Rimborsi trasferte: così la nuova legge sulla restituzione si difende dall'inchiesta della Corte di conti

In due punti diversi del testo approvato, il Consiglio regionale legittima i gettonati ricevuti durante il lockdown, per i mesi estivi e quelli distributi a chi abita a meno di 20 chilometri da Firenze

FIRENZE. Niente brindisi, festeggiamenti. Anche se oggi è l’ultima seduta della legislatura e «chissà se ci si rivede tutti», dicono alcuni tremebondi. Guai a lasciarsi andare a frizzi e lazzi. A sbicchierate, allo scialo insomma. Ché là fuori dal palazzo, nella polverosa realtà, sono tutti pronti a ricoprirli di polvere e «giornalate».

Perché questa storia dei rimborsi spese chilometrici pagati ai membri del parlamentino toscano anche durante i mesi di lockdown, per la modica cifra di circa 80 mila euro totali, va chiusa. «Andava chiusa subito il secondo giorno - aggrotta la fronte Vittorio Bugli, assessore al bilancio - Invece hanno fatto casino: era chiaro subito che quei soldi dovessero tornare nelle casse del Consiglio. Ma per una questione di opportunità, non perché fossero stati erogati e tanto meno percepiti in modo illegittimo». Sì, perché qui, Palazzo Panciatichi, via Cavour, sede del Consiglio regionale, sono tutti allineati e coperti. «C’è chi l’ha voluta strumentalizzare, la vicenda», dice Eugenio Giani, presidente dell’assemblea. Quindi austerità, rigore, contegno. Anche nell’approvazione della legge che lava l’onta (beninteso, in senso figurato, non se ne abbiano i consiglieri regionali, in questi giorni un tantino suscettibili, urticati dalla vicenda) zero applausi per l’unanimità con cui arriva il voto. Bastano pochi minuti. La discussione, nel pomeriggio, neppure serve. Si aggiunge solo un piccolo emendamento avanzato da Paolo Marcheschi di Fdi per rendere tutto più fluido, chiaro, indolore. Tutti favorevoli.

Una resa? Ma nemmeno per sogno. Perché non restituiranno i soldi. Ma li devolveranno alle casse pubbliche. In fondo, questo caso da giorni cammina sulla semantica. E guai ad ammettere ciò che sospetta la procura della Corte dei conti, che sul caso ha aperto un fascicolo ipotizzando il danno erariale. Perché quelle somme, si va dai 300 fino ad arrivare anche a 1.600 euro per chi abita più lontano, non sono state «erroneamente ricevute», come ha postato Enrico Rossi due giorni fa.

Così finisce che la nuova legge che serviva a emendare una mancanza della vecchia quasi si trasforma in un’auto assoluzione. Il bonus è regolato dalla legge 3 del 9 gennaio 2009, emendata nel 2012 per recepire il decreto Monti. All’articolo 6 bis istituisce il rimborso per l’esercizio del mandato, un indennità «mensile onnicomprensiva», composta di una quota fissa e una variabile, quest’ultima «parametrata ad una presenza media di 18 giornate per ogni mese» e calcolata applicando un moltiplicatore alla distanza fra il comune di residenza e quello della sede del Consiglio, «con una distanza massima di 220 chilometri» e «un minimo di 20 chilometri».

Ecco, per i magistrati contabili, non essendosi mai recati a Firenze per partecipare ai lavori dell’aula, per i consiglieri nei due mesi di lockdown sono «decaduti anche i presupposti di legittimità per percepire la quota variabile». E invece col cavolo. «No no no, non è così», dicono praticamente tutti uscendo dall’aula ogni volta per rispettare le distanze e le norme anti-Covid, anche se poi qui per i corridoi di Palazzo Panciatichi in molti girano senza mascherina, manco fossero negazionisti del virus.

Intanto, l’articolo 1 della nuova legge specifica che si tratterà di una «devoluzione» al Consiglio, e che gli uffici poi trasformeranno in un contributo solidale per sostenere «situazioni di crisi derivanti dall’emergenza epidemiologica» e che gli «importi erogati a marzo e aprile», «sono trattenuti nell’ambito delle somme dovute e da erogare relativamente ai mesi di agosto e settembre». E qui ci sarebbe già un inghippo. Perché la procura sta vagliando la possibilità che i rimborsi siano illegittimi anche per agosto. Così, la toppa è preventiva, piazzata nelle considerazioni preliminari. Al punto 5 si dice che l’articolo 6 bis, quello del rimborso chilometrico, «configura un diritto soggettivo all’intera corresponsione mensile per ogni mese dell’anno». Eliminato l’inghippo del gettone pagato durante le ferie. Ma è il punto 4 a spegnere l’altro fronte aperto dalla procura della Corte. E cioè la legittimità del riconoscimento del gettone a chi vive a meno di 20 chilometri dal Consiglio. Esatto, anche i fiorentini prendono il bonus trasferta (non Giani e Rossi). Il testo fa scudo: «il criterio» con cui viene assegnato il rimborso chilometrico «va applicato a tutti i consiglieri regionali», perché il rimborso stesso «prescinde dall’effettiva presenza in sede e dalle spese di viaggio». Anche se vivi a un passo dal palazzo, insomma, hai diritto al rimborso spese chilometrico.

«Sono contento dell’unità mostrata dai consiglieri, perché deve essere chiaro», è serio Giani, «questa legge passa nel pieno rispetto della legge, nell’assoluta trasparenza, e si tratta di una scelta che avviene solo per sgombrare qualunque equivoco prodotto da chi questa vicenda l’ha strumentalizzata».

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