Quando la prima figlia ha pochi mesi. La paura, nel loro rapporto, si è insinuata già da prima. Sabrina, però, non l’ha mai confessato a nessuno. E quando qualcuno - la mamma, il fratello - prova ad accennare a qualche cosa: “Vieni, via; ora ci pensiamo noi” - lei ci mette una pezza: “Non vi preoccupate. Ci penso da sola”. Anche ora, seduta in tribunale a testimoniare - è il 9 ottobre 2019 - trova difficile denunciare quello che venti anni è rimasto sigillato.



Cipollini a Lucca è sotto processo per maltrattamenti in famiglia, stalking (atti persecutori) e lesioni; non è più suo marito da tanti anni. Ma questo non rende niente più facile. Il pudore è intatto. La vergogna anche. Sei stata una vittima e c’è chi ancora te lo rinfaccia. C’è perfino chi non ci crede. Un po’ perché se uno è un campione non può essere violento - l’equazione è automatica per molti. Un po’ - e questa è la parte più complicata - perché in tanti si domandano (anche se non te lo chiedono a voce alta): perché hai aspettato così tanto a denunciare. Addirittura dopo il divorzio. Soprattutto se lui ti ha pure puntato una pistola alla tempia, come hai testimoniato in tribunale.

Bisogna starci dentro la paura per poter rispondere. Bisogna «essersi sposate per amore, avere avuto due figlie con un uomo di cui sei stata innamorata. Bisogna aver voluto proteggere la famiglia e la carriera del tuo compagno», confida Sabrina Landucci (dopo anni) prima alla sua legale, l’avvocata Susanna Campione, alla quale affida il suo racconto. Che ogni volta si arricchisce di dettagli. Ogni volta è un passo in avanti nella consapevolezza della violenza subita. E nel coraggio di ammetterla.



Il punto di partenza, in questa storia, in un certo senso è il finale. Sabrina Landucci divorzia da Mario Cipollini il 16 dicembre 2016, rendendo così effettiva la separazione del 2012. Curata dal legale del velocista: un solo avvocato per due. In una fase in cui il velocista ancora decide per tutti.

Non così per il divorzio: avvocata personale per Sabrina. Percorso indipendente. Subito dopo la sentenza, pronunciata in un clima di tranquillità apparente, Mario le urla offese nel corridoio del tribunale di Lucca: «Sei una stronza, sei una mantenuta. Non avrai mai i miei soldi». Sabrina da anni già lavora. Al giudice ha chiesto «solo l’assegno di mantenimento per le figlie - precisa l’avvocata Campione - perché ha rinunciato anche alla casa coniugale, che pure le sarebbe spettata per legge».

È l’avvisaglia di quello che sta per accadere. Il 6 gennaio 2017, Sabrina è al lavoro nella palestra di cui è dipendente da qualche anno. Mario arriva e l’afferra per il collo. Davanti a tutti. Segna il punto di rottura di Sabrina. Da ex moglie va a denunciare il campione. Non solo per le lesioni (7 giorni) ancora visibili al momento della querela. Ma per tutte le volte che ha avuto quelle mani attorno al collo, per i calci ricevuti. Per il terrore in cui sarebbe vissuta e che ha nascosto.



«Non è difficile capire perché Sabrina arrivi a denunciare solo dopo questa ennesima aggressione. Negli anni precedenti aveva sempre anteposto la volontà di proteggere le figlie. E anche quando abbiamo deciso di procedere è sempre stata preoccupata per le conseguenze che sulle ragazze avrebbe avuto l’attenzione mediatica. Era sempre preoccupata: “Oddio, domani usciranno i giornali, le mie bimbe si vergogneranno a uscire di casa”. Non ha mai pensato a sé. Fino a quando i maltrattamenti (presunti, ndr) sono rimasti confinati dentro casa, all’interno dell’ambito familiare, Sabrina ha sempre tenuto. Ha sempre pensato di potersi reggere. Ha anche pensato che con la separazione e con il divorzio la situazione sarebbe migliorata. Invece, ha constatato che non sarebbe stato così. E ha iniziato ad avere pausa davvero. Quando è stata aggredita nella palestra dove lavora ha pensato: “Allora non esiste un luogo nel quale mi possa sentire davvero al sicuro. Mi può raggiungere ovunque. Non lo ferma nulla”».





Neppure il fatto che Sabrina abbia una famiglia compatta, solidale sarebbe stato un deterrente per Cipollini. Che - testimoniano familiari e amici - maltratta e picchia la ex moglie anche davanti ai parenti. Li minaccia pure. Il fratello di Sabrina, Marco Landucci, ex portiere di serie A, già secondo di Allegri, lo testimonia in aula. Minacce di morte: «Vi spello tutti». Solo perché una volta lo chiama da Torino: “Non posso sentire mia sorella in queste condizioni”. «Eppure per la famiglia era impossibile intervenire. Sabrina li supplicava: “Non vi intromettete”. Ci penso io. E loro si fermavano. Perfino quella volta in cui Marco assiste alle botte: Sabrina sta facendo attività fisica nel giardino della sua villa. Scoppia una discussione perché chiede a Mario il motivo del rientro a tarda notte la sera prima. Lui le sferra un calcio tremendo in una gamba. Devono prendere del ghiaccio, il dolore è fortissimo. Ma lei prega di non avvertire nessuno. Lo stesso fa con la madre che oggi è consumata dai rimorsi. Lo ripete in tribunale: “Non mi perdonerò mai di non aver agito prima”».



Ma come si fa contro il volere della vittima? Che dalla madre - conferma l’avvocata Campione- è costretta a rifugiarsi più di una volta durante il matrimonio. La volta in cui Cipollini le ordina di andarsene di casa: “Mi sono innamorato di Magda Gomes (modella e showgirl brasiliana): fai le valigie e vattene da tua madre. È il 2005 e Sabrina obbedisce. Finita la relazione, la coppia si riconcilia. Ma la scena si ripete: qualche anno dopo Mario si “sposa” (durante una crociera, in nave) con un’altra con una cerimonia simbolica e vuole presentare la nuova moglie alla famiglia. Sabrina di nuovo deve liberare il campo». Tra uno sfratto e l’altro, ci sarebbero le aggressioni «con modalità analoga: Cipollini afferrava la moglie al collo e poi la sbatteva al muro o la buttava a terra». Così almeno sostiene l’accusa nel processo in corso a Lucca (prossima udienza 20 novembre). Un processo non semplice. Nulla lo è stato nella storia di Sabrina.



Neppure la fuga finale. Preparata con ostinazione. Ogni giorno, sottrae qualche vestito dall’armadio. Li butta giù dalla finestra, li nasconde negli scatoloni, li carica in auto e li porta dalla mamma. Poi riempie, con pazienza, l’armadio, con abiti vecchi, dismessi, per non lasciare vuoti. Fino all’ultimo giorno: «Mia madre ha avuto un intervento, vado ad assisterla. Porto con me le bambine». Lui non sospetta niente. Non si immagina che lei possa sfidarlo. Possa lasciarlo. Invece Sabrina osa. Perché per andarsene non è mai troppo tardi. E neppure per denunciare. Guai a chi pensa il contrario. E te lo fa pesare. —