Elezioni in Toscana: il Salvini "diverso" che spera nel cognome e nei gilet arancioni

Roberto Salvini

La sua lista è forse la vera spina nel fianco di Susanna Ceccardi: "Con me ci sono pure i No Vax"

FIRENZE. Del resto, lui punta tutto su un banale e gigantografico equivoco: che gli elettori scambino i suoi manifesti elettorali per quelli dell’altro Salvini. Non lui, Roberto, ex leghista uscito (anzi, sbattuto fuori) dal gruppo per quell’idea di «rilanciare il turismo di Montecatini con le donne in vetrina», un po’ troppo audace pure per i sovranos. No, lui spera che, oltre a cacciatori e pescatori, qualcuno pensi di votare proprio Matteo Salvini. "Patto per la Toscana. Salvini presidente" e il suo nome di battesimo scritto piccolo piccolo, che quasi non si vede.

Ecco, questa lista che pare quasi una burla è oggi forse la vera spina nel fianco di Susanna Ceccardi, la pupilla del Capitano schierata come candidata governatrice dal centrodestra. Sì perché il 65enne di Ponsacco ha concepito il simbolo così come cinque anni fa riuscì a catalizzare le preferenze che gli permisero di agganciare un seggio in consiglio regionale e, manco a dirlo, soffiare il posto proprio alla Susy, che poi si rifece conquistando Cascina.

«Il colore verde per ricordare la Lega? Ma no, è verde campagna» scherza Salvini. Che poi gongolando annuncia: «Hanno già aderito 13 liste, pure la Democrazia cristiana toscana. E certo, anche un po’ di gilet arancioni, che seguono Pappalardo. E ci son varie correnti anche fra i negazionisti». E pure i NoVax? «Certo, anche i Novax». Ma lei lo è? «No, io no. Ma noi diamo un’opportunità a tutti. Noi non siamo ideologici, le porte sono aperte se porti voti. Là fuori ci sono 350 mila toscani che non si riconoscono nei partiti. E io punto a quelli».

Ma Salvini, a lei il centrodestra ha mai chiesto di far parte della coalizione? «Almeno 50 volte. Ma io ho sempre detto no, perché non è più il tempo di stare dentro i partiti, i partiti non hanno dato risposte alle partite Iva, ai commercianti che scendono in piazza. E la colpa mica è mia, ma degli amministratori». Insomma, vota Salvini, dice lui, Roberto. Ché lui è uguale, ma anche diverso.

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