Regionali in Toscana, il rilancio della costa: i programmi di Centrosinistra, Centrodestra, 5 Stelle e Sinistra

Galletti dà l’ok a Tirrenica, Darsena Europa e Alta velocità: «Sono state ripensate». Giani: «Grandi opere volano dello sviluppo». Fattori: «Il rilancio passa dal turismo ambientale lento e diffuso». Ceccardi: «La Toscana ha due lentezze»

La costa toscana deve progredire alla stessa velocità della parte centrale della regione. Non è “uno” dei temi della campagna elettorale: deve essere “il” tema, sovrintende a tutti gli altri. Nell’era post Covid allargare ulteriormente il gap tra le due Toscane sarebbe forse la fine dell’idea stessa di regione. Eugenio Giani, candidato del centrosinistra, e Irene Galletti, candidata M5S e Tommaso Fattori, candidato della Sinistra, e Susanna Ceccardi candidata del centrodestra hanno scritto le loro proposte. 

SUSANNA CECCARDI (CENTRODESTRA): "LA TOSCANA HA 2 LENTEZZE"

Caro direttore, il dibattito nato sulle pagine de il Tirreno sul futuro della nostra regione apre una profonda riflessione. Non si ricordano negli ultimi decenni opere infrastrutturali degne di nota che abbiano cambiato il volto della Toscana, che sulle ultime stime economiche pre e post coronavirus sta andando sempre più alla deriva, allontanandosi da quel nord produttivo che è motore di tutta l’Italia. La sinistra ed il partito democratico alla guida di questa regione sono stati eccellenti nella pars destruens, amministrando i territori come satrapie senza però pensare alla pars construens, cosa che adesso è invece improcrastinabile. La deriva accentratrice della sinistra ha permeato e continua a gravare sulla Toscana in ogni ambito: dalla sanità alla gara sul trasporto pubblico locale, dalle infrastrutture ai servizi. E pure, in una terra come la nostra che ha dato vita ad una delle civiltà più fiorenti ed autonomiste della Storia, quella della civiltà comunale, sembra quasi impensabile essere arrivati a tanto.

Nella diversità delle loro tradizioni e delle loro culture, i nostri territori sono un qualcosa di unico ed irripetibile: a mio avviso, proprio per questo, non dovremmo pensare ad una Toscana diffusa, ma ad una Toscana dei territori, che recuperi ogni singola essenza delle nostre città, delle nostre province, dei nostri borghi e la metta finalmente, una volta per tutte, a sistema. La Toscana diffusa che hanno in mente il pd e la sinistra, rivela profondamente quella logica da burocrati con cui la regione è stata amministrata in questi decenni. Un sistema di gestione del potere che dal centro si irradia alle periferie e che ha creato solo danni. Noi dobbiamo ribaltare questo concetto: perché dalle periferie, dai territori, vengono le richieste della gente, delle imprese, dei lavoratori, richieste che devono essere riportare al centro dell’azione politica degli amministratori regionali.

Per questo fin dall’inizio della mia campagna elettorale ho detto, e lo ribadisco oggi con forza e determinazione, che bisogna ascoltare ed essere al servizio di chi sta in trincea accanto alla gente, ovvero dai nostri sindaci, dai nostri amministratori locali, che sono il punto di riferimento per tutte le comunità della nostra Toscana. Per fare tutto questo serve una visione d’insieme, serve coraggio, serve una strategia e soprattutto serve la voglia di immaginare una Toscana dove ogni territorio sia trattato sullo stesso piano degli altri: non esistono zone di serie A o zone di serie B. Dobbiamo essere attrattivi per i turisti e per le aziende ma anche e soprattutto dobbiamo migliorare la qualità della vita dei nostri abitanti, che nella nostra bellissima regione hanno deciso di vivere e mettere su famiglia. Troppi servizi sono stati depotenziati, troppi cittadini hanno visto allontanarsi presidi pubblici essenziali dalle proprie comunità. La prima cosa a cui penso è proprio il gap infrastrutturale che vede la Toscana ferma al palo da anni. Come possiamo pensare di essere attrattivi per le imprese se non abbiamo dei collegamenti degni di questo nome? Come possiamo pensare di accrescere i flussi turistici se collegare alcune mete culturali tra il mare e l’entroterra diventa un ostacolo insormontabile?

Nella drammatica crisi che stiamo vivendo, dobbiamo cogliere l’opportunità di mettere finalmente il piede su l'acceleratore ed iniziare a dare vita a delle opere che diano un volto alla Toscana del futuro. Il completamento della tratta tirrenica, l’Autopalio e la Grosseto-Fano sono opere imprescindibili. Così come il potenziamento delle reti ferroviarie ed un sistema aeroportuale integrato tra Pisa e Firenze che tuteli la salute e la vivibilità dei residenti. La Toscana di oggi non è una Toscana a due velocità: è una Toscana a due lentezze e dobbiamo evitare che questa lentezza si diffonda ulteriormente in tutta la regione. Per evitare tutto questo dobbiamo recuperare quello spirito antico e fare forza sulla nostra Storia gloriosa: quella appunto della Toscana dei territori.

TOMMASO FATTORI (TOSCANA A SINISTRA): NO ALLE OPERE FARAONICHE

Tommaso Fattori

Le stime indicano una caduta del PIL a doppia cifra e la perdita di oltre 100.000 posti di lavoro in Toscana. La perdita è distribuita su tutto il territorio in maniera quasi uniforme, e colpirà sia la filiera turistica che quella industriale. Purtroppo c'è una sola velocità, negativa, che sta travolgendo tutto. Ma le soluzioni prospettate non sono adeguate. La politica deve ora decidere come e per cosa spendere queste risorse e per questo mi permetto di prospettare altre soluzioni rispetto, ad esempio, all’alta velocità sulla costa.

Servono immediatamente opere che mettano in sicurezza il territorio dal dissesto idrogeologico e che siano ad alta intensità di lavoro, altrimenti le alluvioni come quella del 2017 si moltiplicheranno. Serve raddoppiare tutti i binari unici e fare manutenzione delle strade e dei ponti usati ogni giorno dai cittadini, che altrimenti crollano come è accaduto ad Albiano. Serve l’infrastrutturazione digitale dell’intera regione, in temi molto rapidi. Insomma, l’opposto delle mega opere inutili come il nuovo aeroporto di Firenze. In una situazione di grande crisi, un’ ulteriore grande opera come l’alta velocità sarebbe letale anche per i tempi infiniti e perché produce scarsissima occupazione senza risolvere nessuno dei vitali problemi di connessione regionale.

Abbiamo invece bisogno subito di assunzioni pubbliche in settori chiave prevedendo la ristrutturazione di ospedali e presidi sanitari e la messa in sicurezza degli edifici scolastici, riducendo anche il numero di alunni per classe. Attenzione, in generale, all’ossessione delle grandi opere, molto novecentesca. Il futuro è nella rilocalizzazione delle produzioni e nel trasporto merci via mare e via ferro, non certo via autostrada. Pd e destra si sono attardati per anni dietro al folle progetto di autostrada Tirrenica senza voler percorrere la soluzione del potenziamento e della messa in sicurezza dell’Aurelia, pubblica e gratuita, facendoci perdere tempo e denaro. Insomma servono autostrade digitali e autostrade del mare, non autostrade d’asfalto.

Allo stesso modo si sono persi anni e soldi inseguendo il gigantismo della mega Darsena Europa, senza capire che serviva un progetto leggero, realizzabile a breve e con risorse non fantasmagoriche, per motivi di oggettiva sostenibilità economico-finanziaria, ambientale e di tempi. Infatti, più passano gli anni e più il porto di Livorno perde posizioni nel sistema nazionale, il che produce un danno non recuperabile. In estate il Consiglio regionale ha approvato una proposta di Toscana a Sinistra che prevede la definizione di un piano speciale per la costa, le isole, le zone interne e montane: procedere subito con le bonifiche, stipulando anche per il SIN di Livorno e Collesalvetti un accordo di programma, riqualificazione e riconversione delle aree industriali costiere, riconoscimento anche di Massa Carrara come area di crisi complessa e rafforzamento del tessuto sanitario territoriale, a partire dalle isole.

Si tratta anche di investire su un nuovo turismo ambientale, lento e diffuso, che a bbia tanti centri di gravità: piccoli musei, scavi archeologici, pievi, borghi isolati, destinazioni minori ricche di storia, per non dire delle nostre riserve e parchi, dei boschi, dei cammini marini e montani, dei sentieri e degli itinerari cicloturistici. L’emergenza che stiamo vivendo, e le risorse da spendere, sono l’occasione per progettare una Toscana felice e più giusta, non il ritorno alla normalità pre-covid 19.

IRENE GALLETTI (M5S): "LA COSTA COME FABBRICA DELL'INNOVAZIONE"

Irene Galletti

Gentile direttore, colgo lo spunto lanciato da Cristiano Meoni circa l’opportunità senza precedenti che si presenta per lo sviluppo della costa toscana, in seguito all’approvazione del Dl Semplificazioni. Quelli che per anni sono rimasti progetti faraonici potenzialmente devastanti per il territorio, Tirrenica e Darsena Europa, sono stati ripensati in un’ottica di maggior sostenibilità e ora hanno le carte in regola per diventare funzionali a colmare il gap infrastrutturale, insieme alla Due Mari, della nostra regione. Questo però non basta. Il grande assente nel piano di sviluppo futuro è l’alta velocità ferroviaria, sia tra Livorno e Roma - le nuove corse dei Frecciarossa 1000 sono poco più di uno spot – sia tra Firenze e Pisa ed è su questo che bisogna accelerare.

Prima di tutto, però, è necessario creare la domanda. L’esempio della stazione Av di Reggo Emilia è calzante: quando si è deciso di realizzare la fermata MedioPadana, sul territorio era già presente un’industria automobilistica ad alto valore tecnologico. La Motor Valley, in sostanza, esisteva già. L’alta velocità è servita ad incrementarne il potenziale e moltiplicare gli investimenti.

Allo stesso modo, la politica toscana, che su questo finora ha fallito, ha il dovere di dare all’economia costiera un’identità che manca da decenni e che deve correre parallela al consolidamento di un turismo esperienziale di qualità. Oggi più che mai la costa deve diventare sede di una grande “fabbrica dell’innovazione” che punti sull’economia del mare, la green economy e l’agricoltura di precisione. Prodotti per il mercato interno e servizi ad altro contenuto tecnologico da vendere sia in Italia che all’estero.

L’obiettivo è ambizioso ma non partiamo da zero. Tra Navacchio e Livorno possiamo contare su poli tecnologici d’eccellenza, numerosi centri di ricerca e su università come la Normale e il Sant’Anna di Pisa, che proprio oggi sono state selezionate dalla Commissione Ue per far parte di un Polo europeo per la scienza e l’innovazione. Realtà che devono essere messe in sinergia tra loro, con una cabina di regia regionale, che favorisca il trasferimento tecnologico alle imprese e alle start up. Va creata una supply chain delle idee, il cui cervello avrà sede sulla costa, non a Firenze.

L’altro asset strategico è quello dell’agricoltura e interesserà il quadrilatero tra Siena, Grosseto, la costa degli Etruschi e l’Argentario. Creeremo un fondo per lo sviluppo dell’agricoltura 4.0 in grado di massimizzare la redditività dei terreni e garantire un doppio risultato: rilanciare l’attività tradizionale e assicurare entro il 2035 una produzione 100% bio in Toscana. In questo modo creeremo le condizioni per lo sviluppo di una rete ad alta velocità, di treni e di idee. 

EUGENIO GIANI (CENTROSINISTRA): "UN PIANO PER L'ECONOMIA DEL MARE"

Eugenio Giani

Ringrazio il Tirreno per lo stimolo alla riflessione di oggi. L’editoriale di Cristiano Meoni tiene alto un dibattito importante non solo per la costa toscana, ma per tutta la Regione. E’ talmente vero quello che dice che più di una volta ho immaginato come sarebbe la Toscana senza la costa e senza le isole. Mi sono chiesto se tutto questo sarebbe possibile. La risposta è sempre stata "no". Semplicemente non ci possiamo permettere di perdere questo pezzo di territorio e per farlo la parola chiave è "unità". Unità significa una forte alleanza tra territori, consapevoli che una città da sola può fare ben poco e il primo riferimento non può che essere la Regione.

Negli ultimi anni abbiamo lavorato per creare delle opportunità, adesso abbiamo l’appoggio del Governo, la prossima legislatura sarà quindi quella in cui realizzare ciò per cui ci siamo impegnati.Nel mio programma sono centrali le infrastrutture, come volano per il lavoro e per una Toscana collegata che vinca la contraddizione interna di uno sviluppo economico e occupazionale diverso tra la Toscana costiera e l’area Firenze-Prato-Pistoia.Per lo sviluppo di tutta la Toscana non si può prescindere da interventi come la Darsena Europa di Livorno, il corridoio Tirrenico per rendere l’Aurelia una via di scorrimento verso nord e verso Roma, l’Alta Velocità ferroviaria, un sistema ospedaliero che veda a Livorno e a Pisa interventi nuovi o di ammodernamento. E vorrei aggiungere a questo elenco l’aeroporto di Pisa, lo scalo della Toscana per i voli intercontinentali. Il Governo inoltre, con il piano "Italia Veloce" del Mit ha nominato i commissari per la realizzazione di Darsena Europa, Tirrenica e Pontremolese. Ci siamo.

Concludo dicendo che occorre l’affermarsi di una visione nuova, che chiamo piano per l’Economia del Mare. Da una parte Livorno, porto internazionale e presidio prioritario della rete transeuropea, che con Piombino, oggi a vocazione industriale e traghettistica, costituisce il caposaldo di una logica di sistema integrato. Dall’altra Viareggio e Marina di Carrara che continueranno a crescere nella nautica da diporto. Penso poi alla Toscana del Sud, all’essenzialità delle politiche di sviluppo per il settore agroalimentare, che necessita di una piattaforma logistica connessa alle infrastrutture portuali. Voglio che la Toscana torni ad essere protagonista nel Mediterraneo e la porta di accesso non può che essere la nostra costa.