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Caso don Euro, la testimonianza choc: «Si faceva pagare 300 euro a messa. Soldi per i regali ai suoi amici escort»

L’ex parroco Luca Morini (conosciuto anche come don Euro) e a destra don Ceci in attesa di testimoniare al processo

In aula le parole di don Ceci, il grande accusatore di Luca Morini: «Inesistente la sua contabilità parrocchiale»

MASSA. A Milano, Padova, Firenze e Milano si presentava come un giudice molto famoso. E con amicizie “potenti” del calibro di Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e delle famiglie più in vista della Toscana. Nelle sue parrocchie, a Fossone e a Caniparola, piccoli paesi di Massa Carrara e della Lunigiana, non teneva neppure la contabilità. Lasciava i registri in bianco, non pagava le bollette e per le messe (o le intenzioni di messa come spiegano dalla diocesi) pretendeva 300 euro anziché i tre euro destinati come rimborso ai sacerdoti.

Questo è il ritratto che in tribunale a Massa Carrara, esce dell’imputato Luca Morini, ex don Luca Morini. Ora per tutti don Euro, un uomo che - secondo le accuse - si era disegnato una doppia vita: amico dei potenti e dei politici, per i ragazzi escort che frequentava a pagamento. Parroco di campagna, con il vizio della cocaina e la bramosia per il denaro, nella realtà, stando alle testimonianze di ieri dei suoi (presunti) accompagnatori.


Luca Morini si trova a processo per estorsione, autoriciclaggio, detenzione, cessione di droga e sostituzione di persona. Non sarà invece processato per truffa perché non è stato denunciato da nessuno dei parrocchiani che sarebbero stati “taglieggiati” a suon di messe che avevano i prezzi degli oggetti extralusso acquistati per gli escort.

La storia di don Euro viene a galla nel 2015, quando un escort napoletano, Francesco Mangiacapra, scopre per caso che l’uomo con cui sta consumando una notte di sesso a pagamento è in realtà un prete. Siccome Morini gli aveva promesso mari e monti e un posto di lavoro in Parlamento (promesse mai mantenute), Mangiacapra lo denuncia alla curia toscana spifferando l’abitudine del prelato a fare la bella vita tra alberghi e ristoranti di lusso che avrebbe pagato con i soldi delle offerte dei fedeli. Il ragazzo svela anche gli incontri sessuali fra il prete con giovani a cui don Euro avrebbe promesso un lavoro, in cambio delle prestazioni sessuali.

Ieri, poi, le gestioni dei conti parrocchiali tenuti da Morini in tribunale sono ripercorse da don Guido Ceci direttore dell’ufficio amministrativo della Diocesi. «Sono andato personalmente a Sant’ Eustachio e Caniparola parrocchie dove era sacerdote il Morini – testimonia – non c’erano registri non c’era alcuna traccia di contabilità. A Caniparola nel 2013 il registro era completamente in bianco».

Si è parlato poi delle “intenzioni di messa”: 10 euro, il prezzo - precisa don Ceci - è una regola stabilita a livello di diocesi perché 7 euro e vanno alla parrocchia, tre sono il rimborso per il parroco. «Morini ne chiedeva 300 di euro - prosegue don Ceci dal banco dei testimoni - Io di questo ne parlai con il vescovo di Massa, anche della contabilità inesistente: il Morini lo avevo ripreso a voce . Ma il vescovo disse che andava bene così. Dicevano che era malato, a me non sembrava».

Don Ceci scoperchia anche tutta una serie di presunti ammanchi che l’allora sacerdote lasciò nelle parrocchie: «Solo a Caniparola 25mila euro di bollette che dovemmo accollarci noi».

Dalle spese pazze alla contabilità “in bianco”, fino alla situazione attuale (economica) di Luca Morini che, come dichiara don Ceci in aula, grava ancora sulla diocesi. «Dove vive attualmente Morini?» Questa la domanda diretta che il presidente del collegio giudicante del tribunale rivolge al direttore dell’ufficio amministrativo della Diocesi apuana. Don Ceci risponde che il sacerdote, in quiescenza ormai da qualche anno, abita in una villetta bifamiliare, a Massa, di proprietà della diocesi. «Paga affitto e bollette?» La risposta di don Ceci è stata laconica, ma inequivocabile: «No».

Un passaggio, questo della casa pagata a Morini che stride con la testimonianza, subito dopo, di un altro dei ragazzi che sarebbe stato un accompagnatore dell’ex parroco. Il sacerdote in quiescenza a spese della curia apuana 5 anni fa, quando era già esploso il suo caso (con la denuncia in Tv alle Iene) aveva preso contatti con un altro escort, Michele Santoro. «Ci incontrammo a Firenze - racconta il testimone - e partimmo per una gita a Milano. Lui si era presentato come Paolo, cardiochirurgo. Prendemmo l’aperitivo sulla terrazza della Rinascente, poi tornammo in albergo. Non me la sono sentita però di passare la notte con lui. Non ce la facevo: ho preso la metropolitana e sono andato via».