Lavoro nero per il lockdown, pronto l’esposto della Cgil: «Faremo i nomi delle aziende»

Massa Carrara, i sindacati denunceranno i datori di lavoro che hanno fatto lavorare i dipendenti anche se messi in cassa integrazione

MASSA CARRARA. «I lavoratori non se la sentono di comparire, neanche anonimamente, per paura di perdere il posto. Sono ricattabili. Nonostante questo, la Cgil sta preparando un esposto alla magistratura, alla Asl e all'Ispettorato del lavoro, in cui faremo i nomi delle aziende che, potenzialmente, potrebbero aver messo in piedi una vera e propria truffa ai danni dello Stato». A parlare è il segretario provinciale della Cgil di Massa Carrara, Paolo Gozzani: è sua la prima denuncia dei fatti, accaduti durante i mesi di lockdown, quando i lavoratori avrebbero dovuto stare in cassa integrazione e invece venivano richiamati in azienda, nei negozi, in fabbrica, su mezzi di trasporto, per fornire un servizio al nero, o addirittura gratuito.

Le testimonianze di alcuni lavoratori la Cgil le ha raccolte nella sede del sindacato, dove si sono presentati spontaneamente, ma con grande paura. C'è la storia di una commessa che, come altre sue compagne di lavoro, nonostante il negozio fosse chiuso, e loro fossero state messe in cassa integrazione, è stata più volte richiamata all'interno per svolgere attività extra vendita: lavori di sistemazione del magazzino, ad esempio, e inventariato della merce. Ma nessuna di queste ore è stata retribuita.

Tanto paga l'Inps. Il segretario provinciale Paolo Gozzani racconta di aver partecipato personalmente ad una lunga assemblea di lavoratori, all'interno di una importante azienda del territorio (di cui non è possibile indicare neanche la tipologia perché risulterebbe unica nel suo genere a Massa) durante la quale gli operai hanno ammesso di aver prestato servizio, sia in presenza, sia da remoto, versione smart- working, mentre erano in cassa integrazione. «Sono rimasto sconcertato dalla naturalezza con cui mi hanno confidato che lavoravano per l'azienda nonostante la Cig. Come se fosse normale farlo».


C'è anche la storia di un autotrasportatore che durante il periodo in cui era stato messo in cassa integrazione vedeva “girare” il suo camion con a bordo colleghi, in Cig come lui. Il lavoratore ha chiesto aiuto alla Filt Cgil di Massa Carrara, raccontando al segretario Enrico Manfredi ciò che aveva visto: «Una volta l'operaio ha riconosciuto il suo mezzo pesante guidato da un altro compagno e ha capito solo dopo che, a turno, sarebbero stati richiamati tutti a lavoro, nonostante fossero in cassa integrazione. In un mese- dice Manfredi- i lavoratori di questa impresa hanno fornito un servizio per circa 3- 4 ore alla settimana che non gli sono mai state retribuite, neanche al nero, con la scusa che, tanto, uno stipendio lo stavano già prendendo dallo Stato».

«Il gioco è semplice da spiegare - dichiara Gozzani- i lavoratori risultano in cassa integrazione, ma il datore di lavoro li richiama in azienda per lavorare e loro, spesso, non si possono rifiutare. Queste ore- continua il segretario- a volte vengono retribuite, solo in parte e al nero, ma altre vengono lavorate in forma totalmente gratuita. A pagare è l'Inps e a guadagnarci è solo il datore di lavoro, a cui quelle ore non costano praticamente nulla».

L'Inps, in questi mesi, fanno sapere al Tirreno dall'Ufficio stampa nazionale, sta raccogliendo numerose segnalazioni, ma al momento non ci sono ancora denunce formali. «Aspettiamo gli esposti dei sindacati- dichiarano da Roma - senza i quali la magistratura non può muoversi e noi non possiamo dimostrare l'illecito».

Ma se soltanto a Massa Carrara, prima tra le province a denunciare in Toscana il fenomeno, i casi stanno aumentando ogni giorno (sarebbero già una decina) il danno per le casse dello Stato potrebbe figurarsi di dimensioni enormi, secondo il reato di frode.