I contagi reali del dopo-lockdown si vedranno solo da lunedì: ecco perché Rossi prende tempo sulle riaperture

Uno studio della fondazione Gimbe spiega perché “il contagioso entusiasmo per la fase 2” potrebbe rivelarsi un boomerang. “Rischiamo una seconda ondata a inizio estate”. E alcune province non sono ancora pronte, ecco quali

FIRENZE. Lo accusano di traccheggiare, di eccessiva cautela, di tirarla per le lunghe contribuendo a scavare più a fondo il gorgo economico in cui stanno precipitando ristoranti, bar, parrucchieri, artigiani, estetiste, stabilimenti balneari, albergatori. Enrico Rossi in queste ore è l’imbuto di tutte le aspettative, il risentimento sociale e gli equivoci sulla fase 2. È perfino diventato il bersaglio di un fuoco di fila interno al Pd, con la segretaria Simona Bonafè e sindaci di peso come Dario Nardella e Matteo Biffoni in pressing per sbloccare «tutto e subito da lunedì». «Perché il governatore toscano temporeggia mentre altri presidenti regionali hanno già annunciato il calendario delle riaperture pur avendo curve epidemiche peggiori di quella toscana?», è il sottinteso di chi tira per la giacca Rossi. Ma è davvero così? In Toscana va tutto bene? E basteranno le tabelle di monitoraggio in arrivo fra oggi e domani dal ministero della Salute a fotografare il quadro reale dell’epidemia regione per regione? 

Per la fondazione Gimbe, da settimane impegnata in ricerche, scenari e studi sulla pandemia in Italia, per niente. Anzi, il rischio di affrettare gli sblocchi è quello di riaccendere nuovi focolai e far ripartire la bambola del virus, poiché fino almeno a lunedì non sarà davvero possibile calcolare gli effetti reali delle riaperture varate il 4 maggio. Chi si è infettato in quei giorni emergerà dai tamponi solo a cominciare dal 18. Sbagliare bersaglio nei calcoli potrebbe costarci caro: in fondo l’epidemia è ancora attiva, in Italia i contagiati sono 3-4 milioni su 60 e gli asintomatici sono una fonte di infezione determinante. Proprio in Toscana, grazie ai sierologici, si è capito che sono la quota più ampia: fra il 50 e il 60% dei nuovi casi. Ecco perché Rossi prende tempo e annuncia di voler riaprire subito solo i negozi.

La simulazione Gimbe sulle province della Toscana: nel quadrante verde le province più pronte alla ripartenza, in quello rosso quelle meno pronte

Ma andiamo con ordine. Per stilare una sorta di classifica fra le regioni, indicando le più pronte e le meno pronte ad una piena riapertura, il ministero della Salute dovrà valutare molti fattori: tasso di nuovi contagi; stima aggiornata dell’indice Rt (R0 calcolato nel tempo: cioè il numero di persone infettate da ogni nuovo contagiato, in Toscana è circa 0,5); capacità di tracciare i positivi e i contatti e in quanto tempo; posti liberi in terapia intensiva e nei reparti di area medica. Ecco, a guardare la curva ora, precisano dal Gimbe, sembra procedere per il verso giusto. «Il monitoraggio della fondazione nella settimana 7-13 maggio conferma sia il costante alleggerimento di ospedali e terapie intensive, sia il rallentamento di contagi e decessi». Casi totali +7.647 (+3,6%); decessi +1.422 (+4,8%); ricoverati con sintomi -3.597 (-22,8%); terapie intensive -440 (-33,0%). Peccato che guardare la curva ora non significa osservarla in tempo reale, ma con un ritardo di almeno due o tre settimane.

La simulazione Gimbe sulle regioni: la Toscana è nel quadrante verde, fra le regioni più pronte

Questo è il tempo medio che impieghiamo a diagnosticare un infetto. E non lo ha detto la Gimbe, ma l’Istituto superiore di Sanità. «I tempi per la conferma della diagnosi dipendono da: richiesta del test, esecuzione del tampone, analisi di laboratorio e refertazione – dice Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – E secondo i dati forniti dall’Iss, il tempo mediano tra insorgenza dei sintomi e conferma diagnostica è stato di 10 giorni nel periodo 21-30 aprile e di 9 giorni nel periodo 1-6 maggio. Ma perché insorgano i sintomi dal momento del contagio servono almeno altri 5 giorni (il range è da 2 a 14)». Tradotto: «L’impatto dell’allentamento del lockdown avvenuto lo scorso 4 maggio potrà essere valutato solo tra il 18 maggio e la fine del mese, peraltro presupponendo che la comunicazione dalle Regioni alla Protezione Civile avvenga in tempo reale». Non solo, se c’è un nervo scoperto fra i fattori valutati a Roma, per la Toscana sono i tamponi: se ne fanno meno rispetto ad altre regioni e non in tempi rapidissimi. Siamo la decima regione con 50,6 tamponi ogni 1000 abitanti, mentre l’Alto Adige ne fa 101 ogni 1000, il Veneto 94, la Valle d’Aosta 85, il Friuli Venezia Giulia 77. Ecco perché Zaia e Fedriga sono più baldanzosi per la fase 2. «Per i tamponi abbiamo gli stick, siamo abbastanza forniti di amplificatori, ma mancano i reagenti estrattori del virus», ha ribadito proprio oggi Rossi, che sta preparando un’ordinanza per accelerare.

Ma il succo è che i dati sull’andamento dei contagi che informeranno le eventuali riaperture del 18 maggio fotografano ancora la fase di lockdown e anche il valore di Rt viene calcolato sui dati delle due settimane precedenti come precisato dall’Iss. «Se lo scorso 8 maggio l’Iss ha reso noti i valori di Rt riferiti al 20 aprile – spiega Cartabellotta – domani potrà comunicare quelli riferiti al 27 aprile e solo tra due settimane conosceremo gli Rt conseguenti all’allentamento del 4 maggio». Dunque, «se le riaperture annunciate per il 18 maggio si basano esclusivamente sul tasso di occupazione di posti letto in terapia intensiva e in area medica, tutte le Regioni sono pronte perché il dato è molto affidabile e disponibile in tempo reale. Se al contrario entrano in gioco i casi notificati alla Protezione civile e il valore di Rt, bisogna essere consapevoli che le decisioni in questo momento non possono per definizione essere informate dai dati perché l’impatto dell’allentamento del lockdown sarà misurabile solo a partire dalla prossima settimana». Insomma, «il “contagioso” entusiasmo per la fase 2 – conclude Cartabellotta – sta generando un pericoloso effetto domino sulle riaperture rischiando di vanificare i sacrifici degli italiani». Il rischio, manco a dirlo, è «una seconda ondata all’inizio dell’estate».