Ancora non c’è, ma già non piace: la Toscana boccia la tecnologia 5G

In tutta la regione esplodono le proteste di cittadini e gruppi di ambientalisti. Sperimentazione solo a Prato e Monteverdi Marittimo, ma già molti altri Comuni vietano l’installazione di antenne

LIVORNO.  Anche se fa rima con progresso, il 5G è quella tecnologia di rete mobile che suscita non poche polemiche: dai dubbi sulla salute alle teorie del complotto che la vogliono complice della diffusione del coronavirus. In tutta Italia oltre 200 sindaci si sono detti contrari, una decina anche in Toscana. Sebbene solo due Comuni siano direttamente coinvolti nella sperimentazione, altri hanno messo comunque le mani avanti: «Qui le antenne non lo vogliamo».

E ovunque sorgono comitati anti-5G che invitano le amministrazioni a bloccare tutto.

DOVE PARTE LA SPERIMENTAZIONE

Ufficialmente i nostri territori dove già dal 2021 si utilizzerà la nuova rete mobile sono Prato, centro dell’industria tessile, e Monteverdi Marittimo, un paesino nel Livornese di poco meno di 800 anime alle spalle di Bolgheri. Entrambe le giunte sono targate Pd, tuttavia i sindaci non potevano avere reazioni più opposte. Da una parte Matteo Biffoni(Prato) con la sua assessora all’innovazione e all’agenda digitale Benedetta Squitteri, ha fatto della propria città il polo di sperimentazione. Grazie anche al contributo di Regione e Fondazione Bordoni, qui si studierà il 5G, l’intelligenza artificiale e il blockchain ( internet applicato alle valute). Dall’altra c’è Francesco Govi che si è ritrovato “a sua insaputa” tra i piccoli centri urbani selezionati dal ministero, unico comune in Toscana. «Monteverdi dirà no fintanto che non ci saranno rassicurazioni sulla non nocività delle onde elettromagnetiche», spiega Govi. È anche una questione di modi: nessuno dal ministero ha mai avvertito il sindaco.

«INFORMATO DALLA STAMPA»

«L’ho saputo dalla stampa e questo mi ha molto contrariato - prosegue Govi - Non ho mai ricevuto una comunicazione ufficiale. È vero che il divario digitale è ampio, soprattutto in campagna; tuttavia da Roma mi devono dimostrare la bontà della tecnologia e le applicazioni pratiche che possono esserci da noi. Non ho chiesto al ministero dello Sviluppo Economico il criterio di scelta ma con la moratoria votata all’unanimità dal consiglio comunale mi sono messo al riparo. Capisco che per dimostrare la nocività della tecnologia ci vorranno anni e il Mise è fonte superiore alla mia. Ma il messaggio è preciso: il nostro Comune farà di tutto per ostacolare la partenza del progetto».


DIFFIDENZA BIPARTISAN

Lega o Pd poco importa: intanto si bloccano le antenne. «Poi si vedrà». Lo stesso atteggiamento unisce il sindaco pistoiese di Fratelli d’Italia Alessandro Tomasi e la sua omologa dem Sara D’Ambrosio di Altopascio. Entrambi hanno adottato un’ordinanza “contingibile e urgente” per bloccare l’installazione di nuove antenne. Il testo è lo stesso in tutta Italia, con piccole modifiche: i sindaci dalla Sicilia alla Lombardia se la copiano l’uno con l’altro. I due amministratori hanno detto stop per 6 mesi in seguito a una richiesta di installazione di una nuova antenna 4G ma con «predisposizione per il 5G». «Non seguo i complotti ma sono comunque responsabile della salute pubblica sul mio territorio - spiega Sara D’Ambrosio - non ci sono studi che dimostrino l’innocuità della tecnologia. Se da una parte il progresso tecnologico è segno di civiltà, tuttavia le cose vanno fatte bene e voglio poter decidere dove e come piantare nuove antenne. Cosa che può essere fatta solo con un piano antenne che stiamo predisponendo in questi mesi di stop dell’ordinanza».

Tomasi è più pratico: «Se, come dice il Governo, le antenne non sono nocive e vengono considerate un’infrastruttura strategica, si prevedano indennizzi come si fa con le autostrade o altri investimenti. Il territorio che ospita le antenne, a mio parere, deve avere un risarcimento: in fondo, sono le grandi multinazionali ad avere maggiori benefici sull'infrastruttura, dato che ci lucrano non si può pretendere che tutto quello che riguarda antenne e telecomunicazioni ricada sulla testa dei sindaci. Perché nei nostri territori c’è anche chi non è d’accordo e dobbiamo rispondere a tutti i cittadini. Si programmi, si legiferi, si crei un’unità su tutto il territorio nazionale in modo che sia chiara e univoca la direzione del Paese». Nell’attesa, il sindaco di Grosseto, Vivarelli Colonna, contrario al 5G, ha revocato la sua ordinanza anti-antenne. Non perché si sia convertito. Ma solo in via di autotutela. Visto che il governo ha vietato di vietare il 5G vuole evitare contenziosi senza neppure godere dei vantaggi. —


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi