Coronavirus, solo 21 nuovi casi su 8620 tamponi. Toscana fuori dal tunnel? Parlano gli esperti

Da sinistra il professor Francesco Menichetti, l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco e Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e membro dell’Oms

È il punto più basso del contagio dal 3 marzo. Gianni Rezza, epidemiologo e direttore del dipartimento delle Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità: «Troppo presto». Per Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e membro dell’Oms «bisogna aspettare ancora una decina di giorni». Per l'epidemilologo Lopalco può darsi che il virus si indebolisca circolando nella popolazione

FIRENZE. Il punto più basso della curva dal 3 marzo ad oggi. Appena 7 nuovi casi, e stavolta emersi da un numero di tamponi più o meno in linea con la media delle ultime settimane. Su 3.784 test processati martedì 18 maggio nei laboratori della Toscana, lo 0,18% è risultato positivo. 21 casi su 8620 se prendiamo anche i dati di mercoledì 19. Non ancora una luce, ma forse si intravede uno spiraglio in fondo al tunnel in cui ci ha cacciati il coronavirus.

Sì perché a partire da lunedì e ancora più da oggi avremmo dovuto cominciare ad intravedere gli effetti del dopo lockdown scattato il 4 maggio sull’andamento dell’epidemia. Se e come le prime vere riaperture hanno causato un nuovo aumento dei contagi dovremmo saperlo da adesso in poi. Il primo atto della fase 2, ha chiarito uno studio della fondazione Gimbe qualche giorno fa, sarebbe cominciato ad affiorare nei bollettini proprio da lunedì per consolidarsi entro la fine del mese. Perché guardare la curva ora non significa osservarla in tempo reale, ma con un ritardo di almeno due o tre settimane. Innanzitutto perché insorgano i sintomi dal momento del contagio servono almeno 5 giorni (il range è da 2 a 14).

Covid-19 dopo il 4 maggio: relazione fra tempi di contagio, insorgenza dei sintomi e diagnosi

* Grafica Fondazione Gimbe - Note: tempo medio tra contagio e insorgenza dei sintomi: 5 giorni. Il Ministero della Salute delimita il periodo di incubazione fra due e 12 giorni, lasciando i 14 giorni come limite massimo di precauzione.

«E poi i tempi per la conferma della diagnosi dipendono dalla richiesta del test da parte del medico di famiglia, dall’esecuzione del tampone, dall’analisi di laboratorio e dalla refertazione – dice Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – E secondo i dati forniti dall’Istituto superiore di sanità , il tempo mediano tra insorgenza dei sintomi e conferma diagnostica nelle ultime settimane è stato di 9-10 giorni». «Purtroppo abbiamo dato il messaggio che è tutto finito. Non è così. Bisogna stare attenti, richiamare i cittadini alle loro responsabilità, ed essere corretti nella comunicazione, dicendo che il virus non è ancora stato estirpato», ha ribadito Enrico Rossi. Certo, fino a domenica tenere d’occhio la curva era un esercizio inutile, secondo tutti gli osservatori. Poi lunedì si sono contati 13 casi ma su poco più di duemila tamponi. Ora il trend continua a scendere, ma su quasi 4mila test, più o meno la media tenuta nelle ultime settimane contro i 400 di inizio pandemia.

Ma basta per dire che ne siamo fuori? Che forse il virus perde forza? Gli studiosi (ne abbiamo contattati sei) sono tutti concordi: «Troppo presto», dice Gianni Rezza, epidemiologo e direttore del dipartimento delle Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità. «Bisogna aspettare ancora una decina di giorni», dice addirittura Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute e membro dell’Oms. «Non siamo precipitosi, vanno messi insieme i numeri di cinque o sei giorni per disegnare una tendenza e un accenno di curva, quello di oggi (ieri, ndr) è solo un dato puntiforme e potrebbe essere sporcato da molti fattori, come i ritardi nell’esecuzione e nell’analisi dei test», spiega Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Pisa e gli fa eco Paola Vivani, epidemiologa dell’Asl Nord Ovest. Pure Fabio Voller, dell’Agenzia regionale di sanità, chiede «fino a giovedì per commentare». «Servono casi cumulati per capire se davvero prosegue il rallentamento – spiega Pier Luigi Lopalco, prof e epidemiologo a Pisa – Certo, trattandosi di una coda di epidemia diminuiscono le persone che avrebbero sviluppato sintomi severi e inoltre siamo diventati più bravi a curare precocemente i malati riducendo gli aggravamenti, ma non abbiamo elementi per dire che Covid si sia indebolito, anche se quando un virus comincia a circolare nella popolazione capita che perda virulenza».

Lo sapremo meglio la prossima settimana, confidano dalla task force regionale. Anche perché buona parte dei tamponi analizzati oggi è stata eseguita fra l’8 e il 10 maggio, cioè su persone infettate prima del 4 maggio. Ieri l’Ars ha diffuso i dati di monitoraggio con cui domenica il ministero della Salute ha stilato la classifica del rischio regione per regione di fronte alle riaperture. La Toscana, quinta per numero di casi, ha un’incidenza settimanale di 5,6 casi ogni 100mila abitanti e una situazione “intermedia-bassa” nel ranking nazionale. L’epidemia è «sotto controllo», dicono da Ars. Solo che i numeri si riferivano al periodo 10-16 maggio. Un po’ datati. Anche la fondazione Gimbe calcola le variabili di rischio per ogni regione e per ogni singola provincia ogni settimana. Per il Tirreno lo ha fatto aggiornando i grafici al 19 maggio. Inserisce le province in un piano cartesiano diviso da quattro quadranti, mettendo in rapporto incremento settimanale dei casi e incidenza del contagio ogni 100mila abitanti.

Ecco, se la Toscana è ancora nel quadrante verde, fra quelle meno esposte, non lo sono tutte le sue province. Firenze e Lucca sono in zona rossa, quella più a rischio: la prima negli ultimi 7 giorni ha registrato un aumento dei positivi del 3%, la seconda del 2,5%, passando dal quadrante giallo «in raffreddamento» all’«area calda». Del resto sono le zone in cui si sono concentrati i nuovi positivi: 4 lunedì a Lucca, 5 dei 7 di ieri a Firenze. Per ora, precisano dalla Regione, non ci sono micro-focolai accesi. Ma i grafici di Gimbe danno un’indicazione sulla geografia da tenere d’occhio. Anche in vista di eventuali chiusure localizzate.