Quella brutta cisterna e il potere della gomma

L’unica possibilità che abbiamo è fare come Marco Galli: trasformare una cosa brutta in una buona idea. Prima che il mare stracchi qualcos’altro

Ciottori, pinugliori, affuffigno, intopare, chiappino e centinaia di altri misteriosi vocaboli creativi hanno corrotto il mio modo di parlare, dal 2006. Un’intrusione gentile ma perentoria: mi sono arreso volentieri. Lavorando a Viareggio ho conosciuto parole strane. Corteggiavano la mia voglia di raccontare. Suonavano bene e sapevano di favole. “Straccato”, per esempio. Si dice di un oggetto – un ramo d’albero, una carcassa, un pezzo di barca – rilasciato dopo una mareggiata.

A Viareggio il mare ha straccato una cisterna di 4 metri per 120 centimetri. È spuntata sulla riva della Lecciona, un paradiso sabbioso a sud. Una cisterna brutta. E antipatica come un ospite indesiderato. A questo punto della storia entra in scena un artista; c’è sempre un artista, da qualche parte. Qui si chiama Marco Galli. Lui ha guardato la cisterna e ha visto qualcosa di diverso. Si è messo al lavoro e ha trasformato quella spazzatura in una gigantesca gomma da cancellare. Rossa e blu, come quelle che si usano a scuola e hanno quel profumo: dai, chiunque ne ha annusata una. È diventata un’installazione di arte e fa pensare.

C’è un doppio richiamo: uno alla scuola, scavalcata dagli interessi e dal disinteresse. L’altro all’ambiente, violentato al punto da mescolare la ruggine alle conchiglie e il metallo alle alghe. Due emergenze, due sconfitte. Tutti vorremmo una super gomma, per cancellare tante cose: errori, disparità, fendenti del destino, virus, crisi. La vorremmo ma non c’è. L’unica possibilità che abbiamo è fare come l’artista: trasformare una cosa brutta in una buona idea. Prima che il mare stracchi qualcos’altro.