Il Nazareno avverte i dem toscani: «Silurare Melio? Dovrete spiegarlo»

Da Roma un invito a Nardella a stoppare il forcing per candidare i suoi assessori

C ’è Andrea Marcucci, senatore del Ciocco, alle prese con un rigurgito rottamatorio: non ne vuol proprio sapere di accettare la candidatura alle regionali di Marco Remaschi e concedergli la deroga al secondo mandato. C’è Luca Lotti che tifa per la candidatura di Massimo Mattei a Firenze e quella di Antonio Mazzeo a Pisa. contro la zingarettiana Alessandra Nardini. Ché se l’ex ministro ha diritto ad esercitare un “lotto” di potere, vuole sia espresso su di loro.

C’è Dario Nardella invece che con Lotti battaglia, e smania, freme: vorrebbe veder correre i “suoi” nel feudo fiorentino, e pazienza se a rimetterci dovrà essere Iacopo Melio, scrittore e attivista per i diritti dei disabili con cui il Pd toscano immagina di aprire e ricucire con un mondo e un elettorato smarrito da tempo. Nulla contro di lui, ma far accomodare in una posizione sicura la sua vicesindaca Cristina Giachi significherebbe guadagnarsi uno status da big anche a Roma. Insomma, ora che sembrava aver raggiunto un nirvana correntizio nel segno di Giani, il Pd toscano si fa di nuovo Giano, bifronte, si (ri)spacca in due e si prepara ad una nuova resa dei conti. L’ennesima «guerra per bande».

Tanto che l’avvertimento ai dem toscani giunge direttamente dal Nazareno. «Il Pd - fanno sapere dall’entourage di Nicola Zinmgaretti - lascia autonomia agli organi regionali. Certo quella di Melio è una candidatura di assoluto valore. Se i dem toscani pensano che ci siano profili migliori se ne assumeranno la responsabilità». Invito implicito alla segretaria Simona Bonafè a stoppare le faide sulle liste, su cui la direzione regionale dovrà decidere venerdì. Una su tutte, quella che (in sordina) sta andando in scena a Firenze. «La candidatura di Iacopo - dice un’altra fonte del Nazareno - dà il segno di inclusione che devono avere le liste del Pd alle regionali. Apprendiamo stupiti che sia messa in discussione. Sarà la direzione regionale a decidere, ma una scelta diversa poi andrebbe spiegata bene ai cittadini». Tradotto: Bonafè dovrà raccontare perché i dem hanno rinunciato a un testimonial di quella levatura, un Cavaliere della Repubblica, con un pacchetto da 650mila follower. Insomma, relegarlo in terza o quarta posizione per sopire scontri di corrente o sottocorrente sarebbe perfino offensivo. Ma non è l’unico nodo da sciogliere. Mentre ad Arezzo, la direzione provinciale ha dato il via libera alle liste, sancendo di fatto un ok Vincenzo Ceccarelli, anche ad un eventuale terzo mandato, lunedì a Lucca è naufragata in un nulla di fatto la direzione provinciale. I marcucciani, che sponsorizzano Mario Puppa e Valentina Mercanti, hanno abbandonato la riunione facendo venir meno il numero legale. Un modo per ribadire il no alla deroga a Remaschi, assessore uscente. Il timore adesso è che sullo sfondo del braccio di ferro si giochi la partita finale di uno scontro finora rimasto (quasi) in sordina.

Una “guerra” è fra post-renziani e zingarettiani. E fra i primi, finiti gli happy days di Matteo, molti temono di non venir più schierati capilista, o peggio, di aver perso il potere di indicarli. Ora il senatore del Ciocco potrebbe raccogliere intorno a sé i voti contrari alla deroga di molti scontenti. In fondo, la direzione regionale è ancora a maggioranza “renziana”. Potrebbero appoggiarlo Nardella, Lotti, poi Antonello Giacomelli, che a Prato sponsorizza Nicola Ciolini insidiato da Ilaria Bugetti. Ma davvero il Pd può permettersi di fare a meno delle 10mila preferenze trainate da Remaschi in Lucchesia e di Melio? Difficile. Tanto che se la bagarre facesse troppo rumore, a decretare la deroga potrebbe essere direttamente il Nazareno. Per Marcucci, capogruppo al Senato, suonerebbe perfino un campanello d’allarme. Qualcosa si incrinerebbe nei rapporti con Zinga.

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