Quei braccialetti contro gli stalker che ci sono e non vengono usati

I dati del Viminale da settembre 2019 a giugno 2020: circa 140 reati al giorno, ma solo per due è decisa la misura

ROMA. I dati arrivano dal ministero dell’Interno senza una parola di commento. Non ce n’è bisogno. Le cifre svelano quello che la politica nasconde: da settembre 2019 al 15 giugno 2020 in Italia sono stati attivati 144 braccialetti elettronici anti-stalker, meno di 2 al giorno. Sulla prevenzione della violenza sulle donne l’Italia sta (quasi) a zero.

Il dato è ancora più evidente se, invece, di essere analizzato in assoluto si contestualizza. Nello stesso periodo - 285 giorni fra settembre 2019 e metà giugno 2020 - i braccialetti elettronici complessivi attivati in Italia sono stati 7294. Questo significa che sul totale dei dispositivi attivati in 10 mesi scarsi per controllare indagati e imputati meno del 2% (1,97% è la percentuale esatta) si impiega per tenere i maltrattanti lontani dalle vittime che non solo li hanno denunciati ma che hanno dimostrato ai magistrati che sono soggetti (potenzialmente) pericolosi.


Viste queste cifre, però, i casi sono due: o sono poche le situazioni a rischio in Italia per le vittime di violenza oppure il ricorso a questo strumento di prevenzione è ignorato.

Non si sbaglia a propendere per l’ipotesi uno, almeno stando alla fotografia sul fenomeno della violenza (soprattutto contro le donne) scattata dall’Istat.

I dati sono aggiornati al 2018, quando i braccialetti anti-stalker in Italia non si potevano ancora utilizzare per sorvegliare i violenti colpiti da divieto di avvicinamento alle vittime o ai luoghi da loro frequentati: l’utilizzo con questa funzione di braccialetti elettronici è stato sdoganato (grazie alla campagna de Il Tirreno) solo da agosto 2019, con l’entrata in vigore del Codice Rosso.

Tuttavia i dati 2018 già tracciano le dimensioni dello stalking e dei maltrattamenti in Italia. Secondo l’ufficio centrale di statistica del ministero dell’Interno - fonte alla quale attinge Istat - sono 51.050 nel 2018 i “delitti” denunciati di violenza: la maggior parte, quasi 17.500 sono maltrattamenti in famiglia (contro familiari e conviventi, la maggior parte donne); quasi 15mila sono delitti di stalking; poi ci sono poco meno 14mila denunce per percosse e poco meno di 4.900 denunce per violenze sessuali. Le persone segnalate/denunciate/arrestate per questi delitti in quell’anno sono 47.640 (compresi però gli accusati e arrestati per omicidi volontari).

Ora in questa valanga di numeri emerge che: 1) i reati di violenza sono circa 140 al giorno; 2) limitandoci allo stalking sono 40 al giorno; 3) considerando anche i maltrattamenti sono altri 47; 4) fra maltrattamenti e atti persecutori si sfiora una novantina di reati al giorno. Eppure, i provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare nel 2018 sono stati appena 362, nemmeno uno al giorno. I divieti di avvicinamento non sono stati neppure rilevati.

O, comunque, non sono resi noti. E allora perché con migliaia, anzi decine di migliaia di casi di atti persecutori e maltrattamenti, si autorizzano solo due braccialetti anti-stalker al giorno? Nessuna risposta al riguardo viene fornita. Né dal Viminale né dalle Procure. Nessuno dice se il problema sia che i braccialetti anti-stalker non vengono proprio richiesti dai pm; se non vengono concessi dai magistrati; se non ci sono.

La terza ipotesi dovrebbe essere scartata. Di principio. Quando il Viminale ha aggiudicato la gara sui dispositivi elettronici di sorveglianza a Fastweb (in associazione temporanea di impresa) il bando prevedeva l’attivazione fino a 1000 braccialetti elettronici al mese per un massimo di 12mila dispositivi l’anno (contro i 2mila del tetto precedente).

In 10 mesi, invece, ne sono stati attivati meno di 7300. E appena 144 per tenere gli stalker lontani dalle vittime. Perché?

Non si riesce a capire. Però, di continuo, si verificano episodi come quelli che si sono verificati a metà giugno o fra Versilia e Massa: in una settimana 3 stalker recidivi hanno raggiunto le ex che li avevano denunciati. Due hanno violato il divieto di avvicinamento, uno è evaso dagli arresti domiciliari. Sono stati bloccati a pochi metri dalle vittime. E sempre per la reazione pronta delle ex. Alla fine sono stati arrestati per violazione delle misure cautelari. Che non sono state rispettate perché il braccialetto elettronico non è stato attivato.

La Procura di riferimento non ritiene di dover spiegare se il dispositivo era stato richiesto o solo negato. Del resto, anche il Viminale non fornisce aggiornamenti sulla nuova gara per i braccialetti elettronici. «Non ci sono elementi», scrive. Tanto per quello che vengono usati. 


 

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