La Toscana, le elezioni e il futuro: prima di tutto la costa

La velocità è il tema centrale di questo articolo di Cristiano Meoni (nella foto un'opera di Achille Funi)

Il caporedattore centrale Cristiano Meoni apre il sipario sulle prossime elezioni in Toscana mettendo in risalto un aspetto: mai come questa volta la contesa elettorale sembra passare lungo il litorale. Ecco i motivi

C’è una novità significativa nelle politiche governative che, in una situazione normale, ci avrebbe fatto strombazzare alla svolta. Ma decenni di inconcludenza hanno lasciato il segno e fiaccato la fiducia. Epperò, lo diciamo sottovoce, stavolta potrebbe essere il momento buono per le infrastrutture che dovrebbero rilanciare la costa toscana. Il corridoio Tirrenico, la Darsena Europa di Livorno e il raddoppio della ferrovia Pontremolese rientrano tra gli interventi per cui il governo taglia procedure e tempi, affidandoli a commissari (di per sé non risolutivi, come dimostrano i due passati commissariamenti della Tirrenica che a niente sono serviti).

La novità non è solo nel fatto che nell’elenco delle opere da privilegiare la Toscana costiera surclassa Firenze, ma soprattutto nella disponibilità finanziaria senza precedenti. Mai, negli ultimi quarant’anni, c’erano stati tanti soldi pubblici a disposizione, mai era stato così esplicito, bollinato addirittura dalle istituzioni europee, l’invito a indebitarsi per spenderli. Una condizione di abbondanza che è la vera discontinuità con le passate stagioni di ristrettezze e di cui sarebbe grave non approfittare. Anche perché la crisi seguita al lockdown ha accentuato i problemi e le disuguaglianze - tra settori economici e, come vedremo, tra territori.

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I settori che ne hanno meno risentito sono il farmaceutico (in crescita sul 2019) e l’alimentare, mentre tutti gli altri sono pesantemente in rosso, a partire dal commercio non alimentare e dal turismo che innervano l’economia di larghe parti della costa toscana. L’indagine presentata due settimane fa dagli uffici toscani di Bankitalia segnala che un quinto delle aziende sono in condizioni di illiquidità, pre-fallimentare, ma nelle province di Grosseto, Livorno e Massa Carrara si arriva quasi a un terzo. Il venir meno dei turisti stranieri ha colpito pesantemente le città d’arte, Pisa e soprattutto Firenze. Ma il capoluogo regionale non vive di monocultura turistica, essendo anche un pulsante centro manifatturiero e di servizi. All’Elba o in Versilia o sulla costa etrusca invece c’è soprattutto il turismo. Se andrà come tutte le previsioni indicano, questi territori rischiano di impoverirsi ulteriormente e il gap con le aree trainanti della Toscana centrale aumenterà. Quando saranno finiti i sussidi e saranno tornati nelle loro case gli ultimi turisti, che ne sarà di coloro che di norma vivevano con le entrate di pochi mesi?

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Sgombriamo il campo da un equivoco: non ci sono isole immuni dagli effetti del virus. Anche nelle province della Toscana Centrale la crisi è drammatica ma ci sono gli asset giusti e duraturi per superarla. Non saranno pochi mesi di Covid a mettere in fuga le griffe che si sono insediate tra Firenze, il Valdarno e Scandicci (da Gucci a Ferragamo, da Celine a Prada, da Montblanc a Balenciaga per citarne alcune): è un processo che viene avanti da anni, ben consolidato, che fa leva su condizioni di oggettiva competitività (capitale umano, presenza di una filiera). Mentre la ritrovata attenzione al tema della salute non potrà che spingere l’industria farmaceutica che fa perno attorno al primo player nazionale e fra i primi in Europa, Menarini. E non è un caso che i principali due investimenti annunciati dopo la fine del lockdown vengano da questi due ambiti: Gucci aprirà un grande centro di controllo qualità a Prato mentre Menarini realizzerà a Sesto Fiorentino uno stabilimento che darà lavoro a 250 persone.

Se queste sono le premesse, è quasi inevitabile che la Toscana continui a marciare a due velocità. Ma la velocità non può che essere una sola in tutta la regione, per ragioni di equità, di coesione sociale, perché tra due mesi si vota. Anche la velocità ferroviaria.

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Finalmente, dopo un lungo e colpevole ritardo, si è cominciato a ragionare su come ri-considerare la ferrovia Tirrenica una delle tre dorsali del Paese e non l’attuale linea, con treni radi e tempi di percorrenza da accelerato (Livorno-Milano anche 5 ore, Livorno-Roma 3 ore e mezza di media). La ministra alle infrastrutture De Micheli l’ha inserita nel programma dell’Alta Velocità Ferroviaria, senza entrare nel dettaglio. Noi che aspettiamo ancora un treno che ci porti in mezz’ora da Pisa Firenze, come più volte annunciato, non ci facciamo grosse illusioni sulla Genova-Roma veloce. E però l’Alta Velocità è davvero un “game changer”, uno di pochi fattori in grado di cambiare radicalmente l’attrattività di un territorio. Reggio Emilia è diventata una locomotiva economica – si veda tutta la vasta letteratura sulla Motor Valley - dopo che con la stazione Mediopadana ha avuto l’aggancio all’Alta velocità: da Reggio si impiegano 45 minuti per raggiungere Milano e 20 per Bologna, meno che per attraversare una città nelle ore di punta. E favorendo la mobilità si attraggono gli investimenti: basta parlare con qualsiasi manager decisore per averne conferma.

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Alcuni anni fa facemmo al Tirreno un curioso esperimento: ricalcolammo le distanze tra le città toscane e fra queste e le principali città italiane in tempi di percorrenza ferroviari e non in chilometri. Ne venne fuori una cartina stravolta, stirata verso l’alto e il basso e neppure parente di quella fisica, con Firenze che grazie all’Alta Velocità era vicina a tutto e luoghi della costa che erano lontani da tutto. Senza adeguate politiche pubbliche, questa cartina rischia di stiracchiarsi ulteriormente. E cadono a puntino le elezioni regionali di settembre, nient’affatto scontate e in cui si farà fortemente sentire un elettore mai convocato in precedenza: il coronavirus o meglio i suoi pervicaci effetti sulla società.

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Spira un certo vento, da qualche settimana. Il vento di chi vuole tornare a vivere come prima. Il vento di chi subisce anche le scelte più ragionevoli come imposizioni. Il vento di chi si è visto bruciare in pochi mesi le certezze sudate in una vita di lavoro. Il vento di chi è stufo e persino di chi vuole rimuovere quello che è accaduto. Lo vediamo tutti i giorni, in quella casa di vetro che sono i social. La ministra dell’interno Lamorgese segnala rischi per l’ordine pubblico in autunno e non esagera. Per questo c’è bisogno di attenzioni, empatia, equità. In una frase, che i temi della costa siano non nell’agenda dei candidati – ci mancherebbe altro - ma in cima ad essa, che è cosa ben diversa. Le elezioni si vincono o si perdono da Carrara a Grosseto.